Il mio primo contatto stabilito con l’uomo di casa (cioè, quando ci siamo conosciuti) ha a che fare con un’accetta ed una zuppa di feti.
Ma tornando ai fatti miei… la foto del profilo in questione non era ovviamente la sua, ma quella di Mongo, eroe sfortunato di Mongoria, fotoromanzo horror, splatter, metal, eroto, gore, punk che, ahinòi, per mere questioni tecniche non ha superato il numero zero.
Sinossi: dei metallari simil-Bestie di Satana ammazzano lo scemo del villaggio che vive nei boschi, che si risveglia zombesco e ammazza tutti nel modo più truce possibile. Da qui partono le sue rocambolesche avventure di supereroe spastico.
Perché vi racconto questo? Perché se mi fossi fermata alle apparenze, ora non vivrei da cinque anni con lui e non avrei un’accetta sopra il nostro camino. ♥
Che questa intro sia dunque monito ed insegnamento, per chi persevera a credere che una roba che si presenta male, debba poi essere necessariamente il male.
Prendete la ricetta di oggi, per esempio…
Involtini vegetariani di cavolo cappuccio
con contorno di mini-burger sbruciacchiati
di ripieno avanzato
È oggettivamente brutto, ve lo dico subito… Già il fatto che è vegetariano e con una piccola rinunzia addirittura vegano, farà storcere il naso ai più, ma fidatevi quando vi dico che è dannatamente buono.
Procediamo con ordine…
INGREDIENTI
Patate, carote e zucchine
Olive taggiasche
Ricotta salata
Margarina
Besciamella
Porro
Aglio
Olio EVO
Salsa di soya, sale e pepe e peperoncino
PROCEDIMENTO
Due sono i momenti critici del procedimento. Il primo è quello che senza dubbio m’ha fatto più smadonnare e ha risvegliato il Mongo che è in me: staccare quelle maledette foglie di cavolo cappuccio senza romperle! Non vi nascondo che ho persino cercato su YouTube un tutorial che mi spiegasse come fare. Eccolo.
Ora, il fatto che questa operazione mi abbia fatto pensare agli ultimi minuti di quel bellissimo film che è Red White and Blue (Simon Rumley, USA, 2010) e cioè [SPOILER] la scena dello scalpo… ecco, mi ha destabilizzato emotivamente. Ma non importa. Molto probabilemente nessuno di voi ha visto Red White e Blue e forse non lo vedrà mai perché, pur essendo un film d’amore, non verrà MAI distribuito nel Belpaese a causa di alcune (giusto un paio) scene violente, a meno che non venga rivalutato e “citato” da quel furbacchione di Quentin Tarantino.
Ma torniamo allo scalpo. Una volta divise alcune foglie di cavolo dal cespo, eliminate la parte più dura e mettele a bollire in acqua salata insieme a carote tagliate a rondelle, patate sbucciate a dadini e zucchini a pentacolo.
Nel frattempo schiacciate l’aglio, io ho optato per 2 spicchi (ama l’aglio odia il fascismo!), affettate il porro e tagliate a listarelle sottili-sottili parte del cavolo cappuccio che è rimasto. Ovvero le foglie che avete cercato di staccare, ma che si sono rotte. Fate rosolare.
Le foglie esterne devono lessare un tempo infinito. Venti-trenta minuti o anche di più. La prossima volta userò senza dubbio la pentola a pressione. Dopo una decina di minuti però, pescate le patate, i zucchini e le carote e sbattetele nella padella con il soffritto e il cavolo. Irorate di salsa di soya, aggiungete una manciata di olive ed un peperoncino (o mezzo, oppure anche niente) e fate spappolare un po’.
Una volta cotto a e insaporito a puntino, passate il tutto col minipimer. Aggiungete ricotta salata (o no, se siete vegani) e tenetelo lì.
Se tutto torna e, cioè le foglie di cavolo si sono smollate a sufficienza (si devono piegare senza spezzarsi), scolate e fatele raffreddare a meno che non abbiate una notevole resistenza tattile al calore.Prendete una foglia, metteteci dentro un cucchiaio di farcia (cioè quella cosa con le vedure spappolate) e fate un fagottino. [Secondo momento critico] Essendo imbranata e pasticciona, non sono riuscita a fare proprio degli involtini… ho fatto dei fagottini ecco. Come quando devi sputare la cingomma e la metti in uno scontrino che peschi a caso dal fondo della borsa. Ho fatto anche dei conetti come chiaro omaggio ai temaki (il sushi a “cono”).
Sicuramente avrete avanzato della farcia. Che farci con la farcia? Delle cose che volevo fossero polpette, ma alla fine sono più simili a dei mini-burger. Ho aggiunto pan grattato, un pochetto di sale e ho fatto delle palline schiacchiate che ho messo in padella con pochissimo olio (l’avevo finito). Il risultato è stato questo…
Alcuni suggerimenti:
Con l’acqua che avete usato per lessare le verdure, potete farci un bel brodo vegetale!
Con le bucce delle verdure potete farci il dado home-made d.i.y. anarco-veg. Ma per questo vi rimando alla prossima ricetta.
Bon Appétit.
BIO Valeria Disagio
Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Attualmente disoccupata. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. Cura una fanzine www.nihilismi.wordpress.com Collabora con un cineclub www.domenicauncut.wordpress.com
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