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I dieci giorni che sconvolsero un secolo

Creato il 29 ottobre 2017 da Dismappa

I dieci giorni che sconvolsero un secolo

Troppo drammatici gli eventi di quei giorni, troppe le conseguenze che essi ebbero in Russia e fuori della Russia, troppe e troppo profonde le emozioni, le speranze e le rabbie, le illusioni e le disillusioni messe in moto "nei dieci giorni che sconvolsero il mondo" - come li aveva subito battezzati lo scrittore americano John Reed, testimone in diretta della Rivoluzione, a cui fa riferimento il titolo di questa retrospettiva - perché sfuggissero alle antenne creative degli artisti del cinema.

Nel primo percorso è possibile cogliere la trasformazione del modo di approcciarsi alla lettura dei fatti rivoluzionari nel corso del tempo. Si va così dalla foga propagandistica dei primi documentari di Dziga Vertov alle sperimentazioni dell'Avanguardia Russa di Ejzenštejn, Pudovkin, Dovženko o Barnet della fine degli anni Venti, in perenne ricerca di un nuovo linguaggio per esprimere un mondo nuovo; dalla rigida ideologia del realismo sovietico, imposto autoritariamente dalla metà degli anni Trenta per chiudere ogni forma di sperimentazione, al silenzio del culmine dello stalinismo, in cui solo il ruolo svolto da Stalin poteva eventualmente essere messo in scena; dalle timide aperture dell'era krusheviana, dopo la morte di Stalin, al ritorno delle censure nel periodo brezneviano. Si giunge, infine, all'oggi, con le riletture critiche susseguenti alla fine dell'Unione Sovietica.

Nel secondo percorso, che temporalmente va dalla fine degli anni Venti al primo decennio del Duemila, si può cogliere il meccanismo ambivalente di fascinazione/repulsione del mondo occidentale e come ogni autore porti all'interno del suo film il proprio retroterra culturale e la visione del tempo in cui è stata girata l'opera. Come sempre, infatti, il cinema che affronta argomenti storici racconta più del tempo in cui è stato realizzato che del tempo scelto come oggetto della narrazione.

Da segnalare la presenza a Verona, sabato 4 novembre, di uno dei più grandi registi russi di ogni tempo, Andrej Končalovskij, per presentare il suo film Siberiade, con cui nel 1978 raccontò in quattro parti le vicende lungo oltre mezzo secolo di uno sperduto villaggio siberiano, emblema di tutta la Russia.


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