Magazine Informazione regionale

Gli intellettuali e la politica

Creato il 13 agosto 2018 da Gadilu

Gli intellettuali e la politica

Dopo tre legislature, trascorse militando nel partito dei Verdi-Grüne-Verc, Hans Heiss ha detto basta. Non si ricandiderà più, sottraendo così al Consiglio provinciale il suo contributo di intelligenza, cultura, ironia. Un’evidente perdita, e non solo per i Verdi, visto che di intelligenza, cultura e ironia ultimamente si avverte parecchio la mancanza, soprattutto nei consessi rappresentativi di ogni ordine e grado. Sorprende quindi che sia stato lo stesso Heiss, in un’intervista concessa al quotidiano Tageszeitung, a lasciarsi sfuggire una considerazione quasi rassegnata: “In politica – ha commentato – sembra finito il tempo degli intellettuali”.

Spiace dare torto a Heiss. In realtà non c’è tempo più propizio di questo per riproporre l’impegno degli intellettuali in politica. Ovviamente bisogna intendersi, definire nel modo più rigoroso il termine “intellettuale”. Hans Magnus Enzensberger (un grande intellettuale) una volta ha detto: “Gli intellettuali non sono più intelligenti delle altre persone. Spesso non hanno idee ma dispensano la loro opinione su tutto”. Il modello implicito e deteriore al quale Enzensberger si richiama è quello del “tuttologo”, dell’opinionista saccente che magari poggiando su qualche cognizione e sui pochi meriti acquisiti nella propria disciplina di formazione (potrebbe essere un filosofo, uno scrittore, un critico d’arte) pensa di poter estendere la portata della propria riflessione fino ai confini dello scibile umano. Chiaro che una figura di tal genere risulti poco digeribile e non sarebbe un grande peccato se limitasse le sue apparizioni. Esiste però una sfumatura diversa del ruolo attribuibile all’intellettualità che, al contrario, provocherebbe un grave danno se si eclissasse.

Ciò di cui non smetteremo mai di avere bisogno è la figura dell’intellettuale critico, così come ad esempio venne tratteggiata da Renato Treves in un libro del 1954 intitolato “Spirito critico e spirito dogmatico”. Dogmatismo significa volgere le spalle ai fatti, per ricoprirli con la chiacchiera di assunzioni non verificate e semplicemente riportate per sentito dire, magari tirate giù dalle prime due pagine trovate per caso in rete. Autenticamente intellettuale è invece l’atteggiamento contrario, sostenuto da chi fa seria ricerca e gratta la superficie delle pigre consuetudini mentali allo scopo di ritrovare un genuino accesso ai fatti. “La vocazione politica degli intellettuali – ha scritto il sociologo americano Charles Wright Mills – risiede nello smascheramento delle bugie che sostengono il potere irresponsabile”.

Corriere dell’Alto Adige, 12 agosto 2018, pubblicato col titolo “Superare la pigrizia mentale”

Annunci

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :