Green minds at work – “beauty must save the world”

Creato il 27 marzo 2013 da Followingyourpassion @follyourpassion

a cura di Giulia

Work in progress per Buti, 5.856 abitanti della provincia di Pisa, uno dei quattordici comuni facenti parte dell’Unione Valdera.

foto scattata il 22.03.2013

" data-orig-size="4334,1093" title="piazza a BUTI_(PI)" data-image-title="piazza a BUTI_(PI)" align="left" data-orig-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/buti1.jpg" height="64" width="253" data-medium-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/buti1.jpg?w=300" data-image-meta="{"aperture":"2.8","credit":"","camera":"5230","caption":"","created_timestamp":"1363957723","copyright":"","focal_length":"3.7","iso":"60","shutter_speed":"0.001","title":""}" data-large-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/buti1.jpg?w=529" />
Buti_vista della piazza principaleButi_vista della piazza principalevista del castello butese

Il giorno 22 marzo, il Comune di Buti ha aperto le porte del Teatro Francesco di Bartolo per accogliere alcune delle menti “green” provenienti da diverse parti d’Italia. Per questo, un “grazie” al sindaco di Buti sembra doveroso.

apertura delle porte del teatro

Attenzione però che quando dico “green”, non intendo solo quelle persone che professionalmente ed eticamente operano nel campo dell’eco-sostenibilità, ma anche tutte quelle persone che seppure lavorino in altri ambiti, s’impegnano per migliorare l’ambiente in cui viviamo, per valorizzarlo, per “rinverdirlo”, per farci respirare aria e “bellezza”.

Il teatro è della prima metà dell’XVIII

" data-orig-size="1600,1200" title="Teatro Comunale" data-image-title="Teatro Comunale" align="left" data-orig-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/220320131438.jpg" height="259" width="346" data-medium-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/220320131438.jpg?w=300" data-image-meta="{"aperture":"2.8","credit":"","camera":"5230","caption":"","created_timestamp":"1363944996","copyright":"","focal_length":"3.7","iso":"60","shutter_speed":"0.001","title":""}" data-large-file="http://followingyourpassion.files.wordpress.com/2013/03/220320131438.jpg?w=529" />
L’interno del teatro presenta bellissime decorazioni parietaliedificio in fronte al teatroPalazzo Comunale

Il teatro comunale, di epoca ottocentesca e dalle eleganti decorazioni parietali, è stato il contesto di una giornata di studi proficua nell’ambito culturale della valorizzazione dei beni storici e del patrimonio collettivo, della riqualificazione territoriale, ambientale e urbana nell’ottica della dimensione abitativa e produttiva contemporanea, il tutto coronato da accorgimenti che pensano a tutte le sfumature del “verde”. Platea e palchetti erano tutti occupati da architetti, agronomi, professionisti delle scienze ambientali, studenti, professori, cittadini e … forse qualcuno mi è sfuggito?

Questa volta al teatro comunale non v’era un’opera teatrale, ma un seminario di otto ore, organizzato da AssForm, promosso dall’associazione Arspat e dal Comune di Buti, portava il titolo di: Strumenti e strategie per il recupero e la valorizzazione dei centri urbani. Nuovi modelli di riqualificazione urbana per il recupero e la valorizzazione dei beni storici. Il sindaco di Buti, Alessio Lari ha aperto il sipario ringraziando chi l’ha affiancato per la divulgazione del progetto, cioè l’arch. Giovanni Giusti che si occupa di restauro del paesaggio e del territorio. Insieme al sindaco di Buti, la “squadra” dei relatori salita sul palco era costituita da: Giacomo Sanavio (assessore alla programmazione territoriale ed urbanistica della Provincia di Pisa), David Turini (sindaco di Santa Maria a Monte e responsabile della pianificazione territoriale dell’unione dei Comuni della Valdera), Mario Paolo Semprini (vicepresidente Arspat), Elisabetta Norci (agronoma, Arspat), Giorgio Pizziolo (Università di Firenze), Salvatore Giordano (Esperto Associazione Borghi Autentici), Paolo Alderigi (Polo Tecnologico di Navacchio), Mauro Ciampa (Vicepresidente Arspat) e Mauro Baioni (per l’esperienza europea di ecoquartieri). Dunque il palcoscenico non ha certo visto salire sei personaggi in cerca d’autore, ma dieci esperti tra politici e non che insieme al sindaco di “casa”, hanno dato vita ai pensieri per rilanciare i quattordici comuni della Valdera, prendendo ad esempio alcune realtà nazionali ed estere. È stata definita l’importanza dell’appoggio da parte degli stessi abitanti dei luoghi per quella che è stata chiamata dal prof. Giorgio Pizziolo: “l’autogesione paesante” e l’utilità di un “laboratorio partecipato” come ha successivamente confermato Salvatore Giordano chiamando in causa la Signora Rita, per un improvvisato esempio di quali siano le necessità anche da parte dei cittadini. La signora ha dunque esposto le sue particolari richieste, riscontrate con la professione di gestione di un B&B, in questo modo la realtà butese è divenuta il “punto archimedeo” per un piccolo esempio pratico di laboratorio partecipato.

