Magazine Cultura

Ho scritto questo articolo per non parlare di autopromozione. Parlandone

Da Marcofre

Ho scritto questo articolo per non parlare di autopromozione. Parlandone

di Marco Freccero. Pubblicato il 24 febbraio 2020.

Per l’autore indipendente, uno degli aspetti che più suscitano perplessità, o fastidio, è di sicuro l’autopromozione.

Per il lettore, se esiste un argomento che fa sbadigliare, annoia, irrita, è quasi certamente l’argomento dell’autopromozione.

Dimenticavo: l’autore indipendente sono io, se per caso non si fosse ancora capito.

Non parliamo di autopromozione

A rigor di buonsenso, non bisognerebbe mai parlare di autopromozione, ma farla in una maniera così intelligente ed elegante che chi leggerà, non sia nemmeno lontanamente sfiorato dal dubbio: “Ehi, ma questo qui sta facendo della stupida autopromozione?”.

E allora non parliamone; ma parliamo d’altro.

Di recente mi sono trovato ad affrontare un piccolo problema a proposito del #progettoIOTA. Esatto, il mio prossimo romanzo che arriverà a dicembre 2020. Il problema è che non sarà solo un libro; ma almeno due. Ma che cosa succederà se una persona, per caso, capiterà sul secondo (che dovrebbe uscire nel 2021)? Ci capirà qualcosa oppure no?

Non è un problema da poco. Il primo libro sarà auto-conclusivo, come il secondo, ma siccome la storia proseguirà, si evolverà, è evidente che esiste il problema di permettere a chi inizia “dal lato sbagliato” di capire comunque, a grandi linee, che cosa è successo per esempio nel primo libro.

Sì, buona idea: nel secondo libro potrebbe essere presente, nelle prime pagine, una specie di riassunto che dica: “Attenzione. Questo è il secondo libro. Nel primo è successo questo e questo. Buona lettura”.

Certo, è una soluzione. E io poche righe fa ho scritto che non avrei parlato di autopromozione, nemmeno se mi avessero pagato (no, questo non l’ho affatto dichiarato).

Ma se hai per esempio due romanzi strettamente legati, che usciranno uno nel dicembre 2020, e l’altro nel dicembre del 2021 (si spera): come diavolo fai a non parlare di autopromozione?

Non intendo qui affermare che voglio trovare un sacco di nuovi lettori che impazziscano per il mio prossimo romanzo (be’, in realtà: sì). Ma in fondo: che cos’è davvero l’autopromozione?

Parliamo di autopromozione

Un blog, anche se non parla di autopromozione, è nei fatti pura e semplice autopromozione. Persino se parlassi delle mie letture e di nient’altro, sarebbe appunto… autopromozione; perché promuoverei il mio punto di vista sulle letture che porto avanti.

Già.

Sono ormai portato a pensare che la forma più sana di autopromozione sia:

  • il blog
  • la newsletter

(A proposito: ti sei iscritto alla mia newsletter? Scopri come fare!).

Entrambe queste forme di comunicazione non hanno fretta. Se le reti sociali (tutte le reti sociali) sono immediate e concise, blog e newsletter hanno invece il pregio di procedere con un passo più lento.

Ci si creda o no, il lettore (dovrei scrivere: lettrice) ha anche bisogno di un passo differente. Certo, è bello condividere questo e quello un po’ ovunque (sulle reti sociali). Ma alla lunga se decidi di essere un autore indipendente devi scovare un posticino, sulla Rete, e lì creare una conversazione.

Perché non deve solo “evolversi” chi racconta storie, probabilmente; ma pure il lettore. Che è un tipo bizzarro assai. Perché se la promozione la fa la casa editrice non protesta per nulla, anzi.

Vede lo scrittore in televisione (magari il suo preferito?) e finge di non sapere che è lì perché l’ufficio stampa della casa editrice schiocca le dita, e voilà.

Sente lo scrittore alla radio e immagina che ci sia entrato per puro caso.

Sulla fiancata dell’autobus scorge il faccione dello scrittore, o della scrittrice, e immagina che sia lì perché la tinta unita della carrozzeria del mezzo metteva troppa tristezza. Mettiamoci allora il viso di uno scrittore, dai.

Partecipa a una fiera del libro? Ma certo, è lì perché c’era dello spazio da occupare, e una sedia sul palco rischiava di restare vuota.

Firma le copie in libreria? Deve sviluppare i muscoli del braccio.

Eccetera eccetera.

Ecco: è come se il lavoro sporco fosse più accettabile se viene relegato a poche figure, lontane dagli occhi; al reparto marketing, per esempio.

Ma da un bel pezzo i libri si impongono se hanno un apparato promozionale di tutto rispetto alle spalle. Certo: ci sono poi libri che proprio non possono imporsi. Non perché siano brutti, ma perché il successo è per pochissimi (anche se naturalmente un sacco di gente, interessata a piazzare i propri corsi o webinar, afferma più o meno il contrario). Ripeti con me: “Il successo è per pochissimi”.

E se pensi che senza il successo allora non vale la pena scrivere: la scrittura non fa per te.

Basta con gli indugi: parliamo di autopromozione

Ma torniamo all’autopromozione.

Un autore indipendente deve pur inventarsi qualche cosa. Non dico un articolo del genere, che probabilmente è quanto di più bislacco si veda in giro questa settimana (d’altra parte: dove lo trovi uno che scrive ancora la parola “bislacco”?).

Prima che me ne dimentichi: hai visto il booktrailer del mio ultimo romanzo?

In fondo l’autopromozione è una specie di proposta che l’altro, o l’altra, può tranquillamente ignorare. Certo: un autore indipendente per molto tempo ancora pagherà lo scotto di non avere l’etichetta della casa editrice che lo rende “desiderabile”. C’è da aggiungere che un sacco di persone si sta abituando non solo a dare una possibilità all’autore indipendente. Ma anche a badare di meno alla presenza o meno di una casa editrice, alle spalle di chi scrive. Sì, esatto: si chiama evoluzione.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog