Magazine Lifestyle

Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

Creato il 04 dicembre 2019 da Morgatta @morgatta

Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

Quando si sente parlare di “impatto ambientale” della moda la mente va subito ai materiali, ai tessuti, ai coloranti e molto raramente alle minuterie metalliche. Ma quasi mai si pensa a tutto il resto: cartellini, grucce, packaging ed imballaggi. Eh, lo so che già stavamo facendo fatica a destreggiarci tra la scelta del cotone bio e quello tradizionale, però per completare il quadro bisogna aggiungere gli ultimi tasselli. Dettagli, sì, ma che se scelti nella maniera giusta possono fare la differenza per il tanto amato Ambiente! Quindi pure per noi…

Etichette e cartellini fanno parte dell’identità del capo e dell’immagine del brand. Piccoli stendardi recanti il logo o il nome del marchio, hanno anche una funzione informativa (etichette composizione, Paese di provenienza, istruzioni di lavaggio, ecc), oltre che estetica. Inutile dire che sono in pochi a guardare le etichette, ma sono tantissimi quelli che le staccano immediatamenteperché graffiano o danno fastidio“, così come i cartellini vanno subito a finire nella spazzatura (mi auguro sempre almeno nel cestino della carta). Questi preziosi dettagli di branding, che indubbiamente rifiniscono il capo e conferiscono un’immagine più gradevole,  durano il tempo del tragitto dal negozio a casa. Lo stesso trattamento è riservato a tutti quegli imballaggi nei quali oggetti più o meno preziosi vengono avvolti per essere spediti ai negozi, ma anche per confezioni regalo o quando vengono acquistati online e spediti (in questo caso abbiamo un imballo in più, quello della spedizione, spesso sotto forma di busta di plastica). La funzione del packaging non è semplicemente quella di proteggere il prodotto (ne basterebbe molto meno ve lo assicuro): è legata all’immagine, alla differenziazione dagli altri marchi e di rendere il prodotto attraente rispetto alla concorrenza. Si va dalla semplice busta di plastica dentro alla quale vengono messe t-shirt e maglioni per farli arrivare al punto vendita, il sacchettino di plastica dove si infilano i bottoni di riserva, la gruccia, fino alla velina, scatola, carta regalo, nastro, busta, adesivo chiudi busta e altro nastro ancora per confezionare un pacchetto…quando non c’è un packaging apposito anche per il singolo oggetto. POI?!? Tutte cose che vengono buttate appena arrivati a casa…

Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

A tutto ciò che succede nel punto vendita si aggiunge quello che ha comportato l’aumento delle vendite online: qui, oltre al packaging del capo, vanno sommati gli imballi, la carta bollicina (divertente da strizzare ma sempre plastica è), i supporti di polistirolo, i lacci rigidi…insomma, l’effetto spazzatura post-spacchettamento dei regali di Natale lo abbiamo presente un po’ tutti, no?

O_o
Per farla breve i problemi sono 3: #1 Il packaging eccessivo; #2 L’uso di materiali non biodegradabili e nemmeno riciclabili; #3 Green washing anche per quanto riguarda certi materiali ritenuti “bio” ma che in realtà sono bioplastiche che si suddividono semplicemente in pezzi sempre più piccoli, causando microplastiche o pezzi simili alla plastica che sono forse più distruttivi e persino più difficili da pulire dalle nostre terre e corsi d’acqua rispetto a interi prodotti di plastica.  Quindi? Quindi, lungi dal privare la Moda dei sui preziosi “gusci“, forse avrebbe senso ridimensionare il tutto ed affrontare anche questo argomento con un occhio alla Natura, una mano sulla coscienza e l’altro occhio alle tecnologie ed innovazioni per quanto riguarda il Biodesign ed il Packaging Sostenibile!

Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

Le alternative sono molte, basta conoscerle e scegliere con cura il “guscio” più adatto e meno impattante, magari ri-pensandolo in maniera utile, trasformabile a sua volta in un altro oggetto di facile uso o in ogni caso semplice da smaltire…

Carta batte plastica: imballi e gusci di plastica ANCHE BASTA! La carta rimane una soluzione migliore se non altro perché è rinnovabile e naturalmente biodegradabile. Quando si sceglie la carta, meglio accertarsi che ci sia la certificazione FSC: Il Forest Stewardship Council (FSC) certifica che qualsiasi prodotto proveniente da una foresta è stato acquistato in modo ecologico, socialmente responsabile ed economicamente sostenibile. Senza danni e abusi. Nel panorama dei “cartai” un occhio speciale merita il nostrano FAVINI, che ha sviluppato diverse gamme di prodotti ottenute con scarti agro industriali (bucce di arancia, caffè, uva, nocciole, olive, ecc), con  i residui del tessile e con fibre totalmente riciclate. Qui tutte le specifiche.

Coloranti sicuri e non tossici: l’imballaggio è spesso sbiancato e tinto con sostanze chimiche dannose non solo per l’ambiente, ma anche per chi maneggia il prodotto. Cerca coloranti naturali e non tossici come la soia invece del tradizionale inchiostro a base di petrolio. Ma anche coloranti ad acqua. La carta tinta o stampata in questo modo è anche più facile da riciclare. Stessa storia per quanto riguarda acidi&co:

Alternative sintetiche veramente compostabili: anche se la “plastica biodegradabile” non è effettivamente biodegradabile, esistono comunque alcune opzioni naturali e realmente biodegradabili. Per sostituire il polistirolo si può usare la schiuma di mais, che è biodegradabile, compostabile nel cortile, si dissolve in acqua ed persino commestibile (ora io non mi starei a mangiare gli imballi, ma è buono a sapersi in caso di carestie improvvise)

😉
. Per i prodotti fragili esiste un’opzione di imballaggio chiamata MycoComposite, realizzata da Ecovative Design, che è composta da funghi e non è solo biodegradabile ma è anche certificata C2C, resistente alla fiamma e all’acqua e può essere modellata su misura per adattarsi al prodotto.

Usare quello che c’è già: mai sottovalutare ciò che è già intorno!!! Esistono un sacco di materiali che si possono usare come packaging dei prodotti; avanzi di tessuto si possono trasformare in borse o carta da regalo; il vecchio giornale è un ottima carta da regali, e gli imballaggi di altri possono diventare i tuoi, semplicemente. Sia su piccola che su larga scala, a volte basta usare l’ingegno. Chiaro che te la devi menare un po’ di più (ordinare ex novo è semplice), ma ne vale la pena. Punti assicurati, anche in originalità (pensateci anche voi per i pacchetti natalizi, la carta lucida fa scena, ma fa anche male al Pianeta)!

Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

Fortunatamente sono tanti i marchi che stanno intraprendendo la via di un packaging con un minor impatto ambientale: da Stella McCartney a Reformation passando per Patagonia&Co fino ad Armani. Fortunatamente le aziende produttrici stanno facendo passi in avanti nella ricerca di alternative alla plastica. In quanto marchi dovremmo prestare davvero attenzione a questi dettagli, non solo in termini estetici ma anche etici (e in ogni caso impacchettare meno va bene lo stesso, eh ;). In quanto consumatori dovremmo premiare anche questi piccoli, importantissimi, dettagli. O no?!?


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog