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Huysmans, Hamsun, Tolkien: Che cosa li unisce?

Da Marcofre

Huysmans, Hamsun, Tolkien: Che cosa li unisce?

Quando Dostoevskij non sa cosa vuole

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di Marco Freccero. Pubblicato il 19 agosto 2019

Mi sono domandato se esiste una relazione tra 2 autori distanti (tra loro, e da noi); ma questo domanda ha una risposta piuttosto semplice, in realtà. Sì, esiste ed è anche abbastanza semplice scorgerla: basta leggerli!

Però la vera domanda, mi pare, è un’altra. Vale a dire: che cosa hanno “percepito” in anticipo su tanti di noi; e come hanno reagito a quanto percepivano arrivare.

Ah, dimenticavo.

Prima di continuare.

Questo è uno di quegli articoli che nessuna persona sana di mente, e davvero interessata a raggiungere lettori, e vendere le sue storie, dovrebbe scrivere. Nessun guru mi consiglierebbe di farlo. Perché se anche riuscirò a interessare qualcuno che non mi conosce, poi costui o costei se la batterà ben lontano per non tornare mai più, probabilmente.

Perché è un articolo che invece di essere una guida a come autopubblicare… È un articolo che mi andava di scrivere.

E quindi, come vedi l’ho scritto.

Joris Karl Huysmans

Di questo scrittore francese di origini olandesi ho parlato questo blog, in occasione della lettura del libro “Controcorrente”.

Huysmans, Hamsun, Tolkien: Che cosa li unisce?

Un altro libro di Huysmans intitolato “Nella corrente”.

In breve: il protagonista è un giovane coi nervi a pezzi, ricchissimo, annoiato.

Stanco della vita di città, dove il vizio e la depravazione ormai sono divenuti “democratici” e alla portata di tutti, decide di ritirarsi in una sua villa, con la compagnia di un paio di servitori. E lì cosa fa?

Nulla.

Un bel nulla.

Un bel nulla che dura. Che si snoda tra riflessioni sulle letture dei primi autori cristiani, l’innesto di pietre preziose sul carapace di una tartaruga (che poi morirà); la scelta del colore delle pareti di una stanza…

Un’opera scritta benissimo. Siamo ai livelli, per qualità della prosa, di Stendhal (mica cotica, dunque).

Ma non succede proprio nulla; e non lo dico tanto per dire.

Una lettura che mi è piaciuta moltissimo.

Come finisce?

Che il protagonista, questo ancor giovane nobile annoiato e disgustato non solo della depravazione, ma della depravazione alla portata di tutti, se ne torna in città.

Leggi: L’arco di trasformazione del personaggio.

Knut Hamsun

Parliamo invece dello scrittore norvegese Knut Hamsun di cui ho letto “Sotto la stella d’autunno”.

Prima di parlare un poco di più di Hamsun (Nobel della letteratura nel 1920), affrontiamo brevemente questo libro.

Scritto in prima persona, narra i vagabondaggi di un uomo (Knut Pedersen, il vero cognome di Hamsun) nelle campagne e nei boschi della Norvegia.

Anche costui scappa dalla città. Gira, con un amico. Si arrangia con lavoretti qui e là. Taglia la legna, ripara i recinti, scava pozzi e canali… Amoreggia e quando ha la sensazione che potrebbe “quagliare”… Taglia la corda.

Alla fine con succede? Esatto: rientra in città.

Dove approda Huysmans?

Huysmans frequentava scrittori del calibro di Émile Zola e i fratelli Goncourt (quelli del premio letterario francese, esatto). Non stiamo parlando di uno scrittore di terzo piano. Con questa opera però entra in conflitto proprio con Zola, e fonda quel decadentismo che troverà in Italia un seguace di primo piano: Gabriele D’annunzio.

L’approdo di Huysmans però è sorprendente: si convertirà alla religione cattolica. Riceverà battesimo, eucaristia e cresima, per diventare oblato benedettino e morire ucciso da un cancro alla gola nel 1907.

“Controcorrente” è pubblicato nel 1884.

Quando nasce Huysmans? Nel 1848.

Dove approda Knut Hamsun?

Hamsun è un altro “pianeta”. Norvegese, di cultura luterana, sviluppa una simpatia sempre più profonda per la cultura germanica che lo condurrà ad appoggiare questo Paese nella Prima Guerra Mondiale.

E nella Seconda.

Regalerà la medaglia del Nobel al gerarca nazista Goebbels. Scriverà il necrologio di Adolf Hitler quando questi si farà saltare le cervella nel bunker di Berlino.

Viene arrestato dalle autorità del suo Paese e processato (ha 85 anni quando accade questo). Rifiuta l’avvocato difensore: fa da sé. Non fugge (ma potrebbe farlo). Viene condannato a risarcire alla Norvegia una somma enorme, quindi viene rinchiuso in un ospizio dove subisce anche violenze fisiche.

Muore nel 1952. Era nato nel 1859. Ha sempre difeso le sue scelte.

Fu filonazista?

Per capire Huysmans e Hamsun, qui ci tocca tirare in ballo un altro grande scrittore. Inglese questa volta.

Per quale motivo? Perché lui fu più lucido di questi 2 autori, e di tanti altri. Come essi percepì che qualcosa stava per arrivare e avrebbe travolto la cultura europea.

Come essi creò dei personaggi che però non fuggivano nei boschi, o in qualche villa distante dalla città. Lui costruì un mondo e una lingua.

La Terra di Mezzo e la lingua elfica.

Esatto.

John Ronald Reuel Tolkien

Tolkien nasce nel 1892 in Sudafrica e muore in Inghilterra nel 1973. “Il signore degli anelli” esce nel 1954/1955. Anche se in Italia in passato è stato accostato ad ambienti di estrema destra, lui, che ha combattuto nella Prima Guerra Mondiale, è consapevole che occorre fermare a ogni costo l’avanzata del nazi-fascismo in Europa.

È certo che gli alleati trionferanno.

Si dichiara dispiaciuto di non avere qualche parente ebreo.

Ma Tolkien SA (come Huysmans e Hamsun sapevano) che tutto questo avrà un prezzo enorme. Sul continente europeo scivolerà una potenza omologatrice, che illuderà le persone con la libertà solo per renderle schiavi perfetti; perché inconsapevoli e anzi persuasi di essere gli unici, veri esseri umani liberi dall’inizio della Storia.

Che cos’è questa potenza omologatrice?

Un’insieme di elementi.

Possiamo raggrupparli tutti sotto la definizione di “modernità”? Forse. Lì c’è una forza con una precisa etica, ed è il capitalismo, la cui sola etica è “Fare soldi”.


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