Ho lavorato ogni giorno per studiare e non è servito a nulla | #iosonopovero

Creato il 20 gennaio 2014 da Cassintegrati @cassintegrati

Pochi mesi fa il ministro Giovannini aveva chiamato “inoccupabili” i giovani che non trovano lavoro. La critica era rivolta alla formazione italiana, considerata inadeguata. Oggi pubblichiamo per la campagna #iosonopovero la testimonianza di Naima, 25 anni, studentessa precaria emigrata. La sua frase è: “Io sono povera perché ho lavorato ogni giorno per studiare e non è servito a nulla”.

A casa mia non ci sono mai stati tanti soldi ma mi hanno insegnato che se si vuol realizzare un sogno, se lo si vuole con il cuore, si trova sempre il modo per riuscirci. Il mio sogno? Lavorare come fotografa.

Sono cresciuta in una famiglia di liberi professionisti, attori di teatro di strada, ben lontano dalle realtà della prosa o dell’opera che fino a qualche anno fa venivano pagate decorosamente da quell’apparato ministeriale chiamato “cultura”. Ed è proprio col teatro che mi sono avvicinata alla fotografia.

Nel 2008, dopo il diploma, sono andata a vivere a Londra dove ho studiato nel corso di “Digital Photography” presso la London Metropolitan University. Per mantenermi ho lavorato in un negozio di abbigliamento. Non ero troppo contenta però, e nel 2009 mi sono trasferita a Barcellona, dove ho iniziato un secondo corso di fotografia.

Da lì è iniziato un pellegrinaggio per trovare un posto nel mondo: il Ghana, di nuovo la Sardegna da dove provengo. Oggi Firenze, dove vivo dal 2011. Studio fotografia in una scuola privata da ormai tre anni. Ora penserete che siccome studio in una scuola privata, siccome ho viaggiato, io sia ricca. Non è affatto così, provo solo a inseguire il mio sogno. Con molti sacrifici.

Ho lavorato come baby sitter ogni mattina svegliandomi alle 5.30 per essere a lavoro alle 7.00. Staccavo alle 15.00, tornavo a casa, cibo, studio e alle 18 a lezione fino le 21.30. A quel punto tornare a casa e preparare la cena, doccia, chiamare il mio ragazzo che vive in Sardegna (lui è tornato a casa dei suoi per poter lavorare riuscendo a mettere qualcosa da parte) o la famiglia e poi a letto. E di nuovo, tutto da capo.

Tutto questo per uno stipendio che mi permetteva giusto di arrivare alla fine del mese. Ora sono al terzo anno, e devo arrangiarmi lavorando come baby sitter o come modella nelle scuole d’arte, raramente qualche lavoretto fotografico. Perché la fotografia non è quasi mai considerata una professione degna di riconoscimento economico.

Dopo cinque anni di studi e numerose esperienze lavorative ancora non riesco a farmi pagare per un servizio fotografico, che sia per gruppi musicali, eventi, matrimoni o cataloghi pubblicitari. Vorrei investire sul mio futuro, aprire uno studio insieme alla mia migliore amica che è anche la mia socia, vorrei insegnare ai bambini, creare dei progetti di recupero sociale attraverso l’arte. E vorrei fare tutto questo nel mio paese.

Ma il mio paese non investe sulla cultura, non crede sia utile alla ripresa economica. Il mio paese non crede nei giovani, né nella formazione. E mentre sogno di realizzare il mio futuro altrove in Europa, o chissà, cerco di fare più esperienze possibili. Dovendo scegliere ogni santo giorno se potermi permettere un libro, qualche rullino, una bistecca di carne.

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di Naima Savioli

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