In tal proposito mi limito momentaneamente a riflettere che al laboratorio partecipato, possano rispondere non solo l’impegno delle amministrazioni, ma anche le iniziative di altri cittadini e professionisti. Ricordando che la riqualificazione urbana è poliedrica e racchiude molti aspetti che potrebbero essere attribuiti a diversi gruppi di lavoro, secondo le esperienze, le preferenze, gli impegni e le capacità di ciascun cittadino e/o professionista, coordinati ognuno da un capogruppo che faccia riferimento a un coordinatore generale.

Le parole chiave del seminario sono state: la perequazione territoriale come solidarietà tra comuni per aiutarsi e sostenere la causa che io mi sono permessa di denominare “salviamo la nostra Italia”, partendo perché no, anche dai comuni minori, che diano il buon esempio in un’ottica unificata di pianificazione per rilanciare economia e benessere senza intaccare l’ambiente. Pertanto i centri storici devono essere un volàno per ricostruire la qualità e la bellezza”, questa una frase di Giacomo Sanavio che nel suo discorso ha puntato alla necessità di valorizzare la cultura, la qualità e i musei. Come dargli torto, proprio in un periodo in cui come lui stesso dice: “non possiamo competere con gli sviluppi industriali” allora dovremmo guardare a quello che ha l’Italia in fatto di cultura che non è poco, anzi ne detiene il primo posto al mondo, seppure durante i secoli ce lo siamo fatti portar via in buona parte. Se in altri paesi vige la logica che da un granello di sabbia ne fanno un castello, noi che abbiamo già il nostro castello pensiamo come conservarlo. Riprendiamo quello che abbiamo e portiamolo sul palmo di una mano, ben alto verso il cielo. Questo il compito che passo nelle mani di amministrazioni comunali, giovani e fresche che guardano al futuro, purtroppo limitatamente alle facoltà economiche attuali di un momento particolare come è il nostro. Questo il compito che passo anche a architetti (e qui mi auto-includo), paesaggisti, agronomi e tutti quelli che hanno una mente sensibile all’ambiente, capace di guardare alla storia e prendere esempio da essa. La parola ambiente non ci deve indicare solo ed esclusivamente “un boschetto o un pratino”, ma diventa l’insieme sonoro e aperto di socializzazione, cultura, bellezza e per usare una frase di Elisabetta Norci riferendosi alle essenze arboree che sono la poesia delle funzioni principali della vita. Il discorso dell’agronoma Norci, ha trovato in me ottimi consensi, le sue parole erano quasi lo specchio (certamente meglio spiegato da lei con poesia e filosofia di vita propri di chi fa della propria passione una professione) di altri post che avete già letto anche nel mio blog (vedi ad esempio Lg10/genn2013 e riqualificazione VS speculazione). La Norci ha spiegato il ruolo del verde pubblico che diventi il protagonista dei cosiddetti “vuoti urbani” e che il verde non sia visto solo come un “materiale” architettonico da introdurre nei progetti solo con i “sempre-verdi”, ma anche con tutte quelle piante che facciano i loro decorsi stagionali naturali, proprio perché le piante sono “vive” e non solo un “materiale verde” come spesso siamo erroneamente portati a pensare.

esempio di verde privato che diventa pubblicoesempio di verde privato che diventa pubblicoangolo butesevista del castello

Pizziolo l’ha caldamente detto che il futuro si costruisce guardando al passato, al paesaggio e all’architettura e per farlo occorre il principio di una “governance partecipata” più lontana dalla governance della “grigia” burocrazia, ma che lascia un segno nei territori dove passa, perché instaura contatti, crea comunicazione e nuovi rapporti tra le popolazioni. Il Turini ci ha definito lo sviluppo ambientale come un’arma contro la rovina del territorio fatta con l’edilizia talvolta incontrollata.

Un sentito grazie quindi alle associazioni Arspat (i cui presidenti sono stati anche miei professori), al Sindaco Lari e tutti quelli che vi hanno partecipato apportando il loro contributo. Vorrei ora terminare questo post con le parole di Giacomo Sanavio: la bellezza dovrà salvare il mondo. Capirete bene che cosa si intende in questo caso per bellezza.

immagine tratta da wikipedia

Prossimamente un post sull’esperienza estera delle green-city, con particolare riferimento a un ecoquartiere di Friburgo, mostrato durante il seminario. Vi saluto esprimendo un mio piccolo desiderio: vedere il Vicolo la Rosa di Buti decorato da rose rampicanti di tutti i colori e i profumi.

collegamenti esterni: www.arspat.it / www.comune.buti.pi.it / www.borghiautenticiditalia.org / www.unione.valdera.pi.it / www.greenreport.it

Giulia


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :