Magazine Cultura

Giuliana

Creato il 16 luglio 2018 da Cultura Salentina

Giuliana passò leggera sotto lo sguardo di lui da un capo all'altro del banco, facendo scivolare dalle mani sul tappeto verde delle consumazioni i piattini da caffè con un sorriso che sapeva di gioia e che l'animava tutta; ed eccola tornare indietro per posare accanto a ognuno di essi il cucchiaino, e, ultimato questo servizio, sostò qualche attimo di fronte al giovane che stava in piedi dall'altro lato del banco a incontrare quello sguardo che l'attraeva e lasciarsi penetrare; e quando le vampe di rossore tinsero le sue guance allora la ragazza si voltò di scatto verso la macchina da caffè senza abbandonare il sorriso che metteva in risalto i suoi denti bianchissimi.

Con un colpo secco del palmo della mano sulla macchina svitò la parte inferiore del gruppo, colmò il colino di macinato di caffè e riattaccò. La mano destra azionò una leva e dal beccuccio la bevanda calò cremosa e fumante nella tazzina che ella sollevò dal piccolo piedistallo e la porse a lui gentile, rimanendo immobile nell'atteggiamento di poco prima.Anche Massimo - questo era il nome del giovane -non si era mosso dalla sua posizione, tenendo lo sguardo fisso su Giuliana in attesa di rivedere quegli occhi che ora ammirava ancora più luminosi. Per lui la ragazza non aveva nulla da nascondere del suo intimo. Irraggiava candore e naturalezza. Il buon aroma di caffè saliva caldo dalla tazzina non ancora toccata sopra il banco.

Massimo non era un ballerino, ma gli piaceva sostare di quando in quando ai bordi della pista da ballo del grande albergo che lo ospitava, posto di fronte al mare del golfo di Gallipoli, a godersi lo spettacolo delle coppie di ballerini che al suono dell'orchestra di musica leggera, si esibivano con passione e bravura per tutta la sera. Massimo, seduto al suo tavolino, sentiva il profumo del mare e le onde che leggermente s'infrangevano sulla riva. Lontano si vedevano le luci delle lampare che i pescatori usavano per pescare di sera quando il mare era calmo. La sala, perfettamente illuminata, era già gremita di ospiti eleganti e sorridenti che chiacchieravano tra loro, l'ambiente era fresco e l'orchestra suonava in sottofondo canzoni nostalgiche.

Ancora i ballerini non si erano presentati, quand'ecco uscire dallo scenario della pista una ragazza che indossava un bellissimo vestito da ballo di colore rosso. L'orchestra attaccò con una bella canzone per rallegrare l'ambiente. Le luci della salaravvivarono la forte tinta del vestito e diedero spicco alla figura snella della giovane donna dal bel volto sorridente; i capelli neri e fluenti ricadevano vaporosi sulle spalle. Incominciò a presentare lo spettacolo e le coppie dei ballerini che con eleganza prendevano posizione per iniziare le danze. Fu allora che Massimo riconobbe nella presentatrice la ragazza del bar che gli aveva offerto il caffè la mattina. E mentre anche lei si preparava a ballare ci fu un rapido incrociarsi di occhi, aspettando l'invito a partire. Dall'altoparlante allora irruppero le note musicali di un fox-trot e i ballerini partirono con vigore acquistando subito velocità. La ragazza lanciatasi nella danza si sentiva libera e provava una dolce ebbrezza muovendosi sulla grande pista dove sembrava rimpicciolirsi; e danzava agile e creava figure e passaggi con maestria nella luce forte dei lampadari. Una esplosione di vitalità e un fluire di poesia. Cessò la musica e i ballerini e le ballerine si fermarono in atteggiamento plastico. Gli applausi furono tanti e molti furono i fasci di fiori consegnati alle ballerine.Mentre uscivano dalla scena, un nugolo di persone irruppe vivace, gioioso, vociante, sparpagliandosi chi a sinistra, chi a destra, chi verso il centro della pista, pronto per dare inizio alle danze. Una festa di colori in movimento. Alla ragazza fu giocoforza abbandonare il campo non più suo e dirigersi alla panchina di partenza. Era stanca per lo sforzo sostenuto. L'altoparlante iniziò a trasmettere la musica che lei avrebbe voluto danzare.

