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Homeworld: Deserts of Kharak – Alla conquista delle sabbie di Kharak

Da Videogiochi @ZGiochi
di Francesco Dellagiacoma

Homeworld è una famosa serie di RTS a tema fantascientifico creata nel 1999 da Relic Entertainment. Deserts of Kharak, sviluppato da Blackbird Interactive e pubblicato da Gearbox Software, rilasciato il 20 Gennaio 2016, ne costituisce il prologo. Scoprite con noi in questa approfondita recensione pregi e difetti di questo stupendo gioco strategico.

Homeworld Deserts of Kharak logo

Polvere alla polvere

Ambientato 106 anni prima degli eventi della saga di Homeworld, Kharak prende luogo sull’omonimo pianeta, desertico e morente, caratterizzato da una costante lotta per la sopravvivenza. La vostra missione è quella di guidare il Kapisi, una corazzata mobile di enormi dimensioni, attraverso le asperità del pianeta, alla ricerca di un misterioso artefatto che potrebbe cambiare il destino di Kharak. Il titolo di Blackbird Interactive cattura subito l’attenzione grazie alla sua grafica ben curata e allo stile particolare con cui sono realizzate le cutscene. Non sono molti ultimamente gli RTS che si focalizzano sul single player, ma Deserts of Kharak fa questa scelta e la persegue dall’inizio alla fine, creando una storia coinvolgente e un gameplay che sì, è adatto a qualche battaglia in multiplayer, ma che regala la migliore esperienza offline.

La telecamera di Deserts of Kharak non è fissa, è possibile infatti ruotarla ed inclinarla in qualsiasi momento, avendo una visione a 360 gradi della mappa di gioco. L’unica pecca di questa scelta, altresì più che soddisfacente, sono i controlli della telecamera stessa, non propriamente comodi e a volte impossibili da usare con efficacia. Tralasciando questo difetto i controlli sono fondamentalmente ben studiati, e facilitano soprattutto la gestione della componente macro dell’RTS (principalmente grazie alla mappa strategica alla quale si può accedere con un semplice click della barra spaziatrice). Se in questo momento il gioco strategico con il quale ci si deve solitamente confrontare è Starcraft, Kharak decide di evitare lo scontro, ponendosi su di un piano totalmente diverso dal famoso prodotto Blizzard. In primo luogo, come già detto, il gioco non si dedica più di tanto alla sua componente multiplayer, donando tutte le sue attenzioni ad una campagna immersiva e profonda. Per quanto riguarda la parte tattica e di gameplay, al contrario di Starcraft 2, e di moltissimi RTS al giorno d’oggi, Kharak non punta sulla varietà delle unità.

Tatticamente parlando

Incluso il Kapisi ed i raccoglitori di risorse, avrete la possibilità di scegliere quali tra sette modelli di unità costruire: aeromobili, incrociatori, artiglieria, mezzi corazzati e mezzi d’assalto leggeri. Questo tipo di scelta, accompagnata ad uno sviluppo delle abilità molto ridotto rispetto a quello di altri titoli, dona un focus maggiore alla gestione del macro. È quindi di fondamentale importanza riuscire a tenere sotto controllo ogni angolo del campo di battaglia, gestendo gruppi di unità e concentrandosi, ad esempio, sul conquistare le posizioni elevate, che donano un angolo di fuoco migliore e la possibilità di vincere uno scontro anche solamente grazie al corretto posizionamento delle proprie unità. La visuale tattica inquadra in un istante tutte le unità (inclusa la portata dei sensori) e la mappa di gioco, dando modo di capire con un solo sguardo quali sono i punti sotto attacco, quali sono i dislivelli presenti sul terreno di gioco e dove si trovano le risorse. Se da una parte troviamo quindi una gestione delle componenti macro quasi impeccabile, non possiamo dire lo stesso del micro: l’IA non è sempre all’altezza delle aspettative ed è spesso necessario ricorrere ad interventi localizzati sulle proprie unità per evitare che si dispongano in maniera scorretta sul campo di battaglia. Assieme alla mappa tattica saremo accompagnati da costanti aggiornamenti via radio che ci informeranno degli imminenti attacchi del nemico e, spesso e volentieri, anche di alcuni risvolti di trama.

Punti forti e punti deboli

Come già accennato, pur essendo Deserts of Kharak un titolo valido e sotto alcuni punti di vista addirittura eccellente, esso non è esente da difetti. In primo luogo i controlli della telecamera, pur permettendo di godere di scorci spettacolari sull’ambiente di gioco, sono tutt’altro che comodi, e nelle situazioni più concitate non sono facilmente utilizzabili. L’IA del gioco offre un ottimo livello di sfida, ma quella delle proprie unità nelle micro-fasi di combattimento non è delle migliori, e molte volte è necessaria una correzione manuale soprattutto per quanto riguarda l’ingaggio (unità di raccolta che si fiondano sui nemici se assegnate allo stesso gruppo di controllo di unità di combattimento) ed il posizionamento (unità che pur essendo collocate su terreni elevati non riescono ad avere una linea di fuoco adatta a colpire i nemici).

La trama, uno dei punti di maggior forza del gioco, è presentata tramite stupende cutscene, ma anche da dialoghi lunghi e comunicazioni via radio che lasciano poco spazio al pathos. Il multiplayer pur risultando divertente non è assolutamente strutturato per essere competitivo, e questo, pur non essendo un vero difetto, è piuttosto una mancanza che potrebbe far storcere il naso agli appassionati di RTS moderni. Tuttavia i difetti citati non compromettono assolutamente l’esperienza di gioco, che grazie a scenari incantevoli, meccaniche complesse e ben realizzate, un doppiaggio di ottimo livello ed una colonna sonora assolutamente azzeccata, rendono Deserts of Kharak un titolo assolutamente fantastico e che ogni appassionato di strategici, o della saga di Homeworld, non dovrebbe assolutamente lasciarsi sfuggire.

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