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Gran Bretagna: affluenza in calo, promesse non mantenute, rabbia e noia

Creato il 27 dicembre 2013 da Stivalepensante @StivalePensante

Divario generazionale, tra politica ed i giovani votanti: ICM Research ha intervistato un campione di 2.023 adulti maggiorenni.

Ecco i motivi dei britannici per il calo di affluenza alle urne (theguardian.com)

Ecco i motivi dei britannici per il calo di affluenza alle urne (theguardian.com)

Il sondaggio condotto dal quotidiano britannico “The Guardian”/ICM Research aveva l’intento di dimostrare l’attaccamento degli inglesi verso la loro democraziaLa ricerca, che esplora le ragioni del calo precipitoso dell’affluenza alle urne, in particolare tra gli under 30, rileva che la rabbia con la classe politica, per le promesse non mantenute fatte da figure di alto profilo, irrita in gran parte gli elettori, o sono annoiati dal modo di far politica da parte del Westminster.

Così il Guardian ha chiesto agli intervistati la parola che meglio descrivesse “cosa istintivamente sente” verso la politica ed politici in generale: il risultato è preoccupante, visto che il 47% degli intervistati ha risposto “arrabbiato”, contro il 25% che ha detto che era nella maniera più assoluta “annoiato”. Il 72% del campione quindi dimostra come il giudizio negativo sia di gran lunga superiore rispetto a quelli positivi: solo il 16% di persone prova “rispetto” nei confronti di quelle persone che “fanno un lavoro difficile” ed un’irrisoria percentuale del 2% dichiara di sentirsi “ispirato” dalla politica.

Rispondendo ai timori sul disimpegno da parte dei giovani dalla politica, il trentunenne deputato, Tory Chloe Smith, ha dichiarato al Guardian di aver una grossa paura: “il rischio di scollamento politico tra giovani e vecchi, con generazioni distanti e che non parlano tra di loro, c’èPenso che ci sia un problema esistenziale in agguato per la forma di democrazia che abbiamo. E’ nell’interesse di tutti, tra noi democratici, cercare di rispondere prontamente a questo problema, dimostrando così ai giovani che sono importanti i loro voti”.

Quando Harold Wilson vinse le elezioni nel 1964, più del 75% delle persone era andata a votare e la partecipazione, più o meno, è sempre stata costante nel corso delle generazioni. Secondo i dati di Ipsos Mori, però, alle ultime elezioni il 76% degli over 65 si è recato alle urne, mentre è andato solo il 46%, tra coloro i quali hanno tra i 18 ed i 24 anni. Dal sondaggio, inoltre, si evince che la rabbia è il sentimento dominante per le classi più basse dell’elettorato ed è particolarmente marcata tra gli uomini del nord, elettori over 45 e con uno tra i minori gradi occupazionale della gran Bretagna.

I sentimenti britannici nei confronti della politica (theguardian.com)

I sentimenti britannici nei confronti della politica (theguardian.com)

Riflettendo sulle altre risposte, invece, sembra palese che il secondo sentimento provato tra i giovani britannici sia la noia che è sugli stessi livelli della rabbia: gli elettori di età compresa tra 18-24, infatti, si dividono equamente con il 34% ed il 34% tra la noia e la rabbia. La noia, però, è venuta fuori sia nei giudizi degli elettori di tutte le età che ammettono non andare a votare, sia tra coloro i quali sono ancora incerti.

La rabbia e la noia, però, sono i sentimenti che scaturiscono perché i politici sono colpevoli di non mantenere le loro promesse: infatti quasi due elettori su tre crede che i governi falliscano perché non sono in grado di onorare i loro impegni e che questo dovrebbe causare il loro allontanamento dal mondo della politica, ma così non è. Nella scorsa settimana ha creato particolare scandalo ed attenzione mediatica la vicenda legata all’ex ministro laburista Denis MacShane, che è stato arrestato per frode.

Altri risultati però suggeriscono che i britannici restano convinti che la politica conta e che sia importante per loro. Uno schiacciante 86%, infatti, ha detto ICM, crede che le “decisioni politiche” sono o “molto importanti” o “abbastanza importanti” per la loro vita, contro solo un 10% che ha detto che tali scelte non sono per niente importanti per il miglioramento della loro quotidianità. 

Infine, un ultimo dato: i britannici continuano a parlare di politica con regolarità. Una chiara maggioranza dell’elettorato nel suo complesso, il 62% degli intervistati afferma di discutere di “politica o di questioni legate alla politica” con gli amici e la famiglia almeno una volta ogni quindici giorni, e una minoranza consistente, il 29% dichiara di farlo almeno quasi quotidianamente. In tutta la popolazione, lo studio rileva una stima media di 72 discussioni politiche all’anno.

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