Sedette riabbracciando con lo sguardo la superficie percorsa.

"Brava!" - disse lui.

"Non tanto!" - rispose lei.

"Mai soddisfatta?" - Lei lo guardò con una certa attenzione.

Massimo non disarmò.

"Dunque lei ama la vita!"

"Certo, ma per quello che offre!"

"Cerca dell'altro?" - Lei tacque.

"Ho capito!" - disse lui per rompere il silenzio.

"Poco fa sulla pista il suo essere mi parve vibrare oltre le cose. Era quella una sintonia con l'infinito?" - La ragazza lo guardò meravigliata a lungo.

"Che strano incontro!" - diceva a se stessa. E portò sotto il mento due ciocche di capelli incorniciando il volto chiaro e un po' abbronzato.

Lui continuò: "Accogliere l'infinito nell'anima non è cosa semplice. Prima bisogna conoscere quello che è dentro di noi."

La ragazza questa volta arrossì senza parlare. L'universo - era sempre lui a parlare - nel suo infinito propagarsi ha spazi luminosi, altri bui e poi l'inconoscibile.

La giovane donna si sentì pervadere da un sentimento di nullità. Non era la prima volta e le capitava quando la mente abbandonava le cose quotidiane per spaziare in pura astrazione, arrivando al limite delle sue conoscenze. Quel sentire non era di smarrimento, ma piuttosto un toccare il fondo di se stessa. Allora sbocciavano dal suo animo delle invocazioni. Ora ebbe una reazione vivace, tutta femminile.

Disse: "L'amore è luce che guida!

Massimo fece una riflessione ad alta voce: "Già, anche quando la realtà delle cose attanaglia la mente, il pensiero e l'anima, possono librarsi nella purezza della danza."

Le note dolcissime della musica, si spandevano in quella pista meravigliosa e le coppie ballavano emozionate sotto la luce splendente dei lampadari.

Lui dimostrò di volersi interessare della ragazza in modo particolare.

"E' di queste parti, signorina?"

"Ancora per una settimana, sì!" Il respiro si era fatto calmo nel petto.

"Mi piace questa terra - proseguì - mi piace il mare, il cielo azzurro di qui, e poi la gente, la gente del Salento, tanto brava, accogliente e laboriosa. Nel mio paese d'inverno fioriscono i limoni!"

E con tocco femminile precisò : Qui lavoro e mi diverto; nel mio paese soprattutto lavoro."

E si alzò per rientrare nel retro della pista.

"Il suo nome?" - chiese Massimo.

"Giuliana!" - rispose lei.

"Creatura del sole!" - E lei "Alleluia!"

Lo pronunciò con brio e fece strada al bar rustico di pochi metri quadrati.

Ora si vedevano sulla riva del mare e lei era lì davanti a Massimo non più nelle vesti di barista e ballerina. Lui capiva di essere corrisposto. Laggiù presso la sponda del mare di Gallipoli era scoccata una scintilla. Si erano cercati con lo sguardo, preso ognuno dal desiderio di conoscere l'altro, e nel contempo si era alimentato un sottile piacere interiore di parlarsi. Le brevi parole del dialogo non si erano rivelate momenti di stanca, ma dolci silenzi, significativi al riaffiorare di nuovi zampilli musicali.

Con voce educata ora le rivolse la parola:

"Vorrei dirle una cosa, signorina, che non le ho detto nello chalet vicino al mare."

Lei assentì con un leggero cenno del capo. Era graziosa in quella camicetta a fiorellini di primavera che si apriva un poco sotto la fossetta del collo ben tornito, mettendo in risalto una medaglietta d'oro col segno zodiacale.

Massimo affermò: "Lei è una brava ragazza."

