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Hai mentito al colloquio di lavoro! (e il recruiter se ne è accorto)

Creato il 19 luglio 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

Hai mentito al colloquio di lavoro! (e il recruiter se ne è accorto)Mentire e farla franca è un'abilità non da tutti. Riuscirci durante un colloquio di lavoro è una strada tentata da ogni candidato.

Per la precisione, il blog dei recruter fa notare che il 60% delle persone comuni possono mentire fino a 3 volte ogni 10 minuti.

Dalla stessa preziosa fonte si ricava anche un'altra serie di informazioni: quali sono i campanelli d'allarme che i recruiter ascoltano per scovare i bugiardi?

Sono addirittura nove le tecniche suggerite per smascherare i millantatori. Nove, quindi, possono essere le avvertenze che suggeriamo ai candidati per evitare di mettere i piedi nel terreno scivoloso della bugia che, se mal gestita, può costare l'addio al posto di lavoro desiderato.

1.    L'istinto del recruiter

Come il vino, invecchiando l'istinto del recruiter migliora. Una piccola balla può sfuggire al neofita, ma il senior non perdona. Attenzione quindi a non esagerare con chi appare più esperto.

2.    Principio della Simpatia

È più facile ingannare un recruiter che ha caratteristiche simili a quelle del candidato: questo afferma il Principio della Simpatia del sociologo Robert Cialdini. Per questo motivo esistono domande standard al colloquio di lavoro: aiutano il recruiter a non farsi condizionare.

3.    Bugie per iscritto (!)

C'è bisogno di dirlo? Quello che a voce può passare inosservato, per iscritto non lo sarà mai. Ogni recruiter che si rispetti controlla a fondo il CV: se le date non combaciano, mancano informazioni sul percorso di studi, o se questi sono "sospetti" si nota subito. Vi ricordate del Master di Oscar Giannino?

4.    Linguaggio del corpo

Toccarsi le mani, toccarsi la faccia, incrociare le braccia, inclinarsi all'indietro: quando il corpo manda questi segnali, sono segnali di menzogna. Evitare il contatto oculare e muoversi di continuo, invece, sono semplici indici di nervosismo e stress, del tutto normali ad un colloquio di lavoro.

5.    ​Sbugiardati dai social…

Un recruiter non dovrebbe mai indagare su determinate questioni, ad esempio preferenze politiche sindacali. Ma se lo fa, non andrà certo a raccontarlo al candidato. Perciò occhio ai contenuti diffusi in rete: si possono benissimo intercettare anche involontariamente.

6.    Il diavolo sta nei dettagli

Una solida bugia va rafforzata in tutti i dettagli. Meglio non provarci nemmeno se non si ha la risposta pronta su ogni aspetto tecnico della competenza o dell'esperienza millantata. Domande di questo tipo arrivano, di solito, negli step più avanzati. Per questo, la figura può essere ancora peggiore…

7.    ​Smascherati dalla prova pratica

Non è esattamente una tecnica di fino. Ma è la strategia più affidabile: mai mentire se c'è la remota possibilità di essere messi alla prova. Improvvisare la descrizione di una procedura mai fatta, montare un motore, o parlare un francese fluente da zero sono azioni che rientrano nel campo dell'impossibile.

8.    ​Referenze

Old but gold, di nuovo. Una telefonata al precedente datore di lavoro e il castello di carte salta. Va aggiunta solo una cosa: a nessuno sano di mente verrebbe mai l'idea di dare il numero di un amico/complice per reggere il gioco. Ci rimetterebbero sia il candidato che l'amico.

9.    La tecnica segreta

Ultimo consiglio della nostra fonte: ventilare al candidato l'esistenza di una tecnica segreta per smascherare i bugiardi. Poco importa se la tecnica non esiste: se il candidato si agita ha funzionato lo stesso. Non fatevi intimorire dalle tecniche segrete, questa volta la bugia potrebbe essere del recruiter.

Conclusioni – La tecnica bonus

Perché mentire? Avere una chance in più è un incentivo già di per sé abbastanza ghiotto. Ma di breve respiro. C'è un solo modo per sfuggire alla tagliola ammazza-bugie: non mettere in atto un colloquio di lavoro. Il lavoro si trova anche senza colloqui – anzi, è ancora questa la modalità prevalente – perciò non è detto che sia un recruiter, abile segugio, a decidere se il posto di lavoro ci sarà o meno. Millantare ai propri contatti può funzionare, fino a un certo punto. Sicuramente, prima o poi, ci sarà un datore di lavoro. E allora anche quest'ultima speranza è destinata ad infrangersi contro il muro dell'evidenza: quella competenza e quell'esperienza non ci sono, il periodo di prova non è superato.

Meglio la verità, in ogni caso.

Simone Caroli


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