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Ho visto Dove vanno le nuvole.

Creato il 16 marzo 2018 da Slasch16

Ho visto Dove vanno le nuvole.

Ho appena visto su Sky un docufilm sull’immigrazione, Dove vanno le nuvole. Nella mia ignoranza ho sempre pensato che il cambiamento della società attraverso l’immigrazione non lo fermerà nessuno e tantomeno la lega che ne fa una speculazione. Il documentario parte dalla situazione di Riace, osservata da giornalisti ed intellettuali di tutto il mondo, per spaziare più o meno in tutta Italia dove dei pionieri del futuro hanno provato ad affrontare e risolvere il problema in modo intelligente. Uno scrittore croato, serbo, non so comunque per semplificare, slavo ha spiegato il senso della parola. L’integrazione è una violenza, dice lo scrittore, l’interazione è la soluzione. Integrazione significa che tu devi diventare come me, pensare come me per far si che io ti accetti mentre l’interazione significa che noi, nella nostra diversità, interagiamo per un obiettivo comune, la convivenza. Tutti i protagonisti del documentario sono pasoliniani nel senso che sono avanti a noi di almeno 50 anni. I normali li capiranno tra 50 anni, li studieranno a fondo per capire ancora di più, quelli limitati non li capiranno mai e saranno tagliati fuori dal futuro, dalla convivenza, dall’ esistenza pacifica. Mi si è aperto il cuore nel sentire cadenze calabresi, venete, che raccontavano il loro lavoro ed il loro impegno nella convivenza di tutti i colori che la natura umana propone. Nel cuore del feudo della lega incuranti della propaganda populista e razzista c’è chi si impegna nella convivenza e prepara un mondo diverso migliore e possibile. Sono fatti, non propaganda della paura, sono le fondamenta della socità futura. Verrà il giorno che nessuno noterà il colore della tua pelle ma ti valuterà per quello che sei, una persona. Non farò in tempo a vedere la trasformazione ma ci credo, verrà il momento che i vari Salvini non potranno più campare speculando sulla paura del diverso, dell’immigrato, ma dovranno andare a lavorare per campare. E’ una metafora, ovviamente, non è alla portata del fascioleghista razzista medio.

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