Guida Copa América 2015, Gruppo B: l’Argentina

Creato il 07 giugno 2015 da Pablitosway1983 @TuttoCalcioEste

22 anni senza vittorie. Veramente troppi, specie se si parla di una nazionale che ha avuto nel suo seno alcuni tra gli interpreti più grandi di questo sport dell'ultimo quarto di secolo, con Lionel Messi assolutamente prepotente nell'ergersi non solo a simbolo del calcio del suo paese, ma a vero e proprio emblema di questo stesso sport in prospettiva storica e planetaria. L'Argentina non può fallire. Vicecampione del mondo un anno fa in Brasile, su un palcoscenico obiettivamente di gerarchia e livello minore qual è la Copa América non c'è assolutamente nessun tipo di alternativa: deve vincere per la 15a volta il torneo sudamericano e uguagliare il numero di trionfi dell'Uruguay.

Il torneo continentale manca dalla sua bacheca dall'ormai lontano 1993 e il cammino verso il trionfo sembra che comincerà nella probabile semifinale contro il Brasile o la Colombia a Concepción il 30 giugno: testa di serie di un gruppo B che comprende Paraguay, Uruguay e l'invitata Giamaic a( che gli argentini affronteranno in tale ordine), sembra infatti che al probabilissimo primo posto nel girone, farà seguito un quarto di finale contro una delle due migliori terze, che uscirà con tutta probabilità da una tra lo stesso Paraguay, l'Ecuador, il Messico (alternativo) e il Perù, nessuna delle quali può minimamente pensare di arginare la selezione di Martino. Ad ogni modo nessun'altro, neanche i padroni di casa del Cile, il Brasile e la Colombia (le altre 'favorite') hanno a disposizione un organico così ricco in tutti i reparti. Gerardo Martino quindi affronterà il primo test prima delle qualificazioni a Russia 2018 con l'obbligo del risultato pieno.

Un appuntamento che giunge nel momento più delicato del calcio argentino degli ultimi 40 anni. Dopo la morte dell'ex presidente Julio Grondona, sul calcio nazionale sembra essersi abbattuta la tempesta perfetta: la violenza ha ripreso pericolosamente fiato con il recente scandalo di Boca-River di Copa Libertadores; la disorganizzazione strutturale è drammaticamente riemersa con le morti in campo di due giocatori nelle serie inferiori; l'indebitamento atavico dei club continua a crescere con lo sfondamento del tetto dei 50 milioni di euro(un'enormità da queste parti); la corruzione è venuta allo scoperto con lo scandalo FIFA esploso a due giorni dalla rielezione di Joseph S. Blatter, che tra gli altri coinvolge uomini di Torneos y Competencias, la società che produce le trasmissioni delle partite del campionato argentino trasmesse dalla TV di stato e che avrebbe pagato mazzette a dirigenti FIFA e CONMEBOL per ottenere i diritti trasmissione della stessa Copa América fino al 2023.

In questo clima di caos e disordine, in cui addirittura c'è chi sollecita il governo ad intervenire la federazione (senza considerare le pesanti conseguenze) i 23 caudillos argentini sono chiamati a rinnovare i fasti di gloria di una scuola che come nessun'altra al mondo ha saputo regalare ai principali palcoscenici calcistici internazionali campioni e fuoriclasse, ma che non ha avuto poi la capacità di riunirli sotto il proprio cielo con una formula vincente. Adesso non si può più sbagliare.

ANALISI TECNICO-TATTICA

Manovra palla a terra e ordinata, possesso prolungato, movimenti e rotazioni costanti con la porta rivale sempre nel mirino. Queste le principali caratteristiche del gioco di Gerardo Martino, ispirato al suo maestro Marcelo Bielsa, con cui ha riportato il Newell's al trionfo nel campionato argentino del 2013 e attraverso il quale si è guadagnato la panchina del Barcellona prima e della nazionale argentina poi. Ma proprio in Catalogna el Tata ha mostrato nuovamente un grande pragmatismo e la lontananza dall'ortodossia del bielsismo e del Tiki Taka: di fronte a rivali pericolosi in contropiede, l'allenatore rosarino non disdegna imporre variazioni di ritmo e l'abbassamento del baricentro per lasciare meno esposta la squadra alle veloci ripartenze rivali. E proprio il gioco di rimessa può trasformarsi in una risorsa a cui ricorrere in determinate circostanze.