Scandì le parole con voce virile, calda e ferma. L'effetto riuscì magico e il petto di lei si sollevò più volte. Allora ebbe uno scatto, si girò verso la parete appoggiandosi al lavabicchieri dove si arrestò, immobile. Pensò che doveva rispondere. Si sentiva sotto lo sguardo di lui e ne gioiva. Con vigoria replicò: " Lo credo bene!" e premette il bottone che mise in moto il congegno per la pulizia delle tazzine. Il grande specchio, appeso alla parete, rifletteva in quell'ora i tavolini vuoti del bar e la vetrata attraverso la quale appariva il porticciolo delle barche. Lui, con la bella testa eretta, stava lì vicino al banco. Di Giuliana gli piaceva il brio e la scioltezza dei movimenti che la rendevano agile, e il sorriso di ragazza priva di sottofondi. Intanto lei aveva aperto lo sportello del lavabicchieri e stava estraendo il contenitore pieno di stoviglie. Dentro di sé commentava: "E' un bel giovane!"

La voce di Massimo arrivò all'improvviso con timbro nuovo e fresco.

"Ho una'altra cosa da dirle, signorina!"

Lei si sbloccò all'istante e rimase sospesa nell'azione.

"Sentiamo!", disse a incoraggiamento.

"I suoi occhi sono luminosi!"- disse Massimo.

Giuliana abbandonò il contenitore su un tavolino, si voltò sciolta e poggiando le mani sul rialzo del mobile a parete, con una emozione indicibile, lasciò libero lo sguardo in quello di lui, definitivamente. Trillò il telefono. Non ci fece caso. I loro sguardi si compenetravano senza parlare.Negli occhi della giovane donna c'erano riflessi di color verde bottiglia e una pigmentazione ora grigia ora marrone. Il richiamo ritmico del telefono continuò nel bar vuoto. Era evidente che non la riguardava, perché non si mosse. Allora dal retro del bar si affacciò un signore. Era il titolare. Capì. Sollevò la cornetta e parlò a bassa voce. Quando riattaccò rimase un po' assorto a guardare fuori le antenne delle imbarcazioni che dondolavano nella luce del meriggio al riparo nel porticciolo. Poi si ritirò scomparendo dietro la tenda che si richiuse. Loro due continuavano il muto colloquio. Giuliana sentiva che quello era l'amore a lungo sognato e per la prima volta in cuor suo tremò. S'accorgeva che i suoi pensieri, i sentimenti, i palpiti più nascosti, andavano a lui direttamente. Si annunciava chiara una realtà che l'avrebbe fatta felice.

Con rumorosa allegria entrarono nel bar dell'albergo dei giovani. L'incanto sembrò spezzarsi. Giuliana rivolse lo sguardo a loro che conosceva, chiese a lui permesso e si avviò a uscire dal banco per raccogliere le ordinazioni da servire. Si accostò al tavolo attorno al quale avevano già preso posto. La testa di lei china di tanto in tanto si girava a lui. Vestiva una gonna ampia che ricadeva ricca di pieghe al polpaccio della gamba. Il piede si infilava in un mocassino a tacco basso. Giuliana non era una ragazzina ma ne aveva la grazia, e lui provava il piacere tutto intimo di rilevarla nel suo spirito. Tornò al banco spigliata e sorridente, mettendo mano a varie cose. Ma il suo sguardo correva a lui mai sazio di goderselo. Entrò un nuovo cliente. Era un uomo anziano che ordinò come al solito un bicchiere di vino da centellinare in piedi, e trascorrere così più tempo possibile.

