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HELLBOY di Neil Marshall - La recensione

Creato il 11 aprile 2019 da Ifilms
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Scritto da Lorenzo Bianchi
Categoria: Recensioni film in sala
Pubblicato: 11 Aprile 2019
Hellboy   Neil Marshall  

Hellboy

Nel contemporaneo panorama dei cinecomic, sicuramente Hellboy è un outsider, come lo fu nel 2004 quando Guillermo del Toro decise di portare sul grande schermo le pagine di Mike Mignola. Tuttavia, il risultato ottenuto da Neil Marshall non è lo stesso, purtroppo.

Hellboy (David Harbour) è un agente del BPRD (Bureau for Paranormale Research and Defense) che viene chiamato d’urgenza perché sembra essere il solo a poter contrastare il ritorno della Regina di Sangue (Milla Jovovich), assetata di vendetta dopo la sua resurrezione.

Adattamento di The Wild Hunt, fumetto scritto da Mignola tra il 2008 e il 2009, il reboot di Hellboy perde quanto di buono aveva costruito Guillermo del Toro, per scadere nel dozzinale e chiassoso action movie dalle tinte splatter/slasher. Dopotutto, Neil Marshall proviene dall’horror, ed è su questo stile che assesta la regia del film, dove non mancano tentativi di jump scare e sequenze che troppo spesso scadono nel cattivo gusto. Se Hellboy (2004) e Hellboy: The Golden Army (2008) avevano regalato un misto di azione e ironica, sapientemente mescolate con uno stile grottesco e quasi fiabesco anche nell’estetica delle creature mostruose, in questo caso è tutto relegato all’insufficienza di effetti speciali non all’altezza, a tratti quasi scadenti, soprattutto per quanto riguarda le creature mostruose. L’intreccio non è mai davvero avvincente, piatto nella sua banalità di trama, non supportata da un cast svogliato (Ron Perlman manca, eccome) e men che meno da una regia assente. Si fa fatica a salvare qualcosa, eccezion fatta per la colonna sonora: difficilmente si trova almeno un’intuizione o un’inquadratura suggestiva in un reboot di cui non si sentiva la mancanza e che perde il confronto con i suoi predecessori sotto ogni punto di vista.

Voto: 1/4


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