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I cretini antimoderni

Creato il 20 maggio 2020 da Conflittiestrategie

Un cretino si alza la mattina e bofonchia che in giro c’è troppo scientismo. Ovviamente, è un cretino e di scienza non sa nulla però fa la critica alla scienza, in nome di un ritorno ad origini meravigliose mai esistite. Non sa cosa sia la teoria della relatività o la meccanica quantistica – cose complicatissime sulle quali un profano come me, che pur cerca di leggere, può avere solo idee generali e non esaurienti – eppure sente di doversi ribellare all’oppressione scientifica. E se non è la scienza il suo bersaglio, è la tecnica (o anche la tecnologia) che da scoperta umana diviene destino con la T maiuscola, il Destino Tecnico o della Tecnica la quale da strumento si è fatto fine per la fine del mondo. Si tratta di frasi prive di senso, o di senso apocalittico, che in bocca ad un filosofo sono difficili da digerire mentre in bocca ai cretini diventano intollerabili da ascoltare.
La critica alla modernità, questa “lotta contro il proprio tempo” viaggia veloce, ça va sans dire, su mezzi antimoderni come Internet, i cellulari, i tablet, i computer. La coerenza è il segno distintivo del feudatario del XXI secolo che rimpiange i vecchi giorni con un tweet o con un post. Questi svitati sono gli stessi che dietro un virus vedono un complotto o dentro un vaccino uno sterminio. Ma si definiscono antiscientisti e per un recupero di prerogative antropologiche che il “progresso” avrebbe sottratto all’Uomo. Sviluppo che se non ci fosse stato avrebbe tolto di mezzo loro, anche prima dei 40 anni, tra atroci malattie e sofferenze ma molte meno idiozie dette e pensate.
In un articolo molto gustoso di qualche anno fa scriveva Gianfranco la Grassa:

