Guido Carocci, Valdarno, Scandicci

Da Paolorossi

Poco lungi di qui, sulla riva stessa del fiume, che scende dalle alte poggiate del Chianti ricoperte di vigneti che producono in abbondanza i vini universalmente celebrati, è un fiorente villaggio di moderna origine, Scandicci, capoluogo di un vasto comune costituitosi coi territori di due delle 72 Leghe nelle quali era ripartito il contado fiorentino: Casellina e Torri.

PONTE A GREVE – CASTELLO DI CALCHERELLI O DELL’ACCIAJUOLO – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Oltrepassato il ponte, la via Pisana lascia alla sua sinistra un elegante e caratteristico castelletto, tuttora munito di due massicce torri, ornate di merli ghibellini: il castello di Calcherelli, chiamato più modernamente l’Acciajuolo, che fu dei Davizzi, la potente famiglia che ebbe in Firenze il severo palagio in Via Porta Rossa, passato dipoi nei Davanzati.

Calcherelli, ch’è oggi una casa di fattoria, evoca il ricordo di un truce dramma che vi si svolse negli ultimi anni della libertà fiorentina. Neri di Piero Davizzi per odio contro la moglie che teneva quasi prigioniera in questo cupo maniero avito, le propinò il veleno, e siccome questo non agiva colla desiderata celerità, egli si rivolse a medici e poi ad un ciurmatore perchè gli dassero modo di raggiungere l’intento.

Scoperto il delitto, il Davizzi fu condannato il 25 giugno del 1521 alla reclusione perpetua nei sotterranei del Maschio di Volterra; ma egli era nobile e potente, aveva altissime aderenze e poco tempo dopo potè ottenere che la pena gli fosse commutata nell’esilio da tutto il dominio fiorentino, al di là di cento miglia dai confini.

Una piccola catena di deliziose colline che divide le valli della Greve, del Vingone e della Pesa si spinge colle sue pendici verso i piani ubertosi e vi s’interseca come le volute e i meandri di una trina e su quei colli, parte ridotti a coltura, parte coperti tuttora da verdi boscaglie, sorgono leggiadri villaggi, quiete chiesette, deliziosi palazzi di villeggiatura.

S. MARTINO ALLA PALMA – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Sopra ad una prominenza che domina il piano di Settimo, è la chiesa di S. Martino alla Palma dipendente un giorno de’ Cistercensi di Badia a Settimo. Adornamento maggiore di questa chiesa è un grandioso ciborio marmoreo che serve oggi per conservar l’olio santo. È un delizioso e gentile lavoro di scultura ornamentale del più bel quattrocento fiorentino e porta inciso nella gocciola il nome di Donatello.

Che quella firma sia autentica non si potrebbe garantire; ma si può invece affermare senza esitanza che l’opera è degna della fama del sommo maestro fiorentino.

( Guido Carocci, Il Valdarno da Firenze al mare, 1906 )


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