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I “CINQUE FRATELLI i Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà” di Micol e Pierfranco Bruni è un romanzo che rimanda a Dante del Purgatorio ed è funzionale per una sceneggiatura

Da Lalunaeildrago
di  Giuseppe Femiano
I “CINQUE FRATELLI i Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà” di Micol e Pierfranco Bruni è un romanzo che rimanda a Dante del Purgatorio ed è  funzionale per una sceneggiatura “CINQUE FRATELLI Bruni Gaudinieri vissuto nobiltà” Micol Pierfranco romanzo rimanda Dante Purgatorio funzionale sceneggiaturaI due autori Micol e Pierfranco Bruni ripercorrono, dalla fine dell’Ottocento sino a giorni nostri, la storia della loro nobile famiglia del nord della Calabria, in particolare quella dei fratelli Adolfo, Mariano, Virgilio Italo, Gino, Pietro. Le radici della famiglia Bruni-Gaudinieri, nei “Cinque fratelli” (Pellegrini editore), si spingono agli albori del Diciassettesimo secolo. In tale periodo in a S. Lorenzo del Vallo ormai si sono assestate le radici della Magna Grecia e Romane con quelle Arbereshe e si preparano ad accogliere e confrontarsi con l’influenza spagnola. Il percorso si completerà con il Regno di Napoli come espressione di fedeltà ai Borboni almeno sino al 1927, anche se dal ramo dei Gaudinieri la dedizione alla Bandiera ed alla Patria porterà il colonnello Agostino Gaudinieri ad essere un eroe pluridecorato della grande Guerra e ed uno dei più importanti riferimenti per Casa Savoia.
Il racconto storiografico familiare, attraversando il periodo fascista, interesserà oltre che San Lorenzo del Vallo anche Spezzano Albanese, Cosenza, Terranova da Sibari, Acri oltre che Cagliari. Il percorso temporale della famiglia Bruni-Gaudinierispingendosi sino ai nostri giorni, grazie ai nostri autori, fa sì la Calabria leghi la Sardegna alla Puglia. I due autori padre e figlia in questa opera trasmettono con perizia, le loro conoscenze culturali di scrittori e studiosi. Le ricerche d’archivio fatte ed abbinate al vissuto personale e correlate al materiale fotografico della famiglia Bruni, riescono a rendere con leggerezza la storia della loro famiglia. I trascorsi e le vicissitudini e le diversità dei cinque fratelli, pur uniti fra loro dal senso del dovere e dell’onore, colpiscono per i comportamenti genuinamente borghesi e nel contempo nobiliari. In ultimo viene evidenziata la comunanza tra l’Ordine dei Minimi di S. Francesco da Paola e i Gaudinieri in una profonda tangibile visione cristiana. Micol, in particolare, è quella che sembra avere un filo conduttore più storiografico nella descrizione della nobile famiglia calabrese, sembra non dimenticare quanto ha scritto nel suo libro precedente “Schegge d’Italia”, soprattutto nelle ricerche bibliografiche e negli aspetti antropologici. Pur riguardando il periodo di fine ottocento l’autrice trasfonde e perfeziona l’humus già evidente ne “Il Canto delle Pietre”. Risente dell’epoca immediata dell’unità d’Italia in parte subita da una minoranza etnica e la percorre sino a portarla nei tempi moderni come un vulnus ormai attenuato, mai sopito, direi da un lato orgoglioso ma dall’altro nostalgico quasi malinconico. Pierfranco percorre momenti di grande affetto e partecipazione, la sua prosa coinvolgente agli occhi della mente, a tratti diventa lirica. L’autore stesso dichiara di accompagnarsi a “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa ed a “I Bruddenbrook” di Thomas Mann, in realtà pur nelle somiglianze qui le diversità sono evidenti. Abbiamo un percorso narrativo diverso cioè è partecipativo personale, in Mann vi è uno svolgimento di una saga e differente da Lampedusa in cui il racconto non è biografico, anche se quest’ultimo molto più vicino al libro dei Bruni. Paragonare ad avvicinare il libro dei Bruni ai precedenti non rende quanto ivi espresso. Si parla di nostalgia, ma non è nostalgia o melanconia, è tutt’altro, forse la parola “saudade” è quella che rende meglio. Qui il discorso ci porta a Dante e il confronto sarebbe molto interessante tra questo libro il pensiero di Dante espresso nella “Divina Commedia”, Canto VIII del “Purgatorio”: “Era già l'ora che volge il disìo/ai navicanti e 'ntenerisce il core/lo dì c'han detto ai dolci amici addio”. Ciò che permea il libro dei Bruni è un sentimento misto tra passato e presente che non evoca solo nostalgia, ma anche speranza nel futuro che verrà, cioè un legame col passato comunitario con il ricordo dei tempi andati e la speranza e la voglia di essere ancora felici nel futuro. Un libro che si presta benissimo ad una sceneggiatura cinematografica proprio per il contesto e i personaggi che vi campeggiano. Un suggerimento che ha un senso e sul quale gli autori stanno già lavorando.

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