“Voi coltivate il vostro campicello? E vi fabbricate vanghe, zappe e altri semplici strumenti? Li fate allora di legno, non certo di ferro per cui occorrono fonderie e fabbriche di lavorazione del ferro, ecc? E dove trovate un legno buono? E sapete fare questi strumenti con materiali che non vi si spezzino tra le mani? E avete idea di quanto potete scavare (in estensione e in profondità) con quegli attrezzi nel terreno, quanto profondi dovrete mettere i semi (talché, se vi viene un inverno poco favorevole, non siate fottuti per un anno almeno)? E il concime per rigenerare gli elementi necessari affinché la terra sia coltivabile e nutra le piante? Avete animali a portata di mano e contadini che sappiano come far maturare cacca e piscio per il tempo necessario a che non vi secchino tutta la vegetazione (perché spero sappiate che gli acidi si debbono trasformare in sali per nutrire e non bruciare)? Oppure praticate il maggese o altri tipi di rotazione delle terre coltivate per farle riposare? E quanta terra avete, quanti giardini avete per eseguire questa rotazione? Allora siete ricchissimi. Ma tutta quella terra non potete coltivarla e curarla (perché anche quella che “riposa” va curata altrimenti l’anno successivo avrete erbacce a volontà!) da soli. E fate dunque una cooperativa (di almeno qualche centinaio di persone, visto che non userete che semplici strumenti di legno fatti a mano)? Oppure vi viene in testa di metterli al vostro servizio, dando loro la partecipazione al prodotto (così finalmente vi inforcano come meritate già al primo anno, perché non riusciranno certo a mantenersi ad un minimo livello di vita né a sfamare i loro bambini, ecc.)? E poi non osiate mettere piede in una Farmacia o in un Ospedale! E meno che meno farvi un’operazione chirurgica; altrimenti pretendo che vi facciate il tipo di operazione che abbiamo visto nei Western (con whisky come anestetico). E guai a voi se usate il laser per un distacco di retina. Accettate la cecità, mandata da Dio. Sapete tutto il progresso che sta dietro ad un laser, ne avete una pallidissima idea? E sapete quanta energia consumano decine e decine di migliaia (forse milioni) di laser di ogni tipo; energia che deve quindi essere prodotta? E poi cosa usate per l’illuminazione? Vi proibisco di parlarmi di energia elettrica, le cui bollette crescono per pagare i lauti profitti guadagnati dai “salvatori dell’umanità” che ci stra-rompono con le energie rinnovabili; e per pagare i loro profitti (passati per opere meritorie di “ricerca”, come se non si facesse ricerca anche per le energie tratte da altre fonti e per diminuire il loro consumo nei vari tipi di motori o turbine, ecc. che le utilizzano). Nemmeno vi salti il ticchio di usare lumi a petrolio, che è secondo voi in esaurimento. Le candele? Fate pena! Cosa dite? Mettete i pannelli solari o una pala eolica nell’orto di casa? E chi li fabbrica? Li fate a mano con semplici strumenti; e scartando sempre l’acciaio, un prodotto troppo moderno? E chi ve li installa? Non ditemi che chiamate aziende con camion dotati di scale allungabili per salire sui tetti se necessario per una migliore illuminazione; gli ingranaggi richiedono una certa dose di “progresso tecnico”, senza considerare gli oli lubrificanti che, se non si vuole un’usura rapida, sono frutto di ricerche (e quindi di complessi laboratori) per i quali sono necessarie altre strumentazioni e materiali adatti alle stesse. E poi la manutenzione con il cambio dei pezzi? Il miglioramento del loro rendimento e della loro fabbricazione a costi (e prezzi) più bassi? E’ uno sfinimento, non si riesce a mettere termine all’evoluzione di ogni più piccola cosa che serve ad un’altra che però serve ad un’altra ancora. E come s’incazzano i fabbricanti di un bene se c’è qualche ritardo nel perfezionamento della produzione di altri che servono a produrre i loro. Imprecano contro i “ritardati mentali”, che ancora non hanno scoperto il miglioramento indispensabile. E siete mai stati in quelle “Opere pie” che sono le fabbriche che producono medicinali omeopatici? Mai, che so, alla Boiron o cosa similare? Non sapete quali complessi macchinari hanno per inscatolare e riempire boccette di liquidi “miracolosi” (in termini di lauti guadagni a costi di materia prima pressoché nulli)? Che tipo di organizzazione del lavoro modernissima hanno? Mandano in giro miliardi di confezioni con (stra)guadagni, e credete che le facciano a mano e selezionando accuratamente erbe e frutti di “Madre Natura”? Oppure, pensate di mettere le erbe nel vostro orto dietro casa e ottenere tutte quelle necessarie a curarvi? Bene, siamo d’accordo: così c’è speranza che morirete prima. Vi controlleremo però e guai se andate in un posto medico a farvi curare o cucire quando vi farete qualche grave strappo o maciullamento di carne, perché siete così incapaci che non saprete usare nemmeno gli strumenti di legno senza fare un casino della Madonna. Che il vostro giardino di casa abbia almeno una piccola estensione di terra argillosa. L’argilla fa miracoli (secondo gli “stregoni moderni”); usate impacchi di quella per tutto, anche per farvi ricrescere un dito o una “zampa” se ve li amputate. Sapete com’è fabbricata – e in quali stabilimenti – la miracolosa argilla (magari quella verde, la migliore)? Sempre con macchinari automatizzati, mano d’opera quasi nulla (neanche occupazione forniscono!) e con aggiunta di prodotti medici; o, per carità, solo per rafforzare le sue meravigliose “proprietà naturali” che, da sole, vi danno pochissimo sollievo e in tempi “secolari”. Ascoltate il mio consiglio; fatevi soprattutto la grappa in casa, s’impara facilmente; ma fatela senza gli alambicchi e strumentazioni di fabbrica. Viene fuori una grappa a 70 gradi e soprattutto con forse fino all’1% di CH3-OH (il venefico alcol metilico), che finalmente vi darà il riposo celestiale ed eterno. Provoca qualche spasmo, dolore addominale, vomito, cefalea, vertigini, confusione mentale; poi annebbiamento, edema retinico, cecità, coma, convulsioni e infine, liberatrice, la morte. In fondo, se siete deboli in nemmeno un giorno ve ne andate; soffrite quindi quasi nulla rispetto a quei lungi soggiorni in Ospedale dove vi hanno tolto un cancro al polmone o alla prostata e poi vi devono fare anche la chemioterapia o simile. Poche ore e siete fuori d’ogni pensiero senza più soffrire di questa maledetta tecnologia. Del resto, dovete crepare per il bene dell’umanità; siete la nuova “peste nera”, quindi crepate per favore, ci liberate anche spazio per il blog, che non può perdere tempo con gli imbecilli o, più probabilmente, gli imbroglioni che vendono un tanto al kilo ai media dei dominanti la loro sbobba antimodernista ed eco-catastrofista, con il loro orto dietro casa, il commercio equo-solidale, il no profit, il macrobiotico e, dulcis in fundo, le energie rinnovabili (per finanziare i guadagni dei loro produttori e propagandisti chiacchieroni subiamo continui aumenti delle bollette elettriche, questa l’unica realtà accertata).”

Il punto fondamentale è che tutte le balzanerie antimoderniste, come quelle suggerite da Massimo Fini, ancora in una intervista di ieri su La Verità – che non per niente trovano sempre grande spazio sui media (informativi e controinformativi, perché questi ultimi non fanno altro che rilanciare o controbilanciare la spazzatura dei primi) – hanno il solo intento di farvi consumare in battaglie sciocche e perdenti che non insidiano i gangli veri del potere. Il nominato scrittore affermava, senza la minima preoccupazione di poter fare la figura dello scemo, che presto la gente scapperà dalle città per rifugiarsi in campagna facendo nascere un nuovo feudalesimo: «È il consiglio che do ai giovani che mi seguono: comprate un casale, un appezzamento e imparate a lavorarlo e a mungere le mucche». A breve i cittadini prenderanno d’assalto le campagne, con un moto contrario a quello della Rivoluzione Industriale, e scoppierà una guerra incivile per “imbifolchirsi”.
Come volevasi dimostrare. Questi cialtroni vogliono la resa della gioventù, propugnano il suo ritiro nei campi per spegnerne il vigore dell’età, isolata li dove essa non può fare male a nessuno o distratta da teorie bizzarre, per garantire alle farabutte classi dirigenti che ci comandano ancora un po’ di tranquillità. Invece, noi dobbiamo perseguire la potenza ed il rinnovamento della società con la forza della scienza, della tecnica, della tecnologia che metteremo al servizio di idee rivoluzionarie e di nuove ideologie, imbastendo strategie e conflitti per primeggiare, armati di futuro, non di passato vacuo. Ieri c’era il domani di qualcun altro che ha vinto o ha perso, il nostro domani è adesso, per avanzare o perire.


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