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Guerra in Libia: testimonianza di un mercenario italiano a Tripoli

Creato il 28 agosto 2011 da Tnepd

Guerra in Libia: testimonianza di un mercenario italiano a Tripoli

Guerra in Libia: testimonianza di un mercenario italiano a Tripoli
“Caro Walter

come sai , lavoro dal 2009 nell’area di Tripoli per due multinazionali. La televisione dice balle: non c’è nessuna rivoluzione democratica in questo paese. La democrazie non fa parte della loro cultura e civiltà. Da secoli ha sempre comandato uno per tutti. Forse all’inizio, ai primi spari, qualche studente era in buona fede, ma adesso ci sono solo migliaia di inesperti e pericolosi individui armati, molti dei quali delinquenti comuni, e un sacco di armi francesi e della “coalizione” lanciate da francesi e inglesi nelle mani di sconosciuti, e troppi integralisti mescolati ai gruppi di “ribelli”. I “talebani” li riconosci perché sono vestiti e hanno la barba in un certo modo che chi lavora in Medio Oriente sa ben distinguere. Per non parlare di bambini col kalashnikov che possono ucciderti solo perché gli sei antipatico oppure perché non sanno come mettere e togliere la sicura. Chi li ferma e chi li fermerà? Poi ci sono centinaia di agitati su pick-up che brandeggiano cannoni senza rinculo che non sanno neanche da che parte sparano.

Proprio ieri mattina alle cinque un tizio ha sparato un colpo accidentalmente contro il recinto di uno degli impianti che proteggo e ho faticato non poco a farmi consegnare il veicolo. Erano in tre. Due avevano armi inglesi, uno il kalashnikov a tracolla. Tutto era stato appena rubato ad una banda nemica . Non hanno neanche provato a riprendersela e sono scappati a gambe levate. Se fai un giro per il mio quartiere trovi magari un fornaio o qualche assassino scappato dal carcere che maneggia armi contraeree sparando all’ impazzata ad alzo 45, uccidendo più concittadini che lealisti e distruggendo case, finestre, tetti. Peggio dei bambini la notte di capodanno.

In generale posso dire che si tratta di personaggi male organizzati che hanno formato piccole bande, ognuna delle quali fa ciò che vuole senza coordinamento, nè radio, nè ordini, nè obbiettivi precisi. Ho visto qualche SAS e qualche CRAP in giro e qualche faccia amica. Alcuni li riconosci perché sono vestiti troppo da arabi. Troppo perfetti e con vestiti troppo puliti. Altri perché hanno armi troppo efficaci, con radio, life jacket, granate e pistola. Li trovi soprattutto nelle raffinerie e in due depositi di armi chimiche e tradizionali poco lontani da me, ma il resto è caos. Aspettiamoci un altro libano, un’altra striscia di Gaza.

Guerra in Libia: testimonianza di un mercenario italiano a Tripoli
Qui in città ci sono almeno 10 fazioni ostili tra loro. Già le prime sparatorie una contro l’altra sono avvenute proprio davanti ai miei occhi, per rubare qualche poltrona e qualche televisore. I famosi cecchini di Gheddafi che sparano ai bambini sono balle. Facci caso a quanti “rivoluzionari” hanno fucili con il cannocchiale, e capirai chi è che spara a 800 metri senza avere mai sparato prima. Tu sai cosa vuol dire fare un errore di mira di un millimetro all’apparenza.

Il saccheggio e la distruzione sono inarrestabili. Per tenere lontani gli aggressori dalle proprietà che mi hanno affidato, insieme ai miei colleghi abbiamo dovuto faticare tanto. Nemmeno in guerra. Unico loro scopo era rubare tutto quello che trovavano nei miei compound. Non credete ai commenti dei giornalisti. Nel migliore dei casi sono tappati in albergo, oppure si fanno portare in giro da autisti furbi che hanno capito cosa gli devono raccontare e far vedere per farli sentire dei reporter di guerra.

La verità è caos, delinquenti e assassini per strada, giovanissimi armati che ti sparano alle spalle per rubarti la macchina, o solo il computer o il cellulare. Anarchia totale fuori controllo. Altro che rivoluzione. Noi abbiamo evacuato gran arte del personale. Rimangono le apparecchiature e i mezzi da lavoro. Sto aspettando istruzioni per eventualmente consegnarli oppure disabilitarli.”

 A.A. 39 anni

Fonte: http://www.congedatifolgore.com e Blogghete


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