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Hue Recensione: un coloratissimo platform puzzle gratis per gli abbonati PS Plus

Creato il 30 ottobre 2017 da Lightman
Hue Recensione: un coloratissimo platform puzzle gratis per gli abbonati PS Plus

Hue è un platform con elementi puzzle basati sull'utilizzo del colore, un titolo originale e divertente, gratis a ottobre per i membri Plus.

Articolo a cura di Andrea Dresseno

    Disponibile per:
  • PSVita
  • PS4

Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Hue va ad arricchire quella folta schiera di titoli che trattano argomenti familiari. Da un lato abbiamo la famiglia disfunzionale di Papo & Yo, Bound e Among the Sleep; dall'altro la bizzarra epopea di What Remains of Edith Finch e la pazzia interiore di Layers of Fear; o ancora, l'amore declinato secondo le sfumature di Gone Home, Fragments of Him, Rime e The Last of Us; infine, la quotidianità di The Novelist. Ad accomunare tutti questi giochi il rapporto, più o meno risolto, con i membri della propria famiglia. Una famiglia che non sempre coincide con quella tradizionale. Dovessimo però trovare il titolo che più si avvicina a Hue, la scelta ricadrebbe su The Unfinished Swan. Entrambi i giochi mettono in scena la ricerca della madre da parte di un figlio; in entrambe le opere il viaggio si carica di elementi simbolici; sia Hue che The Unfinished Swan prendono le mosse dal colore, pur abbracciando due generi assai diversi.

Madre e figlio

Hue, probabilmente, non ambisce alla complessità e alla ricchezza narrativa del titolo di Giant Sparrow. Punta semmai a suggerire tematiche che, con discrezione, rimangono in superficie: il vero fulcro del gioco sta piuttosto nei puzzle costruiti dagli sviluppatori. La storia di questo bambino alla ricerca della madre rimane a lato, diventa semmai veicolo per gettare uno sguardo sulla percezione del mondo e sulla soggettività di ogni cosa. Il colore non è altro che un punto di vista.

Sebbene il titolo dei ragazzi di Fiddlesticks possa essere classificato come un puzzle-platform, l'ago della bilancia pende chiaramente dalla parte dei puzzle. Il mondo in bianco, grigio e nero di Hue non attende altro che essere colorato. Tutto ruota intorno a frammenti di colore - il legame tra madre e bimbo - che, tassello dopo tassello, devono essere recuperati per poter interagire cromaticamente con l'universo di gioco. Un ostacolo azzurro su sfondo grigio non esisterà più se anche lo sfondo si colorerà d'azzurro. Un po' lo stesso principio di Echochrome declinato in chiave cromatica. Il piccolo Hue dovrà affrontare, stanza dopo stanza, enigmi basati proprio sulla relazione tra colori, oggetti e scenari. La progressione è scandita dai frammenti che vanno a riempire una ruota di colori, attivabile con lo stick destro. Azzurro, poi viola, poi arancione, poi rosso e così via. Man mano che la ruota si riempie di colori, aumenta anche la difficoltà degli enigmi.

Puzzle e platform

La narrazione, si diceva, rimane quasi sempre sullo sfondo. Affidata a brevi messaggi audio della madre, che creano un universo narrativo sin troppo rarefatto, evidentemente accessorio. Non è importante conoscere gli eventi, quanto lanciare suggestioni, legare ogni stanza e dare un senso al percorso di arricchimento del giocatore. L'anima del gioco sta nei puzzle ambientali: nel corso dell'avventura le stanze si popolano di casse colorate, chiavi da recuperare, massi rotolanti, piattaforme mobili, laser e spruzzi di colore.

Sebbene la progressione, dal punto di vista della difficoltà, sia ben calibrata, la dimensione logica dei puzzle col passare dei minuti diventa forse troppo "meccanica". Hue soffre un po' sul fronte del ritmo: per quanto i puzzle si rivelino spesso di pregevole fattura, il gioco dà talvolta l'impressione di tirarla per le lunghe. Sul finale, inoltre, quando la ruota dei colori è ormai completa, qualche stanza diventa pure frustrante. Sì, ho imprecato. E non è da me.

Stick e colori

Se decidi di inserire una narrazione, è importante farla decollare. In Hue questo non avviene. D'accordo, stiamo parlando di un puzzle, ma pur sempre di un puzzle che vuole raccontare qualcosa. Le suggestioni offerte dai messaggi della madre sembrano reiterare lo stesso concetto più e più volte e il finale manca un po' di mordente.

A ciò si aggiungono alcuni limiti pratici legati alla selezione dei colori. Non solo capita talvolta di sbagliare colore perché si è spostato lo stick qualche millimetro troppo a nord, ma quando si tratta di coordinare salti e selezione del colore non sempre l'interfaccia funziona a dovere. Ve l'ho detto che ho imprecato? Quando la ruota è attiva il tempo rallenta, ma non basta a ovviare al problema. Detto questo, Hue rimane un puzzle decisamente affascinante eppure incapace di esprimere in toto il proprio potenziale. Un titolo un po' irrisolto, non del tutto equilibrato, evidentemente ambizioso. Mentre scorrono i titoli di coda, si ha l'impressione che al viaggio sia mancata quell'incisività che la premessa lasciava intendere.

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