Giustificazionanismo

Creato il 13 dicembre 2010 da Lipesquisquit
Verso gli undici anni avevo sentito alla radio un tipo spiegare che in Losing my religion dei Rem non si parlava direttamente di religione, e che ‘religion’ andava tradotto piuttosto con ‘pazienza’, con tutti gli ovvi parallelismi e le ovvie seghe mentali del caso, che però quando hai undici anni e credi ciecamente nel buon Dio non sono ovvie neanche per il cazzo, no. Quando hai undici anni e sei un piccolo Flanders asociale e fanatico come lo ero io, certe cose ti fulminano, ti mandano in crisi mistica, anzi, in coma mistico, del tipo che ti risvegli un decennio dopo, scopri che ti sono cresciuti i peli, che ti sei perso la teen age e non capisci com’è che hai buttato nel cesso il lavoro sicuro che ti avrebbe dato l’informatica, per andare a rovinarti la vita con la filosofia.Già, per quanto minacciosamente devoto tu possa essere, a undici anni in fondo ti basta poco per veder crollare l’edificio della fede, ti è sufficiente realizzare che sarebbe bastato nascere in un altro paese con un’altra cultura per credere in qualcos’altro, oppure una precisazione filologica a proposito di una canzone, o ancora accorgerti che le tue prime tremolanti coraggiose critiche alla religione hanno un non so che di dignitoso, un qualcosa che ti fa sentire speciale, che sa di legittimo e che fai bene a tenerti stretto, perché in quei momenti tu sei nella copertina di Bury the hatchet dei Cranberries, quella è la tua prima scandalosa erezione spirituale, è l’istante in cui ti accorgi che in fondo ci provi gusto a startene nudo e a cazzo dritto davanti allo sguardo giudicante di Dio, e quando sei a questo punto ormai è fatta, non puoi più tornare indietro, sei già a tavoletta, ti senti illuminato, ti senti anni luce avanti rispetto agli altri, e quando i tuoi genitori a Natale e a Pasqua ti trascineranno ancora in chiesa tu ci andrai solo perchè ogni giorno sogni di poter discutere col prete, speri di potergli dire che Dio è un direttore spione e Gesù un sindacalista bastardo, che si è preso la promozione, è salito ai piani alti e ha lasciato gli operai nella merda, e quindi io mi licenzio, bello, al tuo contratto non ci sto, e se poi dovesse venir fuori che hai ragione tu, bè, fa lo stesso, perché a questo prezzo la tua fottuta pensione eterna io non la voglio, ci siamo capiti? Ecco, è veramente molto bello, è toccante ricordare tutto questo, ricordarlo con la consapevolezza della maturità, soprattutto è interessante realizzare che quella mia eretica ribellione di ragazzino rappresentava in realtà un gesto sincero, di estrema devozione e di coerenza spirituale verso il buon Dio, e non sto scherzando. Nell’atto di lasciar perdere il cristianesimo, io ho rispettato il Signore dieci volte meglio di qualunque santo o Papa.Il fatto è che, aldilà delle occasionali rivelazioni che mi mandavano in crisi mistica, io da ragazzino avevo dei seri problemi con il peccato, ed era ovvio: il peccato offende Dio, e Dio non va offeso, punto. O purezza, o niente, non ci sono compromessi, non c’è nessun perdono o assoluzione, queste chiaramente sono cazzate inventate nei secoli per far felici i plebei, e io invece ero un cristianuccio invasato e aristocratico che non riusciva in nessun modo ad accontentarsi di essere un comune peccatore. L’ultima cosa che volevo era essere perdonato come uno stronzo qualunque, non potevo continuare ad essere credente e peccare al tempo stesso, avrei offeso il Signore, perciò dovevo o superare il peccato una volta per tutte, o cadere nel tentativo.Insomma, meglio versare i contributi all’Inferno che entrare da disonesti in Paradiso: per non offendere il Signore con i miei peccati ero disposto anche a tirarmi fuori dal gioco, a rinunciare alla salvezza, a fare la cosa più spiritualmente cazzuta, così ci ho riflettuto a lungo, e alla fine, dall’alto dei miei undici anni, un bel giorno ho ricevuto l’illuminazione, ho capito tutto, ho realizzato che il Signore, grazie a quella sua assoluta infallibile onniscienza, non avrebbe mai potuto fraintendermi, non c’erano dubbi, lui avrebbe compreso benissimo l’onestà intellettuale delle mie intenzioni, e avrebbe sicuramente approvato la necessità che avevo di rompere con il culto comunemente inteso per dare una fondazione metafisica rigorosa a quel mio tormentato inizio di pubertà.Insomma, la soluzione era che io ero troppo intelligente per adeguarmi alla religione delle masse e Dio sicuramente questo lo capiva e lo approvava, perché l’aveva creata lui la mia intelligenza, perciò a posto, fine dei problemi, senza considerare poi il fatto che mollando la fede in questo modo potevo tranquillamente ammazzarmi di seghe con la coscienza a posto.Ma quest’ultima cosa era del tutto secondaria.