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Gravidanza: quando sottoporsi al test di Coombs

Creato il 01 aprile 2016 da Conservazionecordoneombelicale @SorgenteSalute

Il test di Coombs viene effettuato in gravidanza per accertare la compatibilità tra il sangue della donna e quello del nascituro e capire se ci sono possibilità che quest’ultimo sviluppi anemia.

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Il test di Coombs determina il gruppo sanguigno della futura mamma, andando a scoprire se è presente il fattore RH. Se il risultato dell’esame mostra che il sangue fetale è RH+ e quello materno RH-, è possibile che la madre sviluppi una risposta immunitaria contro i globuli rossi del bambino, producendo anticorpi che possono attaccare il corpo del piccolo.

Le conseguenza possibile è una particolare forma di anemia, la cosiddetta malattia emolitica del feto (MEN), che può anche provocare, in rari casi, la morte intrauterina. Se il test risulta positivo vuol dire che nel sangue della donna sono stati trovati gli anticorpi anti-RH. A quel punto si  somministra alla madre immunoglobulina, così in modo da combattere l’azione degli anticorpi.

Il test consiste solo in un piccolo prelievo di sangue e viene effettuato solo entro i primi tre mesi di gravidanza (precisamente entro la 16esima settimana). I medici lo raccomandano alle donne che hanno come gruppo sanguigno Rh negativo e Rh positivo. In queste evenienze, infatti, è molto probabile che il nascituro sia RH positivo ed non è rara l’inconpatibilità materno fetale.

Nelle donne in gravidanza che hanno come gruppo sanguigno Rh negativo il test di Coombs viene effettuato una volta al mese, mentre in quelle che hanno come gruppo Rh positivo viene fatto una seconda volta, nel terzo trimestre di gravidanza. Se vengono trovati anticorpi anti-D, occorre controllare la situazione con test ogni quindici giorni per tutta la durata della gravidanza.

Per evitare che vi sia la risposta immunitaria, le donne in dolce attesa si sottoporranno alla somministrazione di immunoglobuline anti-D, che impediscono la produzione di anticorpi anti-D, mediante un’iniezione intramuscolare sulla spalla della donna.

E’ necessario comunque evidenziare che il rischio esiste solo nei casi in cui il sangue del feto viene in contatto con quello della donna; un fatto che raramente si verifica durante la gravidanza.

Fonte: “Leonardo – Benessere”


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