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Gita al faro di Virginia Woolf

Creato il 19 luglio 2017 da Aleheartilly @amazing_readers

Immagine di Gita al faro "Questa era la natura della rivelazione. In mezzo al caos c’era forma."

Un quadro, un enorme acquerello dalle tinte delicate, quasi sfuocate. Questo è "Gita al faro", un libro che alla Woolf costò fatica scrivere: dovette scavare nei suoi ricordi, bella sua infanzi, dovette riportare alla memoria una figura paterna che non ispirava amorevolezza.
Il libro è articolato in 3 parti: la finestra, che narra i desideri della signora Ramsay, il carattere del marito, le aspirazioni della pittrice Lily Briscoe (l’alter-ego dell’autrice) e il desiderio di James di andare al faro. La seconda parte è breve e descrittiva: sono pagine che rivelano il talento dei Virginia Woolf come scrittrice e nell’animare e far rivivere con delicatezza anche una casa abbandonata. La terza parte è l’epilogo: la gita al faro viene finalmente compiuta, si compie il lutto per la morte della madre, si compie la vittoria dell’ego personale.

C’è molto della vita di Virginia Woolf in questo romanzo. Ma c’è anche molto di più: la frammentazione dell’io, l’incapacità dei personaggi, o meglio l’impossibilità, di raccogliere i cocci della realtà ormai irrimediabilmente disgregata (tutti motivi joyciani, cui la Woolf è stata paragonata), l’abominio di unaguerra che risalta proprio in quanto viene taciuta, la semplicità della vita e la stabilità che possono arrestare il fluire del tempo, delle cose e degli affetti.
Un romanzo non semplice, pieno di riflessioni di carattere generale, che però non vengono sviluppate a discapito della trama, anzi la intessono. Soprattutto, una caratteristica del libro è la sensazione di osservare tutto ciò che accede come da una finestra, una visione che pure sembra un sogno, descritta in tutti i particolari da chi con le parole ci sa fare.

"Vita, fermati qui, diceva la signora Ramsay."

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