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GLI STRATAGEMMI. Trick & click

Creato il 17 marzo 2020 da Nike
GLI STRATAGEMMI. Trick & click
GLI STRATAGEMMITrick & click
La logica dello stratagemma è quella di costruire una sequenza di azioni ‘suggestive’ e ritualizzate, apparentemente illogiche, tali da spostare l’attenzione dalla paura all’esecuzione del compito, prescritto come se fosse una sorta di magia. Ecco qui alcuni ‘case studies’.      Bandler e Grinder (promotori della PNL) citano il caso di una donna che si era rivolta loro perché aveva un problema di acrofobia (paura dell’altezza). Invece di indagare sulle cause della sua paura, chiesero alla donna di avvicinarsi alla finestra dello studio, situato al terzo piano: subito la donna si sentì venir meno a causa della sua fobia. Bandler e Grinder la riportarono all’interno dello stanza, poi le chiesero di riavvicinarsi alla finestra e affacciarsi, ma, lungo il percorso, avrebbe dovuto cantare l’inno nazionale (le diedero pure una bandierina da sventolare). La donna, tutta presa dall’impegno di cantare, si distrasse dalla sua paura, si avvicinò alla finestra e si affacciò…   Un altro caso è citato sempre da Richard Bandler: una ragazza era ricoverata in un ospedale psichiatrico, perché pensava di essere l’amante di… Gesù. Inutilmente gli psichiatri cercavano di ricondurla alla ragione, ma, poiché utilizzavano il solito ‘protocollo’ – quello della confutazione del delirio (non si fa così, dici cose irrazionali, cerca di ragionare…) e il trattamento farmacologico –, non approdarono a nulla. Infatti, con questo tipo di trattamento, si hanno sempre risposte oppositive, che ancor più reiterano la ‘recita’ da parte del ‘malato’ (che segue un suo ‘copione’), oppure consolidano quella che, nella sua ‘strategia’ (sia pur disfunzionale), appare come l’idea sincera che il ‘disturbato’ ha di se stesso. Come fu risolto il ‘problema’? Un’assistente sociale, al posto del solito approccio, utilizzò quello ‘strategico’, il più adatto per entrare in rapport(empatia) con la paziente. Invece di contraddirla, le disse a sorpresa: “Sì, lo so, Gesù parla sempre di te…” Dopo qualche momento di perplessità, la paziente rispose: “Guarda, di questa storia di Gesù non ne voglio proprio sapere più nulla!”
Bandler menziona molti casi in cui, grazie a stratagemmi, ha rimosso a ricoverati in ospedali psichiatrici le loro manie.
   A un paziente convinto di essere Gesù Bandler misurò altezza, braccia e bacino, dicendogli che stava per costruirgli una croce; a un altro, persuaso di essere il diavolo, di notte, da una bocchetta nel muro, fece arrivare la sua voce contraffatta, dicendo di essere il diavolo, e che si era scocciato di essere sempre nominato da lui. Inutile dire che entrambe la manie scomparvero di colpo.    Dilts cita un caso analogo: a un giovane che ciondolava per i reparti di un ospedale psichiatrico facendo dei sermoni dicendo di essere Gesù, un giorno si avvicina un nuovo psichiatra che gli fa: “Ho sentito dire che una volta facevi il falegname… che ne diresti di collaborare nell’allestimento della nuova sala ricreazione? Il giovane, non potendo dire di no (era o no Gesù?), accetta: comincia a lavorare, instaura nuove amicizie e a fine lavoro lascia l’ospedale e trova un’occupazione stabile.    E che dire del caso della poliziotta chiamata per ricondurre alla ragione un tipo che, in un raptus di follia, stava devastando il suo appartamento? (e nessuno era riuscito a convincerlo ad aprire la porta). Proprio quando lei era davanti al portone, lui buttò dalla finestra un televisore. La poliziotta allora cominciò a picchiare forsennatamente alla porta. Il pazzo furioso, per tutta risposta, si mise a urlare: “Ma chi diavolo è!” La poliziotta, guardando i pezzi della tivvù sparsi a terra, rispose: “Riparatore di televisori”. Per un attimo nell’appartamento calò il silenzio, poi l’uomo scoppiò a ridere e, finalmente, aprì la porta: un paio di parole erano state più efficaci di un battaglione di polizia e mesi di allenamento nel combattimento corpo a corpo…
