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Ho passato 43 anni di lavoro, su 43, con il doppio, triplo, incarico ed uno stipendio solo. Ma non ero un magistrato, ero un magazziniere.

Creato il 15 gennaio 2012 da Slasch16

Ho passato 43 anni di lavoro, su 43, con il doppio, triplo, incarico ed uno stipendio solo. Ma non ero un magistrato, ero un magazziniere.Il primo lavoro in assoluto che ho fatto era l’apprendista ottico in un laboratorio artigianale, facevamo le lenti per i cannocchiali da poco prezzo. Dopo sono passato come apprendista in una azienda che faceva le bustine dello zucchero per i bar, quelle con la pubblicità, gestivo la macchina che tagliava, riempiva con la dose di zucchero e saldava a caldo i bordi della bustina. Facevo anche la pulizia e la manutenzione della macchina, dei rulli e della taglierina che, lavorando a caldo, si incrostavano con lo zucchero.
Due volte al mese facevo anche il facchino, la ditta era situata sotto i tunnel della stazione Centrale di Milano e nel retro arrivava direttamente il vagone con i sacchi di zucchero. Scaricavo i sacchi da 50kg insieme ad i miei compagni di lavoro e l’unica differenza rispetto aloro era che ero alto un metro ed un cazzo e pesavo meno del sacco che portavo in spalla, fortunatamente il tragitto era breve.
Ricordo che il titolare aveva la Porsche Carrera con l’interno in pelle verde scuro, una meraviglia.
Attraverso mio padre, che commerciava in auto usate, venni assunto in una concessionaria Fiat per fare il venditore di automobili usate e mio padre mi diede qualche istruzione. La più importante fu questa: due o tre al giorno, più pirla di te, li trovi sicuramente per vendergli la macchina, tu devi dire sempre  che è perfetta, è stata revisionata per bene.
Ho passato 43 anni di lavoro, su 43, con il doppio, triplo, incarico ed uno stipendio solo. Ma non ero un magistrato, ero un magazziniere.Erano gli anni del boom economico e venivano su anche dalla Puglia per comprarsi l’auto usata a Milano perchè costava meno ed erano recenti. Mi garantisce che è a posto vero? Perche devo andare sino a Barletta con la macchina.
Mio padre, vero commerciante, avrebbe risposto: stia tranquillo, la macchina è perfetta.
Di solito erano delle 600, le lamiere non erano zincate e quindi il fondo sotto ai sedili era marcio, senza contare il fatto che ad 8 su 10 andava in ebollizione il radiatore, chi l’ha avuta lo sa. bene.
Qui la vedete in tutto il suo splendore ma  quasi tutte avevano il radiatore maggiorato ed il cofano motore tenuto aperto da due aste fisse per fargli prendere più aria.
Quello che gli utenti non sapevano è che tenere il cofano aperto non servia niente in quanto l’aria di raffreddamento veniva aspirata da sotto e spinta verso il radiatore per uscire dalle fessure del cofano. Aumentavi l’uscita ma l’entrata d’aria era sempre la stessa ed in più la sporcizia intasava il radiatore e per questo andava in ebollizione.
Alla domanda se la vettura fosse a posto e potesse arrivare in Puglia rispondevo onestamente: sino a Bologna garantisco, oltre non lo so, sono vetture usate e tra il fondo marcio e l’acqua in ebollizione credo sia un’impresa arrivare in Puglia, sarebbe meglio spedirla con una bisarca non rischia di trovarsi con il motore fuso o con il sedile per terra perchè ha ceduto il fondo.
Ovvio che mi hanno subito cambiato settore, mi hanno mandato nel magazzino ricambi togliendomi un pensiero, almeno potevo vendere cose nuove e garantite senza raccontare palle ai clienti.
Facevo il commesso, le fatture, il magazziniere ed anche il fattorino. In quegli anni i ricambi si ordinavano a Rozzano dove c’era un grande deposito di vetture nuove ed il magazzino ricambi della Fiat per la zona di Milano, forse anche della Lombardia.
