I conti della Cultura che non tornano

Creato il 20 ottobre 2015 da Paologiardina
Tira una brutta aria attorno ad Antonio Condorelli, l'inviato de "La 7" autore del servizio di approfondimento sulla Casa Museo di Palazzolo Acreide intitolata ad Antonino Uccello.
Ma se guardiamo in faccia la realtà, c'è qualcosa che non torna. A non tornare è proprio la cultura. La sostanza delle reazioni al servizio del Condorelli sono state un concentrato di retorica, di frasi fatte: "la cultura prima di tutto, di cultura si mangia", e così via. In effetti, il caso in specie appare un esempio abbondante di mangiatoia.
Ora, se un Museo non è una impresa, ma un erogatore culturale, occorre ficcare il dito sul nervo scoperto e dolorante e porsi l'unica vera domanda: la cultura gestita in questo modo è capace di diffondere conoscenza?
Se dopo tutti i soldi che spendiamo, nella migliore delle ipotesi Antonino Uccello era un "appassionato maestro che andava per le campagne siciliane a raccogliere materiale", qualcosa non va.
Condorelli ha tirato la "palla... avvelenata", ha sbagliato il tiro, in un servizio di approfondimento non è stato capace di approfondire, un po' come gli aspiranti onesti dell'antipolitica, ma è l'occasione per aprire un dibattito proprio sulla cultura... per farla tornare.
Siamo ad un punto di non ritorno, propriamente allo "stadio finale, non più reversibile, di un processo" con il quale al primo posto pensiamo di mettere la cultura, ma in realtà siamo interessati ad altro.
Per dirla con Karl Kraus, abbiamo tutta la libertà di pensiero, ma ci manca il pensiero.
Originale su Free Journal