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Gli anni amari

Creato il 01 giugno 2020 da Marvigar4
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Doveva uscire nelle sale il 12 marzo, 37° anniversario della morte, ma l’emergenza Coronavirus ha fatto slittare Gli anni amari, il film diretto da Andrea Adriatico sulla storia del primo, vero omosessuale rivoluzionario italiano, Mario Mieli. Non importa fare una recensione, non è poi così interessante sapere se, a mio avviso, il film è bello o brutto, ciò che credo fondamentale di questa produzione sta tutto nel recupero di una figura storica del Novecento non sufficientemente celebrata nel nostro paese. Gli episodi cardine della vita di Mario Mieli sono riassunti in questo film che, mi auguro, stimoli intanto qualcuno a leggere un testo quale Elementi di critica omosessuale, un’opera pubblicata da Mario Mieli nel 1977 e ancora oggi di indiscutibile rilevanza. Il giovane attore Nicola Di Benedetto ci accompagna con un’interpretazione intensa lungo la breve vita di una persona che ha avuto il coraggio e la determinazione di affrontare senza peli sulla lingua una società ancora troppo legata, da destra a sinistra, agli schemi patriarcali. Nel film possiamo vedere Mario Mieli protagonista di eventi come la manifestazione del 1972 del FUORI a Sanremo contro il congresso di sessuologia, la partecipazione al Festival “Re Nudo” del Parco Lambro a Milano, l’incontro con gli operai dell’Alfa Romeo, ecc.. Anche le vicende familiari sono ricostruite, soprattutto il difficile rapporto con il padre, interpretato con bravura da Antonio Catania, Walter Mieli, noto imprenditore, poco propenso ad accettare l’omosessualità ostentata del figlio, nonché deciso a bloccare la pubblicazione del romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni, dove Mario descrive senza fare sconti i suoi rapporti con i genitori. Il suicidio di Mario Mieli, 12 marzo 1983, è mostrato nel film, senza però esporre accuratamente lo stato di profonda depressione che determinò il gesto estremo. Centrato è poi l’uso della canzone Polisex per i titoli di coda del film: il brano di Ivan Cattaneo, del 1979, oltre ad essere bello è anch’esso anticipatore di tante tematiche oggi analizzate.

Dispiace che a suo tempo certi “papi” gay italiani abbiano considerato Mario Mieli alla stregua di un eccentrico in cerca di visibilità, dimostrando fondamentalmente di non essere ancora pronti ad assimilare la forza rivoluzionaria non solo di Elementi di critica omosessuale, ma anche di altre opere dell’attivista milanese. Mario Mieli non poteva essere irreggimentato, era troppo avanti rispetto al suo tempo, aveva anticipato temi e studi che oggi vengono esaminati, spesso con toni fortemente omofobi da parte di sedicenti intellettuali di destra.

Dispiace che qualcuno tenti di diffamare la figura di Mario Mieli estrapolando frasi dei suoi scritti, nell’intenzione di comprovare la pericolosità sociale del messaggio mieliano. Anche qui, assistiamo alla realizzazione di tante intuizioni, alla dimostrazione che la cosiddetta “educastrazione” è viva e vegeta e non ci sta a deporre le armi.

Avremo sempre, specie in Italia, i conformisti gay, schiavi del ghetto capitalista, piccoli, borghesi provinciali invidiosi del modello “normale”; avremo sempre i reazionari difensori della dittatura eterosessuale e persecutori dell’alternativa rivoluzionaria omosessuale. Mario Mieli (chi se ne frega se è stato irriverente, egocentrico, se era un’anima dannata, un provocatore oltranzista e forse pacchiano!) lo abbiamo avuto una volta sola e non ce ne saranno altri. La speranza è che Gli anni amari possano rilanciare la sua figura e il suo messaggio, drammaticamente attuali.


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