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grafici

Creato il 29 settembre 2018 da Agnese Vardanega

Tratto da “Ricerca sociale con R” (capitolo 5 “I grafici”); citazioni e immagini sono aggiunte

Un grafico propone al lettore una interpretazione dei dati in un modo che dovrebbe essere corretto, chiaro e gradevole. La correttezza è naturalmente la cosa più importante, ma chiarezza e gradevolezza estetica sono strettamente connessi fra di loro per esporre i dati in maniera corretta ed efficace.

Dal momento che quella iconica è molto più veloce degli altri tipi di memoria, i grafici comunicano prima di tutto con le forme e i colori. L’informazione rilevante passa attraverso gli aspetti visuali, mediante codici ampiamente impliciti e usati in modo poco consapevole.

Del resto, scegliamo di rappresentare i dati in forma grafica proprio per l’impatto visivo e la capacità di sintesi che ha una immagine rispetto a una tabella, o a una descrizione a parole. Proprio per questa ragione, se il grafico è costruito male, il messaggio che arriverà sarà fuorviante

Il fatto è che lei vede ma non osserva: qui sta la differenza! (A. Conan Doyle)

In particolare, se ci rivolgiamo ad un pubblico di non specialisti, dobbiamo partire dal presupposto che il lettore “normale” non presterà particolare attenzione ai testi (a parte la didascalia) (Swires-Hennessy 2014), ed interpreterà sulla base delle sue conoscenze e convenzioni anche la scala della rappresentazione, ad esempio ignorando le annotazioni degli assi.

Il sistema di riferimento cartesiano è più familiare di quello a coordinate polari: per questa ragione, l’area di un rettangolo in un grafico a barre viene interpretata in modo corretto, e quella della fetta di un grafico a torta può risultare più difficile da decifrare. Anche i colori hanno un loro sistema di significazione: l’intensità del colore viene intuitivamente associata a quella dei valori, e quindi colori chiari significano “minore” e colori scuri “maggiore”.

Noi cogliamo delle differenze e, grazie a tale percezione, il mondo “prende forma” davanti a noi e per noi (A. J. Greimas)

Altro aspetto da tenere in considerazione è che nei sistemi di segni sono le differenze a veicolare i significati. In un grafico a barre, ad esempio, il lettore deve osservare solo le diverse lunghezze dei rettangoli: sarà bene evitare di “distrarlo” o “fuorviarlo”, usando colori diversi. Al contrario, se vogliamo attirare l’attenzione su un dato, useremo un colore a contrasto solo per quello.

La monotonia è “noiosa” e ciò che la spezza risveglia l’attenzione: un cambio di colore o di stile attiva sì l’interesse del lettore, ma rischia di distrarlo dal focus del messaggio, rendendone più impegnativa la lettura – a meno che appunto non sia significante, e dunque necessario.

Less is more (L. Mies van der Rohe)

Questa è la ragione per cui le tendenze più recenti in questo campo vanno verso la radicale semplificazione, seguendo il principio del less is more, meno c’è e meglio è: pochi elementi significanti, per comunicare in maniera chiara e non ambigua quello che si vuole comunicare.


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