Giuseppe Conti, Firenze – La notte di Ceppo – 1

Da Paolorossi

Ed ora veniamo al Ceppo, rifacendoci, al solito, dall' antico. La mattina del 24 di dicembre, si leggeva con gran pompa, nelle chiese collegiate, il Martirologio, " nel quale è annunziata la Natività del Signore. " Il giorno, all'ora di vespro, v'era festa solennissima in tutte le chiese indistintamente. [...]

Per la città il giorno della vigilia, era tutt' un viavai di gente che andava a chieder mance o che portava regali ; ognuno, dal più al meno, mandava doni ai parenti e agli amici, ai monasteri e ai conventi per il famiglio o per la fante, che eran tutti allegri per quello che ricevevano ; ognuno dispensava a' sottoposti una ricompensa, una regalia agi' infimi. Nelle case avevan luogo cene e ritrovi, che si protraevano fin verso la mezzanotte, per far l'ora d'andare a sentir, la messa.

Questa festa non perdè il suo carattere neppure sotto il dominio de' Medici.

Fino dalle prime ore della sera andavan per la città liete brigate di giovani, che al lume di qualche lanterna o di qualche torcia di resina, percorrevano le strade coi liuti, le trombe e le mandòle, cantando allegre canzoni per finir poi in una delle tante osterie, dicendo scherzevolmente di andare a sentir la messa di fra Boccale.

Il Duomo, la Santissima Annunziata, Santa Croce e San Lorenzo eran le chiese più frequentate nella notte di Ceppo. Sfarzosamente illuminate, col suono dell' organo, colla folla enorme di popolo e col gran concorso della nobiltà, la messa di Natale poteva più somigliarsi a una gaia festa baccanale, che a una funzione religiosa.

Pittoresco e curioso era l' aspetto della folla, specialmente nel 1600, per la varietà e la bellezza dei costumi ; per la ricchezza delle stoffe, e per lo splendore delle gemme con cui erano ornate le vesti delle gentildonne, accompagnate da uno stuolo di spensierati ed allegri cavalieri, che col pretesto della messa si procuravano il divertimento di quella gita notturna. Non mai come allora, la religione servì di copertina ad ogni sorta di licenze, venendone l' esempio dalla Corte, bigottissima e corrotta.

In Duomo celebrava monsignore Arcivescovo, in San Lorenzo monsignor Priore mitrato che, aveva il privilegio, come lo ha tuttora, di celebrare pontificalmente. Quando la messa era al Gloria, la quiete della notte veniva ad un tratto interrotta dallo scampanìo sfrenato di tutte le chiese. Le campanuzze dei monasteri e delle compagnie, innumerevoli fino all'epoca di Pietro Leopoldo, col loro suono pettegolo e stridente, urtavano i nervi, aumentando il frastuono generale.

La mattina di Ceppo, il Granduca andava con tutta la Corte al Duomo ad udire le tre messe di rito. Era fuor di misura sfarzoso il seguito delle carrozze a sei cavalli riccamente bardati, e splendida era la scorta delle Corazze o guardia dei cavalleggeri.

Il capitano delle Corazze era generalmente un nobile, ma doveva essere un bravo soldato. Il portamento di quella bella truppa era imponente e maestoso. Gli elmi e le corazze lucenti, le lunghe lance senza banderuola, lo scalpitìo, il nitrire dei forti cavalli ungheresi, la maggior parte morelli, dalla lunga coda, le gualdrappe di vivi colori, tutto contribuiva a render maggiore l'effetto di quella superba cavalleria.

I soldati, dal cui fianco pendevano belle e lunghe spade con impugnature variate, parevano più alti assai sulle grandi selle che usavano a que' tempi. Avevano gli stivali ad imbuto; e le brache quasi sempre di velluto, ornate di galloni d' oro o d' argento e che ognuno portava di un colore a piacere; come le maniche dei giustacuori. Agli stivali avevan sproni immensi, la cui stella tutta a trafori era grande quasi quanto uno scudo ; i morsi dei cavalli erano colossali, ma tutto lucido, ben tenuto, tersissimo.

L'ordine di marcia della compagnia delle corazze - come di tutta la cavalleria di quel tempo - era questo : primo il trombetta, quindi il capitano, poi il tenente, la cornetta e tutti i soldati per tre. Alla prima fila il furiere, a metà il caporale ; e dietro, il cerusico, l'armaiolo, il sellaro e il manescalco.

Nella mattina di Natale, essendo freddo, il colpo d'occhio era meno marziale, poiché i soldati portavano tutti il mantello di lana rosso, che copriva anche la groppa del cavallo. Innumerevoli erano le feste e le festicine che la mattina di Ceppo si facevano in Firenze. Tutta la popolazione era nelle vie, e si vedeva chiaramente che quel giorno era festa solenne.

Per antica consuetudine, fra le altre cerimonie che si facevano per Natale, v'era quella che la compagnia de' Buonomini di San Bonaventura, si recava processionando dalla chiesa di Santa Croce fino alla cappella che tuttora esiste nelle carceri del Bargello. Dopo la messa, che veniva celebrata, i Buonomini liberavano colle loro elemosine una quantità di carcerati " che vi eran ritenuti per le spese. " I prigionieri liberati viscivano in mezzo alla compagnia con la solita ciocca d'olivo in mano.

Un' altra cerimonia solenne avveniva con grande pompa nella basilica di San Lorenzo, e consisteva nella comunione che vi facevano i cavalieri di Santo Stefano vestiti in cappa magna, ed armati come quando sulle galere combattevano contro i turchi.

Ai tempi del Savonarola, come reazione contro le prediche e i rigori di lui, alcuni giovinastri la notte del sabato santo scoperchiarono gli avelli di Santa Maria Novella per mettere in caricatura la resurrezione di Cristo. E la notte di Ceppo, siccome si banchettava fra parenti ed amici, così, dopo cena, quelle brigate di scapestrati si spargevano per la città con le lanterne e le torce, cantando le ballate provenzali e le canzoni d' amore. Quindi andavano nelle chiese affollate di devoti, commettendo disordini d' ogni genere. [...]

( Giuseppe Conti, tratto da "Firenze vecchia - Storia, cronaca anedottica, costumi (1799-1859)" , 1899 )

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