Gli Italiani All’Estero Sono Egoisti?

Creato il 09 marzo 2016 da Sunday @EliSundayAnne

Ieri discorrevo con questo signore italo-sudafricano, Simone, nato in Sudafrica ma originario dell’Abruzzo, sull’egoismo di tanti italiani residenti all’estero. Ma un tempo non eravamo tra le popolazioni più generose del mondo?

Ho notato una paura continua ad aiutare i nuovi arrivati (e non) per paura che gli porti via il lavoro.

Un’amica architetto era in Oman in vacanza, e due altri architetti italiani da lei contattati si volatilizzarono per paura che lei potesse rubare loro chissà quali lavori.

A me successe altrettanto in un altro paese, con una donna italiana che possiede uno studio di yoga e “No, la moglie del mio amico ha detto che non è interessata a incontrarti”. Una signora che si proclama buddhista. Mi chiedo quale valore abbia questo titolo che si dà. Strano, a me in India hanno insegnato che se volevo diventare buddhista, avrei dovuto aiutare me stessa per poi aiutare gli altri. Il primo deve includere l’altro, altrimenti è meglio toglierti quel titolo e andare tranquilla per i prati.

E mi hanno raccontato episodi simili di un egoismo senza pari, con protagonisti sempre loro, sempre noi: gli italiani.

Poi arrivo in Sudafrica, e incontro continuamente persone del posto che mi vogliono aiutare a trovare un lavoro nonostante non avessi chiesto nulla, ma avessi espresso solo il mio amore tipo colpo di fulmine per questo paese contradditorio eppure affascinante.

Sconosciuti che non hanno paura delle tue competenze e con cuore sincero ti tendono la mano.

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Il bello della vita è che ci sono anche le eccezioni.

E quando ne incontri una, la tua vita può prendere una svolta imprevista. Come quando ero in Thailandia, e un’amica di un’amica mi disse: “Vieni in Oman! Ti aiuto io.” Approdai a Muscat una sera di dicembre, con una valigia piena di speranze e l’incoscienza di chi si butta in un paese nuovo senza sapere cosa lo sta aspettando.

Nel giro di due settimane mi presentò a tutti i maggiori tour operator dell’Oman, e dopo un mese cominciai a lavorare.

Non solo lei continuò a lavorare più di me, ma divenne la mia mamma in Oman. Ogni volta che ho avuto un problema nel Sultanato (e non solo), sapevo di poter contare su di lei: “Luciana, MAYDAY!”. E alla sera ero già in un coffee-shop davanti a lei e un succo di mango.

La sua vita è ricca e piena, è una persona meravigliosa e non le manca nulla. Lei sa che a dare, poi la vita ti ripaga il doppio.

E non è neanche buddhista.

La mia mamma in Oman

Simone mi ha raccontato che nel quartiere in cui vive a Johannesburg, la comunità ebrea si aiuta a vicenda: se qualcuno ha un calo nelle vendire del suo negozio, la gente dice “Andiamo a comrare da lui, aiutiamolo!”. E se una donna della comunità rimane vedova, la si aiuta a trovare un nuovo compagno.

Quando prendiamo quella valigia dell’emigrante per cercare nuove opportunità, ricordiamo di metterci dentro meno magliette e più altruismo.

Se aiuti gli altri, verrai aiutato. Forse tra cent’anni, ma verrai aiutato. (Gurdjieff)

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La vita ci metterà sempre davanti qualcun altro nella stessa situazione in cui eravamo partiti noi.

E’ lì che possiamo fare la differenza: far finta di niente e chiudere la porta. O rendere ciò che abbiamo ricevuto, senza diffidenza e senza paura.

A noi la scelta.