Hanno sete: il romanzo vampirico di Robert McCammon

Creato il 13 ottobre 2011 da Alessandraz @RedazioneDiario
Care lettrici e lettori. La Gargoyle Books mi mette in seria difficoltà. I suoi libri sono spesso così avvincenti e confezionati con professionalità che rischio di non essere più credibile nelle recensioni. Ma è così: i loro libri sono davvero buoni. Tutti. Ma nel caso di Hanno sete di Robert McCammon, siamo alla perfezione. Sarà il mio amore per i vampiri che sanno fare il loro mestiere? Quello di certo. Sarà l'edizione curata con una prefazione che gronda testosterone di Andrea G. Colombo. Sicuro. Sta di fatto che Hanno sete di McCammon è uno degli horror più belli che la Gargoyle abbia pubblicato.
TramaUn male vecchio come il mondo si e' trasferito dalle lande desolate di un paese dell'est europeo nel calderone ribollente della Citta' degli Angeli, piu' di otto milioni di persone e un campionario di ogni genere di umanita'... Il contagio che questo male porta con se' si diffonde, prima lentamente, poi in proporzione geometrica: la citta' e l'intera nazione sono minacciate, poi tocchera' al resto del mondo. Uno sparuto gruppetto di persone si frappone al piano di un Principe Non-Morto: un detective della omicidi che quel male ha conosciuto durante la sua infanzia, un prete condannato a morte da una malattia incurabile, un attore della televisione che cerca di strappare la donna amata a un destino peggiore della morte, una giornalista abituata a rimestare nel torbido e un bambino che vuole vendicare l'uccisione dei suoi genitori. Le armi con cui combattono sono poche e inadeguate, ma la loro arma migliore e' la fede... Dopo 'Dracula' di Bram Stoker e 'Le notti di Salem' di Stephen King, un capolavoro assoluto della letteratura vampirica da uno dei maestri incontrastati dell'Horror.

 RECENSIONE Nel pieno rispetto della grande narrativa horror americana, Robert McCammon genera una storia che avvinghia il lettore allo stomaco trascinandolo giù in una spirale crescente di paura. In un panorama letterario che vede vampirozzi scopaioli e sbrilluccicosi, i vampiri di McCammon riportano il mito al loro posto, ossia quello di mostri che  periscono in un crudele reddere rationem, in un finale a metà tra l'epico e il catastrofico. Un romanzo corale, dove i protagonisti  - esseri umani profondamente soli - trovano il coraggio di affrontare le proprie paure nel momento in cui il contagio del male si diffonde senza trovare quasi argini. Sarà una battaglia dura, la loro, in cui alcuni perderanno la vita e la libertà.


