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GOOD TIME di Ben e Joshua Safdie (2017)

Creato il 29 ottobre 2017 da Ifilms
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Scritto da Riccardo Tanco
Categoria: Recensioni film in sala
Pubblicato: 29 Ottobre 2017
Ben Safdie   Joshua Safdie  

good-time

Connie Nikas (Robert Pattinson) assieme al fratello mentalmente disabile Nick (Ben Safdie) compiono una rapina a una banca di New York per 65.000 dollari. Durante la fuga dalla polizia, Connie riesce a scappare mente Nick viene catturato e portato in ospedale. Per il fratello inizia una corsa contro il tempo per liberare il fratello e sfuggire alla cattura, ma una serie di imprevisti complicano i piani di Connie. Presentato in anteprima mondiale in concorso alla 70a edizione del Festival di Cannes, Good Time è il nuovo film diretto dai due fratelli Ben Safdie e Joshua Safdie, che tornano dietro la macchina da presa tre anni dopo l'inedito in Italia Heaven Knows That. Scritto da Ronald Bronstein e Joshua Safdie, il film vede nel cast, oltre a Robert Pattinson nel ruolo del protagonista, affiancato proprio dal regista Ben Safdie nei panni del fratello, l'attrice Jennifer Jason Leigh e l'attore candidato all'Oscar Barkhad Abdi.

Con Good Time i fratelli Safdie imbastiscono un cupo crime/drama ambientato a New York, appoggiandosi su atmosfere da noir metropolitano unite al poliziesco. Optando per una messa in scena frenetica e nervosa che sceglie più volte la camera a mano e un'immagine ravvicinata sui protagonisti, l'intento di Good Time sembra quello di porsi come torbido racconto criminale che miscela i generi, che, pur rifacendosi a stilemi di un cinema ampiamente strutturato, prova a costruirsi una propria identità filmica.

Se l'immaginario scuro e cittadino sposta il film sul già visto, i Safdie provano a illuminarlo con una straniante estetica fluo e neon, abbondando con giochi di colore in più sequenze. Ma nonostante l'imprinting di buone idee iniziali sia di confezione che di preparazione nella narrativa del film e un interessante tappeto sonoro elettro pop, Good Time perde forza e incisività col passare della sua durata, non trovando quasi mai una via personale e nuova che non sia la rielaborazione vagamente stanca dei generi che affronta. Così si assiste a una storia un po' anonima e meno tesa di quanto dovrebbe sui legami familiari (anche se il rapporto tra i personaggi è lasciato in superficie), e sull'impossibilità di uscire da una vita criminale. Sullo sfondo, oltre a un cast solo discreto, un racconto prevedibile e scarso di idee su un microcosmo di violenza che si muove su un immaginario ammuffito tra soldi, sangue e dramma familiare.

Voto: 2/4


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