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Grazie a Mihajlovic ora sappiamo di che pasta è fatta Firenze

Creato il 01 giugno 2010 da Demopazzia

Grazie a Mihajlovic ora sappiamo di che pasta è fatta Firenze [Sinisa Mihajlovic e Željko Ražnatović, detto Arkan] Com’era prevedibile si è levato alto il coro degli indifferenti. Cosi ancora una volta il calcio ci aiuta a scoprire quanto è povero l’animo umano e di che materiale è fatta una città come Firenze. Merda. Questo è il materiale. Lo abbiamo scoperto grazie a due righe di Sofri pubblicate sul Foglio. Perché a quelle due righe, in cui il giornalista chiedeva una reazione dei fiorentini nei confronti dell’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola, in quanto autore di dichiarazioni di sostegno e affetto nei confronti di criminali di guerra come Milosevic e Arkan, ha fatto seguito lo schieramento unanime e compatto dei menefreghisti. Si passa dai toni filo mafiosi di Franco Cardini che dice “le amicizie non si toccano” e assegna solo a Dio la facoltà di prendere una posizione in merito, a quelli del “cosa vuoi che sia” dello storico radiocronista fiorentino David Guetta che si premura di ricordarci a questo proposito che anche Passarella simpatizzava per il regime dei colonnelli argentini. Tutti concordi nel dire che in fondo Mihajlovic viene a fare l’allenatore e tutto il resto è “irrilevante per il suo lavoro”, come dice Teotino del Corriere. “ Viene a Firenze per allenare una squadra, non per riscrivere il Novecento. Per questo servono altre partite. E altri maestri”, scrive invece Ermini sempre per il Corriere. Si certo altri maestri. E chi li ascolterà? Quanti di coloro che leggono oggi queste puttanate sul Corriere o sulla Gazzetta dello sport andranno a leggersi “Le guerre jugoslave” di Joze Pirievec, “La guerra in casa” di Luca Rastello, “Al di là del caos” di Elvira Mujic, “Processo agli Scorpioni” di Jasmina Tesanovic, “La linea dei mirtilli” di Paolo Rumiz? Quanti di loro invece avranno come unica fonte di informazione sulla guerra nei Balcani quello che viene a fare solo l’allenatore? E poi è curiosa questa divisione dell’uomo tra quello che è nel tempo libero e quello che è nel suo lavoro. Se qualcuno di quelli che oggi difendono Mihajlovic sapesse che durante la guerra nella ex Jugoslavia in molti andavano in trincea nel tempo “libero” per poi tornare al loro posto di lavoro o alla loro università una volta finito il suo turno di guerra forse potrebbe azzardare qualche riflessione in più. Se qualcuno si rendesse conto che le dichiarazioni di Mihajlovic sul popolo serbo sono le stesse che hanno giustificato la guerra, il genocidio e la pulizia etnica riuscirebbe a capire che in alcuni casi la distanza tra la mano che uccide e la bocca che parla non è poi cosi grande. Se qualcuno stesse ancora aspettando di poter avere almeno una tomba su cui piangere il proprio padre ucciso e sparpagliato per tutta la Bosnia in difesa del giovane Mihajlovic forse riuscirebbe a capire quanta violenza c’è nelle parole di quello che viene a fare solo l’allenatore. Se qualcuno si rendesse conto che la maggior parte dei criminali di guerra sono ancora in libertà e vanno in giro indisturbati proprio grazie a persone come Mihajlovic e a tutti questi pennivendoli forse ci penserebbe due volte prima di dire che cosa vuoi che sia. Arkan quando è stato ucciso era a piede libero nonostante il mandato di cattura internazionale. Ancora oggi Mladic, il comandante dell’esercito serbo-bosniaco, responsabile tra l’altro del genocidio di Srebrenica nel quale fu aiutato dall’amico di Mihajlovic, si aggira indisturbato per la Serbia, senza che nessuno si senta in dovere di consegnarlo alle autorità per il processo che lo sta aspettando. Perché gli eroi del popolo non si processano, ma deve essere chiaro che chi li aiuta e li sostiene, in qualsiasi modo, ne è complice. Se Mihajlovic avesse detto che i “repubblichini” furono degli eroi che lottarono per difendere il popolo italiano dal comunismo e dagli ebrei forse a Firenze qualcosa da ridire qualche giornalista l’avrebbe trovato. Perché le vittime del fascismo le conosciamo bene. Invece le vittime di Milosevic e Arkan no. Non ce ne fregava un cazzo allora figuriamoci quanto ce ne può fregare oggi. Vero Firenze? Grazie a Mihajlovic ora sappiamo di che pasta è fatta Firenze [fossa comune a Srebrenica]


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