Grattarsi il culo

Creato il 19 novembre 2014 da Malvino

Grattarsi il culo è operazione che implica il movimento combinato di almeno tre dozzine di muscoli, dal cingolo scapolare alle punta delle dita, e l'attivazione di almeno sette aree neuronali, tra corteccia motoria, cervelletto e gangli della base. Per grattarselo, tuttavia, non c'è bisogno di conoscere tutto il complesso meccanismo che coordina le fasi dell'operazione, né a conoscerlo ce lo si gratta meglio.

Le cose vanno a questo modo anche con certi mezzucci retorici: volgari quanto grattarsi il culo, non hanno minore complessità strutturale, che tuttavia non c'è bisogno di conoscere per farne uso, perché quasi sempre vengono impiegati come risposta immediata a un stimolo cogente, d'impulso, con lo stesso automatismo che porta la mano al culo, quando prude.

Un esempio: "Ci sono due modi di stare in un talk show televisivo. Il primo è quello prono al pubblico [...] Poi c'è il secondo modo. Provare a dire la verità. [...] Quando vado in un talk show in tv o alla radio io scelgo sempre la seconda strada. [...] Non mai cercato il consenso per il consenso. Preferisco la verità". Si tratta della struttura portante di un lunghissimo post col quale Mario Adinolfi prova a trarsi d'impaccio dalle obiezioni che gli sono state rivolte dal pubblico in studio a L'aria che tira ( La7, 18.11.2014).

È il mezzuccio retorico che mira a neutralizzare la sostanza delle obiezioni eludendole e opponendo ad esse una "verità" che sarebbe tale solo perché trova dissenso in quanto irritante, e che perciò non avrebbe bisogno di altro argomento. In pratica: ho ragione per il solo fatto di essere irritante. Espediente retorico tutt'altro che lineare, ma il cui impiego non necessita di alcuna conoscenza del meccanismo che può renderlo efficace: ti prude, te lo gratti, ti passa.


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