Ora preferisco il vino rosso, ma c’è stata un’epoca, per quanto breve, in cui riuscivo a bere gin liscio. Più o meno a quell’età ho iniziato a scrivere; in principio erano, come capita a tutti, pagine lagnose e autobiografiche. Il cinema mi ha aiutato a buttarle nel cesso. Al tempo c’erano almeno tre film cult: Pulp Fiction, Trainspotting e Fight Club. Dopo averli visti per me era impossibile non mirare a scrivere un dialogo come quello degli hamburger, un personaggio come Sick Boy, una scena come l’esplosione a catena dei grattacieli di Century City. Più tardi avrei scoperto forme più raffinate per superare il minimalismo, come i labirinti mentali di Borges. Ma continuo a guardare i film nei quali le macchine corrono, le tese esplodono, e si scambiano ventiquattrore piene di verdoni. Storie nelle quali le cose succedono! Come spettatore, non chiedo altro. Come narratore, non c’è altro che voglia scrivere.