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Google Stadia, le opinioni che contano - Speciale

Creato il 27 marzo 2019 da Intrattenimento

Abbiamo raccolto le impressioni di alcuni addetti ai lavori su Google Stadia.

Per noi di Multiplayer il cloud gaming di Google, ovvero il discusso Stadia, non è stato certo inaspettato. Ne avevamo già diffusamente discusso in tempi non sospetti ed era naturale che anche Big G volesse tuffarsi nell'allettante piscina riempita coi bigliettoni dei giocatori. Vediamo però come hanno reagito alcune delle personalità più influenti nel mondo dei videogame. Tra i primi a pronunciarsi c'è stato Yves Guillemot, cofondatore di Ubisoft: " La potenza e l'accessibilità dello streaming ci darà una miriade di opportunità per giocare in futuro. Siamo orgogliosi di essere partner per lo sviluppo Stadia, grazie all'esperienza maturata con Assassin's Creed: Odyssey. È solo l'inizio e non vediamo l'ora di continuare a collaborare con Google per far crescere questo progetto. Dovete comunque vederlo come servizio complementare: se avete internet potete giocare sulla piattaforma che preferite. Ciò che conta è che i giochi per PC e quelli per mobile inizino ad essere esattamente la stessa cosa. Credo che ci sia anche un modo diverso di usufruire del gioco a seconda di dove vi troviate".

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Phil Spencer di Microsoft prepara la casa di Redmond a incrociare i guantoni con quella di Mountain View: " Abbiamo appena finito di vedere l'annuncio di Stadia con il team qui alla GDC. Il loro annuncio non è che la conferma della validità del percorso che abbiamo iniziato due anni fa. Oggi abbiamo visto un grande concorrente entrare nel mercato videoludico ed essere in possesso degli ingredienti necessari al successo come contenuti, community e cloud. Non ci sono state grandi sorprese nel loro annuncio anche se sono rimasto impressionato dall'integrazione con YouTube, dall'uso di Google Assistant e del nuovo controller Wi-Fi. Tornando a noi, abbiamo fatto un grande lavoro per posizionarci in modo da poter competere sui due miliardi di giocatori in tutto il pianeta. Google si è presentata alla grande oggi ma abbiamo un paio di mesi fino all'E3, dove ci presenteremo alla grande anche noi. Dobbiamo rimanere attivi e continuare ad evolverci mantenendo gli utenti al centro. Abbiamo i contenuti, la community, il team cloud e la strategia e come dico da un po', si tratta solo di far funzionare tutto al meglio. Questo è ancora più vero oggi. Sono tempi stimolanti".

Rivoluzione o ennesimo tentativo fallimentare?

Stessa linea d'onda per Graeme Struthers, cofondatore di Devolver Digital: " Siamo stati entusiasti di Stadia sin da quando Google ha deciso di condividerlo con noi e con i nostri team di sviluppo. Come publisher cerchiamo il bacino d'utenza più ampio possibile per i nostri giochi. In questo senso Stadia rappresenta uno scenario molto interessante per i nostri partner e quindi non vediamo l'ora di proseguire nel lavoro iniziato". Difficile attendersi qualcosa di diverso da chi pubblica i videogame, mentre tra gli sviluppatori le opinioni non sono unanimi. Cord Smith, che a breve presenterà la sua nuova software house dopo aver maturato esperienza presso Pseudo Interactive, Square-Enix e Ubisoft, ad esempio, è favorevole: " Credo che gli sviluppatori preferiscano concentrarsi sul proprio lavoro e sulle proprie idee, e [di conseguenza] produrre grandi giochi. Ogni novità tecnologica che permetta di raggiungere una più ampia fetta di utenza, a prescindere dalla piattaforma, dovrebbe essere vista come un passo nella giusta direzione, sebbene possa cambiare le regole che abbiamo adottato sino ad oggi".

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Matthew Householder, ex producer Blizzard e attualmente game consultant indipendente, sembra invece più cauto: " Stadia non è altro che un'altra versione del modello thin client che sino ad oggi non ha avuto alcun successo. Qualsiasi servizio di questo tipo che non abbia alcun tipo di esclusiva è semplicemente destinato a fallire nella competizione contro le piattaforme radicate. È strano che una società con una tale potenza di fuoco decida di scendere in guerra con un'artiglieria così leggera. Probabilmente è solo una mossa per promuovere lo streaming su YouTube o l'IA di Google".

Bomba o non bomba?

Mark Edmonds, ex sviluppatore Rare ed ora a Starfly, commenta: " Ecco un altro servizio di streaming, solo che stavolta c'è la presenza di Google alle sue spalle. Andrà benissimo per i casual gamer e per chi vorrà provare qualche demo senza aver a disposizione hardware molto potente (ma certo servirà una buona connessione). Secondo me il vero punto debole è l'input lag generato dal fatto di dover inviare i dati del controller al server, e di conseguenza veder visualizzati sul proprio schermo gli effetti del comando. Il risultato non sarà mai uguale a quello ottenuto giocando con un hardware dedicato. Lo streaming mi sembra acquisire più significato quando è abbinato ad un client in locale (ad esempio una console) ed è quindi visto come servizio aggiuntivo. In questo modo puoi provare rapidamente una demo, oppure giocare mentre la console sta scaricando il titolo, oppure ancora proseguire ad un gioco che hai iniziato a casa sul tuo cellulare per poi ottenere nuovamente la migliore esperienza una volta tornato a casa".

