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gratitudine e speranza

Creato il 09 settembre 2019 da Gaia

Innanzitutto, vorrei ringraziare pubblicamente coloro che hanno fatto una generosa donazione a questo blog. I fondi verranno utilizzati per sopravvivere e acquistare libri. Per coloro che vogliano emulare questo edificante esempio, le istruzioni si trovano qui. Potete anche lasciare del denaro nella mia cassetta postale ma attenzione che ci abitano le vespe (sono stata più volte invitata a rimuoverle ma si tratta pur sempre di uno sfratto, e poi credo che mangino gli afidi, e poi ancora mi sembra di avere un documentario sulla natura disponibile in tempo reale).

Probabilmente molti di voi pensano: “che senso ha pagare per qualcosa che puoi avere gratis?”, e capisco, ma avreste dovuto capire anche voi che il gratis non esiste, e poi io più vengo sostenuta più posso scrivere, perché come tutti ho bisogno di denaro per sopravvivere. Sono molto grata a chi ha contribuito ma anche in imbarazzo perché poche persone sono anche troppo generose con me, e i miei appelli cadono sempre e solo sulle loro spalle (infatti, arrivo addirittura a temere che, sentendo che qualcun’altro ci ha già pensato, quelli che erano incerti se contribuire decidano di saltare il giro. Per me non è una questione solo di denaro, spero si capisca, ma anche di principio. Tanti autori o attivisti non chiedono nulla, altri sì, e ognuno deve decidere volta per volta come rispondere a un appello).

Questa era la parte sulla gratitudine. Per quanto riguarda la speranza, personalmente non ne ho molta, ma quella poca che c’è deriva dai bambini che ho visto.

A Valvasone ne ho incontrato uno, per esempio, che mi ha raccontato di quando gli è salito un orbettino sul braccio o di come non vuole che si tagli la menta in giardino perché era sì piena di vespe, ma al tempo stesso non voleva privarle del cibo. Ascoltava con interesse tutte le mie storie sugli animali e aveva osservazioni e domande intelligenti. Ho pensato che anche a me, da piccola, “piacevano gli animali”, ma si trattava soprattutto di animali addomesticati, magari in una gabbia o in un acquario (mi dispiace e non sono più così); non avevo molta dimestichezza con quella poca natura selvatica che rimane attorno a noi, perché la mentalità dominante non era quella. Gli animali esistevano per piacere a noi, non per farsi la loro vita per conto proprio (a parte il riccio. Tutti speravamo che di sua spontanea volontà arrivasse il riccio).

Ho sentito storie ancora più stupefacenti. Mia sorella, che è educatrice, mi ha raccontato ad esempio di una volta in cui un bambino è corso in classe gridando: “siamo salvi! ragazzi, siamo salvi!!”, e quando lei ha chiesto perché, lui ha risposto come se fosse una cosa ovvia: “perché si sono aperti i fiori. La natura è così, quando ci sono i fiori siamo salvi.”

Un’altra volta, ha osservato dei bambini che si agitavano preoccupati quando si sono accorti che un albero del loro cortile stava per essere tagliato. Dopo aver confabulato un po’, hanno iniziato addirittura a tirare sassi contro il povero operaio che cominciava con l’abbattimento (vi rassicuro sul fatto che a questo punto gli educatori sono intervenuti).

Anche a me sembra di osservare, nei bambini che vedo, che l’attenzione e la meraviglia nei confronti del mondo naturale che i più piccoli spontaneamente hanno si è miracolosamente unita alla preoccupazione per come i gesti e i comportamenti umani possano danneggiare questa natura. Forse è nell’aria; i bambini assorbono e capiscono cose che gli adulti nemmeno esplicitano, e l’allarme generale è palpabile. I bambini sanno mentire, è vero, ma non hanno ancora imparato ad essere anche ipocriti, per cui se si preoccupano per l’ambiente si preoccupano e basta, non ci mettono in mezzo la crescita e il pil e come pagare le pensioni.

E qualunque cosa si pensi di Greta Thunberg, è innegabile che abbia smosso moltissimi suoi coetanei, la gran parte dei quali sembra prestare più attenzione ai problemi reali e meno alla vicenda personale della suddetta di quanto facciano invece gli adulti, incapaci di rompere schieramenti già fatti. C’è qualcosa di straziante in questa rivolta dei figli, che si accorgono che le generazioni che dovrebbero preoccuparsi del loro futuro pensano solo ai propri interessi, e che si sentono soli e senza guida sulla soglia di qualcosa di terribile. Almeno, però, non si arrendono alla disperazione ma si muovono.

Io credo, ma lo credo soltanto, non ho né prove né certezza, che potremmo essere agli albori di un cambiamento di paradigma epocale, per cui finalmente dopo millenni non solo impariamo il valore intrinseco di ciò che non è umano ma decidiamo, per il bene di esso e nostro, di attribuirgli un valore centrale e quindi anche di autolimitarci nell’espansione allo scopo di preservare anche l’altro-da-noi.

C’è chi ripone le sue speranze nella tecnologia, nonostante questa nel suo complesso non faccia che aumentare la nostra potenza e quindi accellerare la distruzione dell’ambiente e per noi gli uni degli altri.

C’è chi ripone le sue speranze in un riequilibrio naturale, tramite malattie, guerre e carestie, disastri naturali o altre sorprese, sperando come la gente spera in Dio che esista una potenza superiore per forza alla nostra e pronta a punirci per i nostri eccessi. Pur condividendo la speranza e la fiducia in forze più grandi di noi (se non altro, non ci siamo messi qui da soli), trovo queste persone odiose: augurare a tutti una catastrofe pur di non fare la propria parte oggi per evitarla è segno di un’indole non solo egoista, ma quasi malvagia.

Più in generale, non aspiro ad essere una di quelle persone che aspettano di essere salvate, senza fare nulla, o hanno una fiducia così illimitata nelle proprie capacità da pensare di poter risolvere tutti i problemi con le proprie forze. Piuttosto ripongo le mie speranze nella “natura”, intendetela come volete, ma non solo nella sua capacità di morte: anche in quella di vita. La natura che continua a meravigliarci, la natura che manda le piante a spaccare il cemento, la natura che prospera dopo un disastro nucleare, la natura che ci ha offerto un animale elegante come il piccione (sì, lo penso) per farci compagnia e pulire la nostra sporcizia, e poi animali altrettanto eleganti per controllarne gli eccessi, la natura che sta preparando creature che mangino la nostra plastica perché da soli non riusciremo mai e poi mai a sistemare il casino che abbiamo combinato. In questi sensi e con la fiducia verso ciò che non posso né conoscere né capire, ripongo le mie speranze nella natura.

E poi, ripongo le mie speranze nei bambini e negli adulti che diventeranno.

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