Qualche volta, mentre andavo a ritirare i ricambi con il 900 panorama, quello con tre file di sedili, portavo con me qualche venditore e spesso il titolare, il fondatore dell’azienda, che si sedeva davanti di fianco a me.
Da Sesto San Giovanni a Rozzano  si percorre un bel pezzo di tangenziale e ne approfittavo per fare un resoconto di come stava andando il magazzino ricambi al titolare il quale, onestamente, riconosceva il fatto.
Ovvio che ci infilassi quasi sempre la richiesta di un adeguamento di stipendio e la risposta del Sig. Piero, gran brava persona, era sempre questa: devo ammettere che sei bravo, anche se hai un carattere bestiale, sei permaloso e polemico, ma sei bravo ed io te le darei 20, 30 mila lire in più ma tu vuoi che io le dia a tutti e questo non va bene, qualcuno non le merita.
Onestamente devo ammettere che a fine anno qualche cosa per i magazzinieri riuscivo a portare a casa.
Dato che mi ero iscritto alla Cgil ed avevo il contratto, avevo letto  che, per chi avesse svolto nell’ambito lavorativo più mansioni, lo stipendio fosse adeguato alla mansione più importante ed era ovvio che io facessi di tutto per renderla ancora più importante, tanto che divenni il capetto del magazzino ma, per ridurne l’importanza l’azienda decise di mettere il mio collega, amico ancora oggi, ed io alla pari nella speranza di metterci uno contro l’altro e non cacciare una lira. A lui dicevano che loro gli avrebbero dato qualche lira in più perchè aveva un buon carattere, ma darli a te, aggiungevano, significava darli anche a Natalino ed allora non si può. A me dicevano la stessa cosa, senza il riferimento al buon carattere, si limitavano a dire che dare l’aumento a tutti e due sarebbe stato un costo.
Ad ogni modo erano brava gente ed ogni anno  riuscivo a portare a casa un piccolo aumento di stipendio per tutti e due.
Una volta  il capo del personale il Dott. XXXXXX  mi disse: io ti darei 100.000 il più, perchè le meriti per il fatturato che fate ma per due diventa troppo il costo.
Ricordo come fosse oggi, 15 gennaio 2012, cosa risposi: va bene, facciamo così, facciamo 50 mila a testa e siamo a posto. Allargò le braccia, scosse la testa incredulo ed accettò la proposta.
Faccio presente che ci rimasi per 21 anni in quell’azienda e, quasi ogni anno, si ripeteva il giochino. Con il mio collega andavamo d’accordo, formavamo una bella coppia nelle vendite io ero quello d’assalto e lui era lo stratega che chiudeva la trattativa.
Il fatturato aumentava tutti gli anni, non c’era la recessione di oggi, ricordo che un anno fummo gli unici a vincere come premio dalla Fiat una lavastoviglie a testa e fu l’unico caso nella storia perchè il premio era riservato al capo magazziniere ma noi eravamo in due , come voleva il nostro titolare ma, dato che avevamo raddoppiato il fatturato in un anno ce la consegnarono a domicilio.
L’amico-collega si sentiva un pochino mortificato dal fatto che ogni anno fossi io a trattare l’aumento di stipendio anche per lui ed una volta mi disse: Nata, non è giusto che ci vai sempre tu e passi per quello più fumino, dal brutto carattere, quest’anno ci voglio andare io, mi preparo un bel discorso e vadio io dal Dott. XXXXX. Bene, risposi, stai attento che è furbo e ti porta sempre fuori strada.
Dopo una mezz’ora, o più, scese tutto mortificato, il discorso  che si era preparato gli era stato smontato come un lego così bene che ci mancò poco che non fossimo noi a dover dare qualcosa all’azienda.