Potrei dire tanto altro ancora sull’approccio strategico (ne parlerò in un prossimo libro, in cui aprirò tutto l’ampio ventaglio delle opportunità offerte da PNL, psicosintesi e approcci strategici, in campo terapeutico, aziendale, professionale, comunicazionale, esistenziale…) Qui, per togliere un po’ di ruggine alla mente, mi limito a consigliarti, oltre alla bibliografia specifica, di leggerti un po’ di storie zen o parabole sufi (quelle di Mullah Nasruddin).   CONCLUSIONE
“Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie. Quello che veramente ami, non ti verrà strappato. Quello che veramente ami è la tua vera eredità.” (Ezra Pound)Ciò che ami tienitelo ben stretto. Ma puoi farlo solo se sai gestire le tue emozioni. Come afferma Goleman, le emozioni sono attitudini fondamentali nella vita. Dall’interazione tra sfera affettiva e dimensione cognitiva nasce la ‘realizzazione’ dell’essere umano, il suo essere-nel-mondo. Ogni distorsione o rallentamento in questa dinamica rende l’essere umano, non solo statico, ma ‘gettato nel mondo’. Nondimeno, tu hai la potenzialità di ri-progettarti continuamente e per questo, per realizzarti, devi cambiare.Saper gestire le proprie emozioni e riuscire a scegliere lo stato interno più consono al momento e al contesto significa già aver dato una svolta significativa alla tua vita. Ed è quello che, in sintesi, ho cercato di fare in questo manuale: convertire i tuoi stati disfunzionali in stati più produttivi. Applicando le tecniche qui descritte potrai, infatti, disattivare le emozioni fastidiose, improduttive rispetto al momento e al contesto, dissociarti dai ricordi sgradevoli e creare degli stati-risorsa quando ne hai bisogno.L’importante è che tu esca dalla tua condizione e ti ‘risvegli’… Concludo, quindi, con un racconto sufi, che ben simboleggia il passaggio dalla schiavitù della ‘fissazione’ al ‘risveglio’ liberatorio.
   A Mullah Nasruddin era giunta voce che la moglie lo tradisse. E gli avevano pure indicato il luogo (sotto la grande palma appena fuori città) e l’ora degli incontri clandestini (a mezzanotte in punto). Non sapeva però chi fosse il rivale.    Il pensiero del tradimento e la gelosia lo divoravano giorno dopo giorno. Ormai la sua era diventata una fissazione, una mania… E dal giorno della triste rivelazione aveva cominciato a soffrire anche di fobie e attacchi di panico; per non parlare degli stati d’ansia, della vergogna (erano ormai molti mesi che non frequentava più nessuno per paura dei commenti) e della depressione che lo buttava sempre più giù. Era ridotto a uno straccio…   Un giorno prese il coraggio a due mani e disse fra sé e sé: devo far fuori il mio rivale! Si preparò psicologicamente a puntino, si rimise in sesto, disse in anticipo le preghiere riparatorie, si armò di tutto punto e andò di soppiatto sul luogo deputato, Era quasi mezzanotte, luna piena, nessuno intorno, solo una leggera brezza e il sommesso vocio degli animali notturni…   Salì sulla palma e iniziò ad aspettare. Mezzanotte: niente, mezzanotte e mezza: niente… Ma lui imperterrito, sempre più carico di rabbia e indomito coraggio.   L’una, le due, le tre, l’alba… All’improvviso, il flash: ma io non ho moglie!
Tratto dal mio “Che cos’è la PNL”.Nel mio post precedente c’è un altro “estratto”

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