Giorgio Napolitano, l’euroscettico

Da Pukos

Sappiamo tutti che la crisi che ormai stiamo vivendo da anni nasce come crisi finanziaria e solo successivamente impatta anche nel campo economico.

Per molti è la crisi dei “mutui subprime”, ed è senz’altro vero, ma l’incubo arriva con il fallimento di Lehman Brother’s che, ricordiamolo, era una delle più importanti investment Bank del mondo. Il suo fu il più grande fallimento nella storia delle bancarotte mondiali, qualcosa pari a 613 miliardi di dollari il debito quantificato alla fine.

Ebbene, da allora molta acqua è passata sotto i ponti, le Banche “too big to fail” ossia “troppo grandi per fallire” anziché smembrarsi si sono ulteriormente accorpate, ora hanno dimensioni gigantesche, ma si sa che un conto sono le parole ed i proclami, un altro le azioni concrete.

Sostanzialmente, nel mondo, la crisi finanziaria è durata poco, si è conclusa nel marzo del 2009 quindi sei mesi dopo il fallimento di Lehman, ma gli strascichi lasciati in ambito economico sono stati ben più lunghi “da smaltire”.

Anzi nel nostro Paese la crisi morde tutt’ora, è ben presente e non abbiamo la più pallida idea di che tempi siano necessari per uscirne. E’ andata così solo da noi? Certo che no! Ma questa crisi ha fatto calare il velo su alcune contraddizioni che da anni covavano all’interno della vecchia Europa ed in particolare fra i Paesi aderenti alla moneta unica.

La crisi venuta da lontano, quindi, in Europa, è servita ad evidenziare la regina delle assurdità e cioè che economie assolutamente diverse, completamente agli antipodi, abbiano come unità di conto la stessa moneta, questa è la follia dell’euro!

Ed ecco che, come molti avevano perfettamente preconizzato, è accaduto che i Paesi forti sono diventati sempre più forti e quelli deboli, sempre più deboli.

Chi lo aveva previsto? Margareth Thatcher, ad esempio.

Oddio, mi sembra già di sentire le grida dei beoti che si innalzano contro “l’emblema del capitalismo selvaggio” “l’ultraliberismo che ha creato sconquassi in tutto il mondo” ecc. ecc.

Ok, ok, lasciamo perdere Margareth Thatcher vi faccio un altro nome di chi aveva perfettamente previsto per tempo come l’avvento dell’euro avrebbe portato alla distruzione della nostra economia ed all’egemonia di quella tedesca.

Oh bene, e chi è questo “guru” che sapeva tutto, e con largo anticipo?

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano?!?!?

Ma Marcotti sei improvvisamente impazzito? Giorgio Napolitano il nostro Presidente della Repubblica?

Sì certo, proprio lui, Giorgio Napolitano il nostro Presidente della Repubblica!

Ma se lo sanno tutti che è il più grande fautore dell’euro!!! Non c’è discorso od intervento del nostro Presidente in cui non ci sia un passaggio a favore della moneta unica descritta come fonte di equilibrio e stabilità, nonché portatrice di pace e prosperità.

Certo adesso dice così! Ma nel 1978 …

Nel 1978?!?!? Ma allora Marcotti sei proprio andato fuori di testa, nel 1978 non solo non esisteva l’euro, ma non era neppure nella mente dei suoi padri fondatori.

Certo, l’euro no! Non esisteva, ma in quegli anni stava per prendere forma un “antenato” dell’euro, potremmo dire un progenitore, la cui sperimentazione avrebbe preso corpo di lì a poco: lo SME, Sistema Monetario Europeo.

Il discorso tenuto da Giorgio Napolitano alla Camera dei Deputati il 13 dicembre 1978 è, come tutti gli interventi dei parlamentari, agli atti, e quindi si può consultare.

Ebbene fatelo, e troverete un’analisi di una lucidità e di una precisione tale da rimanere allibiti. Napolitano aveva perfettamente preconizzato cosa sarebbe accaduto entrando in un sistema di cambi “quasi” fissi fra le varie monete d’Europa, un Sistema che, era chiaro, sarebbe stato l’anticamera dell’euro, cioè della moneta unica.

Ed allora carissimi lettori, Finanza In Chiaro chiede pubblicamente:

Sig. Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, può cortesemente spiegare agli italiani chi o cosa le abbia fatto cambiare opinione riguardo all’adesione del nostro Paese all’euro?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro


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