Mi disse, mi ha fregato, ci vuole la parlantina ed io non sono capace, grande matematico, grande tecnico, ma con un problema di timidezza, di carattere. A questi incontri si deve andare preparati con i dati nella testa ma con il cervello aperto per essere pronti a bloccare tutti i tentativi di uscire dal seminato, di cambiare strada ed oggetto del contendere che l’azienda usa per non sganciare una lira.
Comunque, il mio personale campionato del mondo, lo vinsi quando organizzai gli scioperi per avere la quattordicesima. Le aziende del settore erano tutte commerciali mentre la nostra aveva mantenuto il contratto industriale, infatti chi era inquadrato nel commerciale aveva la quattordicesima per legge, chi nel settore industriale avena un premio di produzione che non era di legge ma frutto di una contrattazione interna.
Organizzai gli scioperi e nel giro di un  mese ottenemmo la quattordicesima, premio di produzione, chiamatelo come volete era comunque uno stipendio in più all’anno.
Non finirò mai di ringraziare il Sig. Piero e la sua sensibilità, fosse stato per i figli saremmo in sciopero ancora adesso e fosse stato per i miei colleghi l’avremmo presa nel 3012  e vi spiego perchè.
IL capo del personale pretese una votazione pubblica dei dipendenti, esclusi i venditori, meccanico, magazzinieri, contabilità, tutti davanti a lui ed ai titolari a votare l’accettazione dell’accordo che avevo concluso e sapete come è andata a finire?
23 contrari 3 due favorevoli, il mio collega ed io. Chiesi 10 minuti di pausa per poter parlare con il Sig. Piero privatamente nel suo ufficio. Ricordo che mi disse: io ho la responsabilità di miliardi sulle spalle e di una cinquantina di famiglie.
Non sapevo più che dire e mi venen fuori d’istinto: Sig. Piero le i ha la responsabilità di miliardi e le spalle per sostenerla io ho la responsabilità della mia famigliola e non ho le spalle per sostenerla.
Mi diede la mano e chiudemmo l’accordo.
A luglio di quell’anno, che non ricordo, quando i miei colleghi presero la busta e videro cosa c’era dentro vennero in processione a scusarsi per non aver capito bene, di avermi parlato dietro ed anche criticato, non avevano capito, dicevano loro, c’era stato un disguido ed è per questo che avevano votato no all’accordo. (tra l’altro una votazione non regolare davanti ai responsabili dell’azienda senza poter prendere la parola)
Era stata la loro paura, per piaggeria avevano votato no.
Nonostante i ringraziamenti, perchè i soldi fanno comodo a tutti e qualcuno con quei soldi ha potuto comprare le scarpe ai figli, non potei esimermi dal mandarli a cagare, impiegate comprese esclusa una che aveva capito.
Poi feci carriera diventati capo, quadro negli ultimi 15 anni di lavoro. L’ultimo magazzino che ho gestito era grande come un supermercato, tra fattorini, magazzinieri, impiegata eravamo in 22 ed anche qui ho mantenuto il doppio incarico.
Arrivavano due bilici alla settimana di ricambi ed io, per non distogliere i miei collaboratori dal banco e dalle telefonate dei clienti, li scaricavo da solo con il muletto anche se ero il capo e potevo stare alla scrivania davanti al pc.
Un doppio incarico anche questo a stipendio unico perchè ancora non sapevo che certi paraculi, grazie al governo italiano, hanno si il doppio incarico ma anche il doppio stipendio .
Se, nel lavoro e nel privato, il pirla ero io individualmente, in questo caso, scandaloso, i pirla siamo tutti noi che lo permettiamo.

L’esercito dei 300 magistrati con doppio incarico e doppio stipendio.

P. S. Fondamentale, questo post parla di magistrati ma è solo lo spunto per denunciare tutte le categorie di parassiti dal doppio, triplo, stipendio.Medici, politici, professori, ecc.ecc.In parole povere, tutti i paraculi che fanno la morale a noi, al popolino, ai privilegiati che, quando va bene, hanno uno stipendio da precario.



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