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Gomorra in strada e turismo alle stelle: Napoli e le sue contraddizioni irrisolte

Creato il 28 dicembre 2017 da Vesuviolive

Gomorra in strada e turismo alle stelle: Napoli e le sue contraddizioni irrisolteLuigi ha 14 anni e il sogno tipico di molti adolescenti: diventare un calciatore. In questi giorni avrebbe dovuto firmare per le giovanili dell’Avellino. Un bel salto di qualità per chi ha calcato solo campetti di periferia. Invece, in questo Natale che avrebbe dovuto cambiargli la vita, è proprio per la vita che sta lottando. E’ in coma, dopo essere stato colpito da un proiettile vagante il giorno della vigilia di Natale, mentre chiacchierava con gli amici attorno a una panchina a Parete (Caserta). Chi ha sparato, per ora, non ha un volto e non ha un nome.

Arturo ha 15 anni, dieci giorni fa, a metà pomeriggio, stava camminando in via Foria, a Napoli, per svolgere una commissione affidatagli da sua madre. Arturo a destinazione non è mai arrivato, e nemmeno a casa. E’ in ospedale, dopo una lunghissima operazione, e probabilmente avrà dei danni permanenti alle corde vocali. Quattro delinquenti lo hanno accoltellato venti volte, anche al torace e alla gola. Lo hanno fatto a volto scoperto, sperimentando contro un innocente il “mestiere” di uccidere.

Napoli, Natale 2017. Alberghi sold out, fiume di turisti lungo le strade. A inizio dicembre si era addirittura ipotizzato l’accesso a scaglioni in alcune zone come San Gregorio Armeno. Code lunghe come serpenti nei musei, ristoranti presi d’assalto. E’ la Napoli che finalmente brilla, che finalmente incanta. La Napoli che finisce al Tg5 “meritandosi” persino un servizio sul suo boom turistico. Cosa d’altri tempi, tempi quasi sconosciuti. Napoli addirittura punto di riferimento del turismo italiano. Un’ascesa ininterrotta, una ricompensa per tutti quelli che hanno provato a mostrare al mondo la sua bellezza.

Due facce di una stessa medaglia, due facce di una stessa città, forse patria di contraddizioni insuperabili. Se una parte di Napoli cresce e sfida le metropoli europee, l’altra regredisce, vittima di ignoranza, assenza di servizi e forse anche di speranza. Perché mentre qualcuno si indigna, tanti fanno spallucce. E tutto resta uguale. Le istituzioni sono lente, e invece in questa città dovrebbero essere ovunque. In ogni vicolo dove si insidiano povertà e illegalità, in ogni piazza di spaccio e di lotta tra clan. Questo senso di assuefazione al crimine, a certi episodi che, azzarderei, hanno del grottesco, impediscono alla città ma anche alla gente di fare un salto di qualità.

Perché mentre gli hotel pullulano di turisti, per le strade i ragazzini si cimentano nella rappresentazione di “Gomorra”, come se la vita fosse un gioco o una finzione. E allora via con il mento all’insù e un coltello in tasca, a marcare il territorio, per dimostrare al boss di turno di essere “uno buono”. Nei salotti si festeggiano i numeri, ma per strada c’è la guerra. E la guerra miete vittime innocenti. Perché quelle citate sopra non sono mica un’eccezione o una novità. La storia di Napoli è piena di uomini e donne che hanno pagato amaramente la follia di pochi.

Anche nel 2017 la rinascita civile e culturale ha confini ben precisi e forse invalicabili. Si è parlato di rivoluzione, ma a conti fatti la metamorfosi completa di Napoli è ancora una proiezione positiva più che una realtà. Perché anche se il Pil sorride, non elimina le sacche di criminalità che penalizzano e rallentano la ripresa collettiva.

Si deve partire dal basso, si deve partire dalla scuola, dall’educazione, dal rispetto delle regole. Bisogna smantellare l’idea che Napoli abbia un destino irreversibile. E bisogna difendere la città ma senza paraocchi, altrimenti non si cresce.

Come nel caso dell`albero di Natale vandalizzato in Galleria Umberto, che non è un evento eccezionale ed esclusivo di Napoli, ma che a Napoli è reiterato e arriva puntuale ogni anno.

In questo caso, bando alla strumentalizzazione che fomenta pregiudizi contro la nostra città (pensate che in Liguria hanno rubato i regali ai bimbi malati, non è forse più grave?), ma occhio anche al vittimismo e alla giustificazione facile (“non succede solo a Napoli”).

Mia nonna, infatti, per spronarmi diceva “guarda sempe a chi è meglio e’ te”. 


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