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Gli anni Novanta sono una condizione mentale

Creato il 28 maggio 2012 da Andreapomella

Gli anni Novanta sono una condizione mentaleGli anni Novanta sono stati nichilismo, rifiuto, autodistruzione, oscurità, ipnosi. Almeno io così me li ricordo. Se dovessi dire che sono stati anni bellissimi è solo perché hanno coinciso con i miei vent’anni e, come cantava Ivano Fossati, “non ho mai tradito la mia giovinezza nemmeno una volta in vita mia”. Qualche sera fa riguardavo in tv L’odio di Mathieu Kassovitz, e pensavo a quanto fosse indovinata la scelta del bianco e nero (gli anni Novanta erano in bianco e nero, non c’è dubbio), poi pensavo anche che gli anni Novanta non sono una categoria temporale, che non si possono cioè rinchiudere entro due termini cronologici, 1990-1999, ma che forse rappresentano qualcosa che va oltre, qualcosa che riguarda una specie di stato d’animo collettivo. Ogni volta che passo davanti alla borgata in cui sono cresciuto, che rivedo quei grumi di palazzi abbarbicati su un colle all’estrema periferia di Roma, ogni volta che sento dentro di me una pulsione ribelle che si sfoga nel pensiero di una resa autodistruttiva (noi che siamo stati ventenni negli anni Novanta non possiamo contemplare una forma di ribellione che non passi attraverso l’offesa del proprio corpo), ogni volta che succede questo penso la stessa cosa, penso che gli anni Novanta non sono un decennio, ma sono una condizione mentale dell’uomo e della società.


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