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Dylan Job, autore di Twisted Metal, e attualmente Senior Development Director presso Creative Infinity, parla delle potenzialità di Stadia nel cambiare definitivamente il concetto di distribuzione: " Diverse aziende hanno provato, senza successo, il servizio di game-streaming. Google è probabilmente l'unica che può avere la possibilità di riuscirci. E se ce la farà, lo scenario cambierà radicalmente. Non uso questa parola [disruptive] a caso: anzi, è un termine talmente abusato che mi fa quasi schifo pronunciarlo. Ma, in questa circostanza, penso che le conseguenze possano essere realmente dirompenti".

Il costo della scelta

Tyler Sigman di Red Hook Studios, piccolo sviluppatore indipendente, è molto più pragmatico: " Non riesco a capire su che basi economiche si possa fondare questo servizio. Paghi 10 dollari al mese per poter giocare a quaunque gioco, togli i costi sostenuti da chi offre il servizio, alla fine della fiera rimangono un paio di dollari da distribuire a tutti gli sviluppatori. Certo, è altrettanto vero che l'arrivo di Netflix ha portato alla nascita di titoli eccezionali, quindi potrebbe succedere lo stesso con Stadia". Naturalmente i 10 dollari di cui parla Sigma sono una cifra puramente teorica, visto che non è ancora chiaro il costo dell'abbonamento a Stadia.

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Il suo socio Chris Burassa rincara la dose: " Vedo uno scenario distopico dove l'attenzione al modello di abbonamento finisce col fare a pugni con la qualità dei giochi. Perché mai dovrei spendere 10 dollari per un piccolo titolo indipendente quando ne sto già spendendo 10 al mese per un intero catalogo? Se il pagamento fosse poi in base alla quantità di ore spese in un gioco ci sarebbero alcuni titoli, come i nostri, dove puoi trascorrere sino a 100 ore, ma che ne sarebbe di ottimi giochi che hanno una campagna che dura una manciata d'ore? Si corre il rischio di omogenizzare l'offerta" Rimanendo in tema di sviluppatori indipendenti può essere interessante conoscere l'opinione di Ingvi Snædel, produttore di ThroughLine Games: " Onestamente ho delle perplessità. Provengo da un paesino di provincia dove le connessioni veloci non sono ancora arrivate e temo che, se il futuro del gaming sarà via streaming, alcuni giocatori possano rimanere ai margini, soprattutto nel multiplayer". Anche Bertil Hörberg, conosciuto per Gunman Clive, si pone i problemi da giocatore: " Non sono sicuro di come possa essere l'input lag. I miei giochi sono molto esigenti in termini di velocità di risposta, quindi la vedo dura".

Aspettando qualcosa di concreto...

Ecco le reazioni di Greg Lobanov, sviluppatore di Wandersong: " Ad essere sinceri sono un po' in ansia. Concordo sul fatto che se i titoli venissero pagati in base alle ore spese in gioco, diverse produzioni non esisterebbero più". Arvi Teikari, cofondatore di Nolla Games, è fatalista: " C'è poco da fare, se lo streaming è il futuro dovremmo adattarci". Il tema del costo è comunque uno dei più discussi: si tratta di un modello del tutto inesplorato e probabilmente non è ancora chiaro quale abbonamento far pagare. Andrea Rene, cofondatrice di WhatsGood_Games e presentatrice di alcuni eventi di eSports, sul suo profilo Twitter seguito da 71.000 persone, sembra impaziente: " Tutti sapevamo che Google avrebbe avuto una tecnologia all'altezza. Voglio saperne di più sulle licenze, le utenze multiple, le tariffe, le pubblicità... DATEMI QUALCOSA DI CONCRETO!".

Stessa linea per Serkan Toto di Kantan Games, sempre su Twitter: " Stadia sembra molto ambizioso, ma quanto costerà il controller, quanto il servizio, quali giochi ci saranno, come funzionerà il concetto di possesso e quanto costerà sviluppare, pubblicare e far girare i titoli su Stadia?". Chiudiamo la carrellata di opinioni trovate sul web con un'interessante riflessione del giovane professore Aaron Perzanowski, autore del profetico The End of Ownership: "Se il modello-Stadia fosse strutturato sulla falsariga di Netflix, i clienti dovrebbero essere informati che alcuni giochi potrebbero essere rimpiazzati da altri, nel corso del tempo. Questo sarebbe particolarmente frustrante per chi ha trascorso molte ore su un titolo che a un certo punto potrebbe non essere più disponibile. Quantomeno non darebbe la falsa impressione del possesso che gli utenti hanno con il digital download. In ogni caso ci sono altri grossi interrogativi quando si parla di disponibilità, affidabilità e ampliamento dei contenuti".


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