Nella fase a gironi, visti gli avversari certamente non irresistibili (fatta eccezione per un Uruguay, comunque privo di Suárez e in fase di ricambio) certamente non si vedrà un' Argentina votata anima e corpo al contropiede, come quella vista al Maracanà il 13 luglio 2014 nella finale del Mondiale contro la Germania. Quando però il gioco si farà più duro e il bilanciamento di forze maggiore( come potrebbe accadere in una possibile semifinale con Brasile o Colombia e in un'eventuale finale) allora la albiceleste non sarà neanche quella creatura rabbiosa e sbilanciata vista nella platonica rivincita contro la Mannschaft a Düsseldorf del settembre 2014, dove all'esordio di Martino sconfisse 4-1 i tedeschi. Il 4-2-3-1 resta consolidato e se la difesa sarà solida come in Brasile, allora quest'Argentina è veramente completissima e con un ventaglio di soluzioni in tutti i reparti.

Confermata la distribuzione dei ruoli dell'anno scorso in terra brasiliana: oltre ai 3 portieri, di nuovo 7 difensori, 8 centrocampisti e 5 attaccanti. In porta confermato Sergio Romero, con la novità Nahuel Guzmán e ancora Mariano Andújar come riserve. In difesa confermati Rojo, Otamendi, De Michelis, Garay e Zabaleta, le varianti rispetto al Mondiale sono l'inserimento a sorpresa di Milton Casco del Newell's e l'inclusione del viola Roncaglia. Il centrocampo è il settore che ha subito le maggiori trasformazioni rispetto al Mondiale brasiliano e che sembra averne decisamente guadagnato: fuori Maxi Rodríguez, Enzo Pérez, Ricky Álvarez e Augusto Fernández, dentro Roberto Pereyra, Erik Lamela, Javier Pastore ed Éver Banega. Variazioni che accrescono notevolmente la qualità a disposizione di Martino e che aggiungendosi a Mascherano, Biglia, Gago e Ángel Di María forniscono al ct argentino un impressionante ventaglio di opzioni, anche per cambiare l'assetto a partita in corso. Il dubbio è solo quello relativo alle condizioni di Biglia e Di María che arrivano un po' acciaccati.

In attacco fuori Rodrigo Palacio dentro Carlos Tévez, con una manovra offensiva che sicuramente ne guadagnerà in imprevedibilità, fantasia e potenza. Il resto è storia nota: Higuaín, Lavezzi, Agüero e quasi senza neanche bisogno di dirlo, il capitano di questa squadra, Lionel Messi, completano un attacco sontuoso, scintillante, ricco di alternative e con numerose soluzioni, ma che inevitabilmente dovrà cercare di mettere il giocatore più forte del mondo nelle condizioni di accendere il gioco con il suo genio e la sua grandezza, oltre a poter finalizzare come quasi nessun'altro riesce a fare nel mondo.

LA SORPRESA

Snobbato da Carlos Bianchi che non lo rivolle al Boca un anno e mezzo fa, dopo la negativa esperienza al Newell's e la mancata convocazione al Mondiale 2014, per Ever Banega arriva la grande chance di riprendersi la nazionale in una Copa América. Ma rispetto a 4 anni fa in Argentina, quest'anno è più maturo e la sua capacità di svariare nell'arco offensivo come dimostrato quest'anno nel Siviglia di Emery può rivelarsi una soluzione in più per dare ancora un tocco in più alla ricchissima imprevedibilità del gioco d'attacco de la Selección.

LA STELLA

'Le stelle sono tante, milioni di milioni' recitava uno slogan pubblicitario, ma la sua illumina il calcio stesso. Questa volta Lionel Messi non ha alibi: dev'essere protagonista e trascinare alla vittoria i suoi compagni.

PROSPETTIVA

Con una fuoriserie di questo tipo non ci sono alternative: VINCERE, VINCERE, VINCERE.

CONVOCATI

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