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Huawei, il piccolo diavolo

Creato il 03 dicembre 2019 da Albertocapece

Huawei, il piccolo diavoloNon si sa bene dove si nascondano Dio o il diavolo secondo le varie versioni in cui l’uno o l’altro stanno nei particolari, ma di certo se sostituiamo ai termini metafisici quelli di verità o falsità possiamo concedere ai particolari un grande spazio. Certo la mente umana non lavora come un computer, a dispetto dei modelli standard che vedono nel cervello una macchina di Turing, né è strettamente legata alla logica booleana dove gli operatori sono solo  and, not, or avendone anche altri che sono quasi, forse, qualche, come se, in parte , a dimostrazione della sua “aleatorietà” che si esprime nelle lingue naturali dove la realtà non è mai disgiunta da un’alea di possibilità. Ehm… mi stavo facendo prendere la mano fresco di letture sulle interpretazioni analitiche della dialettica hegeliana, ma torno subito al dunque: queste caratteristiche della mente permettono spesso di mischiare verità generali e menzogne particolari (e viceversa ovviamente) mettendo cartelli indicatori sbagliati sulle strade della realtà e  condizionando in tal modo i giudizi.

Ieri mi sono trovato esattamente di fronte a un particolare fuori posto che stravolge completamente il discorso: il Wall Street Journal riferisce infatti che Huawei, colpita dalla maledizione del faraone Trump oltreché dello spione planetario Google sulla vicenda 5G avrebbe deciso  produrre smartphone senza componenti statunitensi, utilizzando quelli europei. Qualcosa di vero c’è, ma sono i particolari completamente sbagliati perché si fa credere che il colosso cinese dopotutto dipenda dagli Usa o dall’Europa e dunque dall’occidente. Invece manco per niente, in parte non si tratta di componenti, ma di macchine operatrici per la produzione di processori a 7 nanometri sviluppati dalla Tsmc di Taiwan che ha battuto sul tempo Intel e Amd. L’azienda di Taipei per produrre i chip di ultima generazione  si serve di macchinari tedeschi, quindi non ricade sotto le grinfie a stelle e strisce, ma per quanto riguarda i processori collaterali alla cpu dei telefonini, con architettura Arm (nata in Inghilterra, ma oggi controllata dalla Softbank giapponese che non si sogna di mettere divieti)  Huawei è stata costretta a cambiare fornitori in tempi strettissimi e dunque ora acquista dell’olandese NXP Semiconductors, in pratica una branca della Philips di cui fa parte anche la italo francese Stm microelectronics. Da notare che in ogni caso questi chip comunque siano marchiati, americano, giapponese o europeo  vengono costruiti in Cina e dunque il problema è essenzialmente societario, non tecnologico. La verità in qualche modo è l’esatto contrario di quanto l’articolo del Wall street journal suggerisce, sia pure in modo indiretto e a livello di suggestione  perché Huawei è completamente autonoma dagli Stati Uniti, ma in definitiva lo è anche la Cina nel suo complesso mentre ad essere dipendenti . Del resto il fondatore e amministratore delegato di Huawei, Ren Zhengfei, ha detto  ai primi di novembre  che Washington potrebbe mantenere la sua azienda “per sempre” su una lista nera perché si può “sopravvivere bene senza gli Usa”.

Credo che la situazione sia stata analizzata nel suo complesso da un uomo insospettabile, ovvero David Goldmann, autore di libri sulla civilizzazione,  editorialista per l’Asia del gruppo Spengler nonché collaboratore assiduo di Tablet magazine, una pubblicazione di ispirazione sionista, insomma un concentrato di occidentalità neo capitalista: “Il guaio è che non riusciamo ad ammettere a noi stessi che la Cina ci sta battendo. Per anni ci siamo raccontati che i cinesi non inventano nulla, ma semplicemente rubano le tecnologie degli altri e che un sistema economico statalizzato non può competere con le nostre economie di mercato. La modernizzazione cinese non è un’enclave della modernità borghese, come in India, bensì un movimento che si estende fin nei capillari della società. Gli imprenditori nei villaggi cinesi si connettono al mercato mondiale tramite i loro cellulari, vendono i loro prodotti e ne acquistano altri su Alibaba, e ottengono finanziamenti dalle piattaforme di microcredito. i flussi di informazione e di capitali scendono fino alle radici dell’economia e i prodotti rifluiscono sui mercati del mondo. Nel 1987, il pil pro capite cinese era di 251 dollari, secondo la Banca mondiale. Nel 2017, era cresciuto a 8.894 dollari, ossia si era moltiplicato trentacinque volte. Niente di simile si è mai verificato in tutta la storia economica. E non sono stati soltanto i redditi individuali, a essere cresciuti. I treni superveloci cinesi, le super autostrade, i grattacieli, i trasporti di massa urbani e i porti sono mastodontici monumenti alla nuova ricchezza del paese. In confronto, gli aeroporti, le ferrovie e le strade americane sembrano dei relitti del Terzo mondo”.

La vicenda Huawei, ma soprattutto la sua rappresentazione s’informazione occidentale, si condisce di particolari che tendono a obliterare questa nuova realtà. E così rimaniamo col dubbio iniziale: cosa si nasconde nei particolari? Un diavolo da esorcizzare o è il diavolo che cerca di esorcizzare  la propria sconfitta?

8 ammesso e mon conecesso allora


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