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Guida di Torino: dritte per vivere la città a cinque stelle

Creato il 26 febbraio 2019 da Alessia Foglia @AlessiaFoglia

Ogni volta che racconto dei miei week end a Torino c’è sempre qualche scettico che storce il naso. E invece io continuo a tornarci con grandissimo piacere perché trovo che sia una città emozionante. Amo camminare sotto ai portici e passare da un quartiere all’altro, anime di una città che ha seguito un’evoluzione discontinua ma che oggi, sdoganata da mero polo industriale, si presenta in tutto il suo splendore. A Torino si respira un’aria regale: i suoi palazzi, testimonianza di un’epoca di grande sfarzo, incutono ancora oggi una sorta di riverenza e invitano ad una visita approfondita della città. Il modo migliore per farlo è girarla a piedi: solo così si ha la possibilità di scoprirne anche gli angoli più nascosti. Guida di Torino: dritte per vivere la città a cinque stelle Per questa mia nuova avventura torinese ho scelto di vivere la tradizione e l’eleganza del Grand Hotel Sitea: un raffinato Hotel cinque stelle di grande tradizione famigliare (è ormai alla quarta generazione!) situato nel cuore della Torino risorgimentale, proprio alle spalle della centralissima Via Roma e di Piazza San Carlo e a pochi minuti da Piazza Castello. L’accoglienza al Grand Hotel Sitea è stata degna della sua fama: la hall dell’albergo ci ha fatto immergere in una elegante cornice di lusso e raffinatezza, facendoci rivivere quelle atmosfere nobile ed eleganti della Torino di una volta. Gli ampi spazi comuni, i tappeti, le luci soffuse e un delizioso patio esterno lo rendono il luogo perfetto per un soggiorno di relax dedicato alla visita della città. Molto piacevole anche la presenza di un american bar aperto dalle 18:00 alle 24:00: il luogo perfetto per un aperitivo o per chi desidera prolungare il dopocena intrattenendosi in piacevoli conversazioni. Noi ci abbiamo passato una piacevolissima serata in compagnia del nostro cocktail preferito pianificando l’itinerario del giorno seguente! La suite che ci è stata assegnata era molto ampia e finemente arredata: il luogo perfetto dove tornare dopo una giornata in giro per la città. Le atmosfere ricercate e curate in ogni dettaglio, così come gli eleganti corridoi che portano alle stanze, eleggono il Gran Hotel Sitea a punto di riferimento per un’accoglienza di altissimo livello. A riprova del suo prestigio l’hotel ha ottenuto l’ambito riconoscimento di “Locale Storico d’Italia”: i suoi spazi, teatro di mille avvicendamenti tra cronaca e storia, dagli anni ’30 ad oggi sono stati in passato il rifugio di personalità eccellenti, rappresentando il simbolo della più raffinata ospitalità cittadina. Guida di Torino: una food experience stellata A rendere ancora più esclusivo il nostro soggiorno al Grand Hotel Sitea è stata una magnifica food experience al Carignano, il ristorante guidato dallo chef stellato Fabrizio Tesse che ci ha deliziati con un menù raffinato di cucina d’autore. Ci sono voluti solo due anni al Ristorante Carignano per guadagnarsi la prima stella Michelin: un traguardo pianificato sin dall’apertura. Fabrizio Tesse, affiancato da Marco Miglioli propone una cucina che prende spunto dai sapori della tradizione e dalla scelta di materie prime altamente selezionate e che stupisce per la veste creativa delle presentazioni e gli abbinamenti di sapori. Tutto in perfetto equilibrio. Un equilibrio che deriva dalla grande esperienza che entrambi hanno maturato all’estero e in luoghi a me molto cari come il lago d’Orta, dove si sono trovati a lavorare a stretto contatto nella cucina di Villa Crespi arrivando a distinguersi nella brigata di Cannavacciuolo. La scelta di affidarmi a loro per il menù si è rivelata particolarmente azzeccata: per noi hanno pensato al menù degustazione da 5 portate con abbinamento di vini e una piccola variazione sul tema. Il Carignano è un ambiente piccolo e raccolto: pochi tavoli finemente apparecchiati e ben distanziati garantiscono tranquillità e privacy. La nostra cena è iniziata con il “benvenuto del Carignano”, una serie di antipasti accompagnati da pane e grissini fatti a mano che hanno degnamente dato il via ad una cena davvero da ricordare. La variazione sul tema arriva ora: gli chef hanno voluto farci assaggiare l’animella tonnata, uno dei piatti che meglio sintetizza il loro concetto di cucina e che celebra l’incontro tra due materie prime apparentemente distanti tra loro ma che funzionano benissimo abbinate. Una vera sorpresa! A seguire quaglia arrostita, radicchio di Castelfranco, uvetta sultanina e scaloppa di foie gras: un piatto che può sembrare un altro azzardo ma che mi ha molto colpita per l’equilibrio dei sapori. Come primo Spaghettone “Cipriani” cacio e pepe, salsiccia di Bra (non si può venire a Torino senza assaggiarla!) e “Punt e Mes”, un vermouth Italiano dal nome tutto Piemontese solitamente utilizzato per creare cocktail e che in questo piatto ha fatto la differenza. Davvero indimenticabile infine il maialino da latte croccante, patata viola, mela cotogna alla lemongrass e riduzione di Stout: ancora una volta un contrasto di sapori bilanciati in modo magistrale. La degna conclusione di una cena perfetta è arrivata con i dessert: Mora, formaggio di capra, noce pecan e vin brulé ai frutti rossi.  


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