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Guacamole dello zio Matto

Creato il 03 aprile 2016 da Povna @povna

La ‘povna è stata al nord, a lungo e pervasivamente. Ha visto gli amici, soprattutto, ché questi sono giorni in cui per definizione si sta insieme. Ma, poiché tutti loro dovevano lavorare moltissimo (la ‘povna si è portata il suo proprio computer da Thelma, evento di per sé rarissimo, ché di solito l’accoppiata tablet + quello di casa basta, perché gli accadimenti legati all’Erasmus +, in consegna prima parte, dovevano essere gestiti in maniera quotidiana), gli incontri sono stati soprattutto là dove la loro socialità si fa convivialità stretta, e cioè seduti a cena.
In una di queste occasioni, le due cugine hanno riproposto un antipasto passepartout che Thelma aveva già fatto a capodanno, e la ‘povna dal canto suo riproposto, nella piccola città, agli Amicolleghi, a Connie, agli Amici Vicini, alla cena con l’Anziana di Ginevra, lo Storico Saggio e la Quasi Parente e pure con Ilaria Gaspari, sempre ottenendo, a in tutti i deschi, un successo strepitoso.
Si tratta del Guacamole di cui al titolo, in sé e per sé una cosa abbastanza ovvia. Però la ricetta arriva direttamente dallo zio Matto (venezuelano, come si sa, di origine) e per questo contiene quel quid in più, l’ingrediente segreto (anzi, due, direbbe lui) che lo fa inarrivabile. E che la ‘povna decide oggi di condividere su Slumberland, anche in onore dello zio, cui va un pensiero.
Per una dose per 4-5 persone (viene abbondante, ma crea anche un’assoluta dipendenza) si prendono dunque due avocadi molto maturi, più lo sono, e meglio viene la salsa. Anzi (e qui è il primo trucco dello zio), “se non si trovano, si cambia pietanza, il guacamole si fa un’altra volta”, perché non c’è niente di peggio che un guacamole fatto con un avocado che non sia men che maturo.
Si sbucciano (praticamente da soli, visto il grado di spappolamento), si mettono in una ciotola con il succo di un limone, sale (NIENTE pepe, lo zio Matto si raccomanda), e un poco di acqua calda (si va a occhio e si aggiunge man mano, solo se necessario) e poi (ecco il vero ingrediente imprescindibile, che cambia completamente lo statuto del piatto) un pizzico, pizzico e mezzo di cumino (in semi o in polvere, e in quel caso basta il pizzico). Si inizia a schiacciare con la forchetta, poi si passa al minipimer, quello che basta per emulsionare un po’, ma lasciando qualche pezzetto integro. A quel punto si gira col cucchiaio, e si aggiungono (senza più schiacciare o tritare, in ultimo) una faldina di cipolla tagliata sottilissima (e fatta alleggerire prima in acqua fredda) e un pezzetto, altrettanto piccolo, di pomodoro fresco tagliato a cubetti. Tutto qui. Poi si mette in tavola e si attende che finisca.
Alla ‘povna piace servirlo col pinzimonio: carote, sedano, peperoni, finocchi crudi trova che ci stiano benissimo. Sta bene però per esempio anche col salmone affumicato, per fare degli involtini lievissimi, oppure con tutti i tipi di gallette. La costante del Guacamole è solo quella di essere ipnotico: quando si comincia, è molto difficile smettere compulsivamente di mangiare.
Non succede, ma casomai avanzasse, la ‘povna segnala che è possibile pure congelarlo. Per riusarlo, basta farlo scongelare in maniera naturale, in frigo preferibilmente almeno per la prima parte del processo. Dopo, per rinvenirlo, è possibile procedere in due modi distinti: o rifarne ancora un po’, oppure aggiungere un altro pochissimo di pomodoro a cubetti, che ridà freschezza senza rovinare gli equilibri.


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