Il prologo è splendido e insieme doloroso: protagonista, un bambino che vede la sua famiglia stravolta da ciò che sembra una leggenda. Il padre del piccolo è contaminato e la madre, per salvare se stessa e il figlio, è costretto a sparargli. Passano anni e ritroviamo quel ragazzino ormai uomo, sposato  e senza figli. Palatatzin, così si chiama, è avanti negli anni e ha relegato in un angolo della memoria la sua infanzia traumatica con la madre, sempre terrorizzata dalle ombre e dal buio.
In una altro capitolo conosciamo Wes e Solange: lui un giovane attore in ascesa, lei una donna dagli strani, magici poteri e dalla vita difficile, trascorsa quasi sempre come mantenuta (rectius: schiava) di uomini potenti; Gayle, giornalista di un foglio scandalistico che punta su notizie irreali e sensazionalistiche; Padre Silveira, un sacerdote di un quartiere degradato di Los Angeles, condannato da una malattia incurabile; Tommy, un ragazzino oggetto di soprusi da parte dei suoi compagni. Attorno a loro, un mondo di esseri umani che finiscono ingoiati da questo contagio esponenziale. Il loro destino è impietoso: essere vampirizzati. Trasformarsi in creature che temono la luce e che non hanno memoria alcuna di sé e del proprio passato, spinti da una sete che li rende mostri privi di coscienza.
La Los Angeles di Mc Cammon è una città alterata, disperata e disperante, in cui la speranza è la prima vittima non solo (o non tanto) dell'ingordigia dei vampiri, ma sopratutto del male insito nell'uomo. Perché sembra essere questo il vero messaggio di questo potente romanzo: il Male, quello vero, può allignare nell'uomo poiché è parte di esso, della sua fibra naturale. E ribellarsi ad esso significa elevarsi a un maggior livello di consapevolezza, così come abbracciarlo consapevolmente si trasforma in una presa di coscienza della forze e del potere del male. Suona molto metafisico, ma è così. Ed è - incidenter tantum - una posizione che mi trova perfettamente d'accordo.
In questo romanzo, dagli accenti ora epici, ora intimi, l'autore esplora la grandezza del bene e del male, schiacciata, celata  a volte dalla mediocrità del quotidiano. Gli esseri umani sono parte di un gioco più grande di loro, in cui le sorti del mondo possono essere decise solo quanto alcune di queste pedine prendono coscienza della propria grandezza e agiscono di conseguenza. Certo, gli eroi di quest'horror sono riluttanti, arrabbiati e disperati. Ma cosa, più della disperazione, può spingerci a trovare la vera forza interiore, quella che ci mette in contatto con il nostro vero io?
A mio avviso, questo è il miglior romanzo di Robert Mc Cammon pubblicato in Italia. Forte, potente nelle immagini, costruito con sequenze dal sapore cinematografico, con uno stile senza fronzoli che privilegia immagini fortemente evocative e approfondimenti psicologici, limitando al massimo il sangue sul soffitto. Non che non ci sia, badate bene. Ma è il giusto, così come è giusta la dose di sensualità ammaliante di cui è dotato il Principe dei Vampiri. La nota dominante di questo romanzo è l'angoscia: una paura primordiale e viscida che si insinua nel lettore  trascinandolo in una storia sempre più disperata. Alla fine della lettura, il lettore ha davvero la tentazione di trovare un crocifisso da mettere al collo, una boccetta di acqua santa e preparare un kit di emergenza anti terremoto. 
E' una commistione felice, quella descritta dall'autore, in cui le antiche credenze, magia nera e bianca, i nuovi miti, il fascino del Vampiro cinematografico e quello della tradizione mitteleuropea si fondono in maniera efficace. Ma ancora una volta, ciò che stupisce e che segna la distanza tra gli scrittori di horror e McCammon (oltre che zio Stephen, è ovvio) è l'approfondimento psicologico. Qualunque personaggio, dal vampiro ladro di bare a Palatazin o Padre Silveria ha un background psicologico  di grande spessore per un "libro di genere". Avvertiamo la solitudine, il rimorso, la profonda incomunicabilità che i personaggi portano addosso, come un peso; l'incapacità di metabolizzare quel dolore che li rende dei combattenti, la paura di non poter più tornare alla normalità. Sentimenti umani, provati da esseri con le proprie debolezze. 
Si parla di amore, in questo libro: amore tra marito e moglie, amore filiale, tra uomo e donna. Si parla di perdono, di coraggio e di paura e del come affrontarla. Di pietas. McCammon sa come toccare il cuore del lettore, non solo il loro stomaco. Un mix splendido per un romanzo che non ha cadute di ritmo e che meriterebbe davvero una trasposizione cinematografica che gli renda giustizia.
L'AUTORENato a Birmingham nel 1952, Robert McCammon ha frequentato liceo e universita' in Alabama. Nel corso degli anni ha pubblicato 13 best-seller e numerosi racconti brevi, creando successi come Swan Song, Baal, Stinger, Mistery Walk e Usher’s Passing, molti dei quali usciti anche in Italia. Dopo la pubblicazione di Gone South (1992), che e' considerato il suo capolavoro, McCammon ha scelto di prendersi una pausa di riflessione dal genere horror e di dedicare piu' tempo alla famiglia. La sua fatica piu' recente, la trilogia Speak the Nightbird, The Queen of Bedlam, Mister Slaughter, e' un grande affresco storico sull’oscuro periodo della caccia alle streghe alla fine del 1600. Nel corso degli anni i romanzi di Robert McCammon sono stati autorevolmente paragonati a quelli del 'periodo d’oro' di Stephen KingA McCammon si deve anche la fondazione della Horror Writers Association, che raggruppa tutti i massimi esponenti del genere horror e assegna annualmente i prestigiosi Bram Stoker Awards. McCammon scrive di solito durante la notte: si sente - dice lui - piu' impaurito e questo contribuisce a rendere i suoi racconti… piu' spaventosi. Il sito personale di Robert McCammon www.robertmccammon.com.

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