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Giorno 18

Da Alev

Giorno 18

Io la mia vita senza alcun genere di rischio non riuscirei proprio ad immaginarmela. Cioè, se non mi fossi mai gettata senza sapere se avrei volato o mi sarei schiantata probabilmente ora sarei rinchiusa in un ufficio a deprimermi a causa di un lavoro che non mi compete. O magari sarei in sala operatoria ad eseguire interventi in serie trattenendo uno sbadiglio. O sarei in una qualche redazione a scrivere necrologi sempre uguali. O anno dopo anno seminerei sempre gli stessi cereali, raccoglierei sempre la stessa uva, poterei sempre le stesse piante. O pulirei sempre gli stessi gabinetti…  Insomma… non è dato sapere. Potrei essere arrivata da qualche parte o potrei essere la persona più ignorabile del pianeta. Non è dato saperlo. Quello che so è che mi annoierei infinitamente. So che mi sarei anche gettata con entusiasmo in una qualsiasi di queste avventure (vabbeh… magari un po’ meno entusiasmo a girare armata di scopettone…) salvo poi perdere sprint, vigore e volontà. Insomma… vivrei sbadigliando.

Non è che esistano lavori di fascia B, è che semplicemente la ripetitività non fa per me. Avrei potuto scegliere una strada meno in salita terminato il liceo? Non ci sono dubbi. (Il dubbio resta comunque quello in cui tutti ormai viviamo: da qui a una settimana, ce l’avrò ancora il lavoro?) Insomma, potevo benissimo andare ad infittire le schiere dei disoccupati o di quelli che inneggiano ai weekend o di quelli che lavorando in un supermercato si lamentano delle aperture domenicali e festive. (Credo che tra una generazione non lo faranno più, o comunque non desteranno scandalo… solo che noi siamo cresciuti con i negozi chiusi la domenica, addirittura con il pomeriggio di chiusura settimanale degli alimentari e dei piccoli supermercati di paese… ovvio che chi si è trovato ad imboccare quella strada si è trovato spiazzato: “una volta non era così…”)

Insomma, ho preferito rischiare per seguire quella che sentivo essere la mia strada. Tra un po’ di anni vi dirò se ho fatto bene, per ora mi godo le prime piccole soddisfazioni sperando di crescere come sceneggiatrice in futuro e impegnandomi per riuscirci…

Ma non mi sento un eroe per questo. Non mi sento diversa da nessun altro e non mi sento più temeraria di nessun altro. Non so neanche se possa definire la mia scelta coraggiosa… Insomma, dentro di me il richiamo per la scrittura è sempre stato così forte che era praticamente una scelta obbligata. Scrivere. O morire dentro. E comunque credo che tutti corriamo piccoli rischi, più o meno calcolati, ogni giorno. Non serve giocare in borsa o puntare tutto su un tavolo da poker… A volte rischiamo quando ci immettiamo in autostrada, quando ordiniamo qualcosa online (adesso ditemi che non sono coraggiosi quelli che comprano abiti in rete… come diamine fanno a sapere la taglia??? Ormai è un’anarchia totale!), quando affidiamo il nostro cuore a qualcuno, quando andiamo a farci una passeggiata da soli al tramonto… E’ che sono quelle piccole decisioni che prendiamo quasi inconsapevolmente, tipo riflesso incondizionato.

Poi ci sono i rischi grandi. Quelli che ti fanno scegliere di diventare un vigile del fuoco o un poliziotto, che ti fanno aprire un negozio in piena crisi, che ti spingono a trasferirti in campagna e puntare sul biologico…

E poi ci sono i miei personaggi… che si addentrano in una selva oscura perchè incuriositi da un rumore che proviene da lontano e che non riescono a individuare… Insomma… la classica situazione in cui un personaggio minore viene spettacolarmente ammazzato in un film horror. Presente, no? E’ il momento in cui ti vien voglia di alzarti dal divano e iniziare ad insultare l’idiota di turno perchè chi diamine apre una porta scricchiolante in piena notte, in un posto abbandonato e decrepito, con nessuno attorno e solo perchè ha sentito un rumore terrificantemente sinistro??? Un idiota, appunto… Che probabilmente avrà anche delle motivazioni che vanno oltre l’istinto suicida… ma non lo sapremo mai perchè finisce fatto a pezzetti con zombie che gli sgranocchiano il cervello come spuntino e uomini armati di sega elettrica che lo riducono a bistecche da surgelare… (e qui abbiamo scoperto che gli uomini armati di sega elettrica sono fondamentalmente previdenti…)

Insomma… questi miei piccoli geni sono in una situazione simile: in quel preciso momento in cui ogni forma vivente dotata di un minimo di discernimento alzerebbe i tacchi ma la loro curiosità ha mandato in pappa anche il più minuscolo dei neuroni…

Ne usciranno vivi? Vabbeh, domanda retorica, in fin dei conti io non scrivo horror… Comunque spero di non doverli mandare tutti in terapia per anni una volta che se ne tireranno fuori… E’ che niente… nella vita si rischia, si deve rischiare… ma cercare di mantenere un po’ di equilibrio, il non gettarsi di testa senza un minimo di riflessione, aiuta… Camminare su un filo insomma, senza provarci la prima volta a svariati metri d’altezza, possibilmente…


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