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Gli incendiari di K.O. Kwon

Creato il 25 marzo 2020 da Anncleire @anncleire
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La privazione è brama; la solitudine, desiderio. Io inseguivo di lei ciò che non dava. Ho sempre voluto capire meglio che sensazione si provasse a essere Phoebe.

“Gli incendiari” di K.O. Kwon edito in Italia da Einaudi è uno di quei volumi di cui mi sono innamorata per la copertina. Quel blu notte così intenso, quel fuoco che divampa al centro, la sensazione di essere in costante pericolo. Soprattutto mi ha colpito perché la Kwon è una sudcoreana trapiantata in America e pensavo che se ne sentisse l’atmosfera, anche se la storia di per sé è un intricato castello di carte pronto a essere distrutto.

Cosí si dice: da giovane attivista John Leal aveva aiutato i dissidenti coreani a raggiungere clandestinamente Seul dalla Corea del Nord, fino al giorno in cui era stato rapito, gettato in un gulag e torturato. Scampato alla morte, ma non al ricordo degli orrori, era ritornato in America, aveva avuto una rivelazione e si era messo al servizio dell'umanità fondando il gruppo Jejah. Questa storia, o una versione sempre un po’ diversa di essa, racconta John Leal ai «discepoli» riuniti al suo cospetto. Ma Will non ci casca. La retorica della fede, i «giochi di magia», l'«abracadabra», come li definisce, gli sono ben noti, e per questo ne diffida. Lui stesso li ha praticati nella sua vita precedente, quando viveva in California e aveva abbracciato la religione e il proselitismo per tentare di salvare una madre sofferente. Un giorno poi si era inginocchiato in preghiera come d'abitudine, ma non aveva sentito niente. La voce di Dio era sparita. Aveva abbandonato la Scuola biblica, cambiato costa e vita e si era iscritto al prestigioso Edwards College. È all'Edwards che Will incontra Phoebe. La sua disinvoltura, la popolarità a scuola e con i ragazzi di quella bruna sottile dai tratti coreani accendono immediatamente il suo desiderio, cosí poco allenato, ma nascondono anche ferite profonde e mai rimarginate: il fantasma di un pianoforte a cui Phoebe ha rinunciato quando ha capito di non poter essere la piú brava, e il fantasma di una madre amorevole e protettiva, morta forse anche per sua colpa. Will e Phoebe si amano come fanno i naufraghi con la terra avvistata, bramosi e incerti, ma le acque che li circondano sono molto insidiose. John Leal subodora il vuoto quando lo incontra, e promette di saperlo riempire. Come in ogni forma d'amore, la battaglia che viene ingaggiata ha per posta l'anima. Quando in tv vede scorrere le immagini di un attentato ai danni della clinica Phipps, dove si praticano aborti, Will deve chiedersi chi infine si sia aggiudicato quella di Phoebe, e la propria.

Ho un rapporto piuttosto conflittuale con la spiritualità o per meglio dire con la religione ma soprattutto con i fanatismi. Vengo da una famiglia dalla matrice cattolica, ma appena ho avuto la possibilità me ne sono completamente allontanata propendendo per un agnosticismo abbastanza intransigente. Qualche entità di qualche genere può anche esistere, ma noi non ne abbiamo le prove. La Kwon naviga a vista in un mondo che sembra tanto distante quanto vicino alle credenze religiose e mi affascina quanto mi spaventa. L’ Edwards College sembra uno dei tanti complessi dell’istruzione americana e raccoglie un discreto numero di studenti, che lo popolano con le loro paure e le loro speranze. Tra le sue aule e dormitori Will e Phoebe si incontrano e restano completamente catturati l’uno dall’altra. Ma questo è solo un piano della storia, non ci sono solo due giovani studenti, tra di loro, c’è anche John Leal un misterioso quanto affascinante missionario dal passato torbido e le idee ancora più oscure. Nei capitoli alternati dei tre punti di vista veniamo a scoprire non solo il loro passato ma anche le loro idee e le loro aspettative nei confronti di una storia che sembra non avere i confini ben definiti. John Leal ha cercato di sfuggire alla morsa della Corea del Nord ma ne è stato nuovamente catturato per essere gettato in un campo di prigionia dove è sopravvissuto a stento. Una volta liberato è approdato in America dove fonda un gruppo chiamato Jejah. Leal è un uomo persuasivo, che sa dove far leva per convincere i suoi adepti ad unirsi alla sua missione, non sempre chiarissima. Da un lato c’è il fanatismo impressionante fatto di riti, confessioni e penitenze, dall’altro la volontà di manifestare e schiacciare chi non la pensa come loro. Ma soprattutto Leal si insinua nel profondo senso di solitudine e sfiducia che affligge i giovani con cui entra in contatto. Man mano che i suoi scopi diventano più chiari e più feroci, la sua morsa sulle menti del gruppo diventa più forte. Un affabulatore capace di nascondere la verità e piegare le menti, per costringerle non solo a rivelare i segreti più oscuri ma soprattutto a dare tutto in cambio di illusioni. Phoebe diventa la vittima perfetta. Una ragazza vitale consumata dal senso di colpa e dal senso di inadeguatezza nei confronti di un mondo universitario in cui si sente un peso. Anestetizzata da feste e frequentazioni incerte, Phoebe naviga a vista dopo aver rinunciato al pianoforte e alla sua interezza. Phoebe soffre, incapace di incanalare il dolore in maniera costruttiva, in fondo ha bisogno di disciplina, di qualcuno che la istruisca su cosa fare, senza darle il tempo di indugiare nell’autodistruzione, anche se la cura sembra ancora più pericolosa. Dall’altra parte Will è uno volenteroso, ben determinato ad emergere, a terminare i suoi studi universitari e migliorare la sua posizione economica. Will era un missionario, ma ha perso la fede, se ne è privato e ora si sente quasi nudo. È in una situazione di stallo e pensa davvero che l’incontro con Phoebe possa cambiare le cose. Ma l’amore non può vincere tutto, osserva impotente l’ascesa del Jejah nella vita della ragazza e non capisce e non sa come intervenire, salvo farlo nei modi peggiori possibili. Ed è questo che mette in luce la storia della Kwon, il fragile equilibrio di due individui che si incontrano, l’amara consapevolezza che non si può salvare nessuno se l’altro non vuole essere salvato e soprattutto ogni dolore ha una forma tutta sua. Il senso di sconfitta e solitudine è un mostro da combattere, è facilissimo insinuarsi negli spazi vuoti della nostra psiche. Le nostre credenze, i voltafaccia, i rapporti umani, si intersecano senza soluzione in questa storia, dove le domande si moltiplicano e le vicende diventano sempre più oscure. La Kwon racconta, senza dare risposte, ma dettagliando un crescendo di terrore da cui salvarsi sembra impossibile.

Il particolare da non dimenticare? Un gloss dal tappo nero.

 

Una storia terribile e avvincente, che scandaglia le vite di due giovani ragazzi innamorati e persi, investiti dal peso di un gruppo di fanatici religiosi. In un ritmo implacabile e duro la Kwon tratteggia la guerra privata di un’intera esistenza.


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