Massimo decise di muoversi, andando a sedere al tavolo della vetrata. Aperse il giornale, che stava sulla sedia, abbandonato, scorse la terza pagina leggendo qualche titolo e qualche riga, e non trovando nulla che lo interessasse, lo richiuse mettendosi a guardare fuori. Da qualche giorno l'aria si era fatta tiepida. Erano fioriti i mandorli: uno spruzzo di candore quaggiù. Massimo posò lo sguardo sulla superficie del mare e seguì l'onda che rinnovandosi correva verso la riva e si frangeva lungo la spiaggia o sugli scogli. A volte si frantumava contro il muretto del porticciolo, trasformandosi in uno spruzzo che ricadeva sulla passeggiata di porfido lavandola come acqua di primavera. Il pensiero si mise a considerare il candore di Giuliana. Il piacere delle cose pulite era innato in lei; e i sentimenti conservavano una freschezza nativa. Era veramente una ragazza meravigliosa.

Nei primi tempi per Giuliana doveva essere stata una tortura servire dietro il banco, dovendo sopportare certe frasi allusive che la confondevano e la offendevano nell'intimo, e le molte volgarità che però non erano riuscite a travolgere l'equilibrio del suo animo. I lazzi non la mordevano più. Infatti erano cessate anche quelle prevaricazioni psicologiche sottilissime tendenti a frantumare il suo netto rifiuto a un genere di amore che non accettava; e aveva lottato per allontanare da se quelle volontà che volevano irrompere nell'intimo a dominio della sua. Aveva temuto in quei momenti, quando l'urto non le dava pace, di uscire controvoglia, o per liberazione, con qualche parola che venisse subito raccolta a consenso e lei si trovasse prigioniera di ciò che non accettava per libera scelta. Dietro il banco c'era andata dopo la maturità in attesa di una sistemazione secondo il titolo di studio. Massimo la sentiva una trasparenza d'amore, ed era perciò tornato per la terza volta, e quegli incontri anche se di poche parole, erano tutti significativi.

Lui fu attratto dal rumore che fa la monetina quando cade nel jux box; e dopo quel click avvertì il leggero rollio del congegno che cerca il disco, ed eccolo ascoltare con attenzione le prime note. Erano di sassofono. Fu allora che egli si accorse che il bar doveva essere vuoto. Quei ragazzi pieni di allegria se ne erano andati e non c'era neanche l'altro signore anziano in piedi al banco intento a vuotare lentamente il suo bicchiere di vino. Massimo si girò, stando seduto, e vide lei,Giuliana, al jux box. La guardava con tenerezza. Si alzò dalla sedia per avvicinarsi. Anche lei si mosse di qualche passo. Furono presto a tu per tu e Massimo serrò tra le palme delle mani la testa di lei. I capelli erano soffici, puliti, lucenti. La sentì sua e l'accolse - un sentimento improvviso questo - come dono per la sua esistenza. Si guardarono sereni per alcuni attimi con il più grande silenzio. A lui quella testa che serrava tra le mani e quel volto apparvero come una creta viva da plasmare a nuovo. I suoi pollici vollero posarsi quasi impalpabili sul mento, sulle guance, sulla fronte a rimodellare ogni parte del volto. Accarezzarono con levità le palpebre degli occhi che si richiusero docili al tocco.E la trasse ancor più a sé e sulle labbra posò un bacio tenerissimo.

Il cuore di Giuliana accelerò i battiti. Parve volesse scoppiare. Ma lo dominò e con sguardo fermo disse, fissandolo: "Sarò tua!" - Negli occhi esultavano iridescenze delicate e una luce mobile. Al sassofono e al pianoforte era subentrata la tromba che cavava note su note dal petto del suonatore. Era un a solo meraviglioso che di per sé dava emozioni, commuoveva, rapiva. La sordina poi comprimeva quelle note che si liberavano con dolcezza di pianto. Il sogno d'amore lungamente cullato usciva puro dalla mente, dal cuore e dall'anima di Giuliana per divenire finalmente realtà. Dal suo ciglio scendevano lacrime che andavano a bagnare la camicetta a fiorellini di primavera.

Il mare del golfo di Gallipoli era già calmo e sulle cime dei pini, lungo la riva, si allungavano strisce di nubi rosa contro un azzurro bello e luminoso.

Tuglie, 8 luglio 2018


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Magazine