Giornata tipo

Creato il 15 marzo 2016 da Taccodieci @Taccodieci
Per anni ho preso in giro la mia amica. Per anni.
Perché si lamentava sempre di tutto... Aveva una bambina e pareva dovesse gestire da sola un asilo nido in Burkina Faso. Sempre a dire quanto era difficile, quanto era stanca, quanto tutto le pesasse...
Davvero, l'ho presa per il culo per anni.
E adesso "chi la fa l'aspetti". Sono diventata pure io una di quelle donne tristi e grigie che non hanno tempo per leggere un buon libro che non parli di bambini, che non hanno tempo per aggiornare il blog, che non hanno tempo nemmeno per respirare.
Se tutto va bene mi alzo verso le sette e arrivo da una notte in cui Superboy si è svegliato circa due o tre volte. Se mi va male mi alzo verso le cinque perché Superbo ha il nasino intasato e non riesce a dormire e mi piazzo davanti alla tv a guardare una puntata della dottoressa Garavaglia.
Ma mettiamo che sia una mattina in cui tutto va bene.
Dicevo: sveglia alle sette e inizio a pulire casa prima che si svegli Superboy.
Se mi va di lusso mi faccio anche una doccia.
Poi preparo la pappa per lui e la cena per FF e me.
Sì, verso le nove del mattino preparo la cena. Quando ancora avrei voglia di cappuccino e la sola idea di altro mi fa vomitare mi devo inventare una cena.

Cucinare zucchine prima delle otto del mattino: vomito!


Verso le otto e trenta barra nove si sveglia Superboy. E da lì si inizia a correre davvero: bagnetto, aerosol, vestizione sua e mia e siamo pronti per mille avventure!
Che di solito si traducono in spesa, commissioni varie, posta, banca...
Tutto di corsa perché alle 11.30 deve essere in tavola la pappa e, dopo che Superboy si è sconfanato un piatto di pasta e fagioli (di solito si tiene leggerino a pranzo), sempre che non mi rigurgiti addosso,  ci laviamo i denti e lui scappa all'asilo e io scappo al lavoro.
E lì non c'è ovviamente pace.
Io non so come facciano quelle che dicono "ah io quando vado al lavoro mi rilasso!". Io personalmente non mi rilasso manco per il belino, ma insomma... Al lavoro, dicevo, tutta una corsa perché in sei ore devo fare quello che prima facevo in dieci. Il tutto sempre con un occhio sul telefono perché Superboy potrebbe stare male, potrebbe avere bisogno di me, la maestra potrebbe dovermi chiamare, potrebbe scoppiare un'apocalisse zombie e cose così.
Alle sette schizzo fuori dall'ufficio e alle sette e zero uno sono già in tangenziale lanciata verso casa.
Superboy col suo radar mi sente parcheggiare e si prepara già in posizione da poppata. Di solito mi accoglie con un ringhio affamato.
La sera non è che vada tanto meglio.
La tv non la vedo da circa nove mesi, se escludiamo la dottoressa Garavaglia alle cinque del mattino.
Questo perché la sera c'è la cena da mettere in tavola, la tavola da sparecchiare, ci sono pigiami da mettere, dentini da lavare, pappe da preparare e da far mangiare riducendo la cucina a un circo che neanche i bambini di casa Orfei mangiano così, pavimenti sporchi di pappa su cui passare un mocio, aerosol da fare. pannolini da cambiare, bambini da addormentare quando invece tutto quello che vorrei sarebbe tornare a casa, appoggiare la borsa e crollare lunga distesa lungo l'ingresso e dormire per sempre.
Già perché c'ho un debito di sonno che neanche il debito pubblico dello Zambia e ho esaurito le risposte carine a frasi del tipo "ma che occhi rossi che hai". Anzi, diciamo pure che in generale ho esaurito la dose di carineria che mi era stata assegnata alla nascita.
Non c'è una conclusione degna per questo post, che sta a metà strada tra la frigna e la cronaca di una mamma sull'orlo di una crisi di nervi. C'è solo un bambino nel suo lettino che a momenti si sveglierà e reclamerà le mie attenzioni. E c'è una mamma che ha trascorso l'ultima mezz'ora a lamentarsi che al primo vagito correrà di sopra e lo abbraccerà stretto: fan***o occhi rossi, si ricomincia!
La Redazione

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