Magazine Cultura

i dischi nostalgia del 2017

Creato il 24 dicembre 2017 da Zambo
i dischi nostalgia del 2017
Non so che dischi di musica giovane siano stati stampati (o sarebbe meglio dire "messi in streaming") in questo 2017 giunto in chiusura. Non so neppure se una musica giovane esista, una musica nuova che se esiste è di certo al dì la del mio orizzonte.
Ma francamente non credo: vado ad ascoltare i titoli che riviste e blog propongono, e mi imbatto solo in musica leggera e musica da ballo che getta le sue radici nella disco music. La new thing arriverà certamente, ma non oggi.
Quelli che ho sentito quest'anno sono dischi nostalgia, cioè dischi di musica del secolo scorso per un pubblico di ascoltatori del secolo scorso. Insomma, scampoli di rock, che nulla aggiungono ma che (talvolta) riescono a far piacere. E, a dire il vero, alcuni parecchio.
Per esempio, il doppio dal vivo di Steve Winwood - a dispetto della banalità del titolo Greatest Hits Live - non è niente di meno di un capolavoro. Mentre scrivevo il capitolo dedicato alla band per la edizione definitiva di Long Playing, una storia del Rock, sono andato a riascoltarmi tutti i dischi dei Traffic e gli altri in cui il grande Steve è stato coinvolto e non ho paura di essere smentito quando dichiaro che le versioni di questo live possono essere le migliori di sempre. E i confronti sono con i talenti di Chris Wood e Jim Capaldi.
A dire il vero la copertina è (troppo) parca di informazioni. Il titolo lascia immaginare una selezione dai concerti di tutta una carriera, ma in realtà mi pare che si tratti di una sola formazione, molto dotata.
Ci sono le canzoni di una vita: sua e nostra. Da I'm A Man e Gimme Some Lovin' dello Spencer Davis Group, ai Traffic, ai Blind Faith ai migliori brani del Winwood solista. Insomma, è solo nostalgia, ma è la nostra nostalgia.
Discorso diverso per i King Crimson. Non c'è nostalgia nei brani dal vivo di Live In Chicago 2017, ma la perfezione raggiunta dall'ottetto (il "double quartet") che non ha abbandonato la mission di sperimentare le possibilità della musica delle chitarre elettriche.
Bob Seger è nostalgia pura, nel senso più bello del termine. Ascoltare le ballate elettriche di I Knew You When non può che rievocare in noi la nostalgia di quando eravamo "forti, giovani e correvamo controcorrente...". Il fatto che il disco non sia perfetto ce lo fa amare ancora di più. Si salvano solo sei brani, ma valgono vent'anni di attesa.
Ci sono altri dischi degni di una segnalazione, ma sono ancora più nostalgici. Come il disco di commiato di Gregg Allman, un altro mito che ci lascia. Ogni volta che ho ascoltato un disco suo mi sono domandato perché non sia stato eseguito con la band (l'Allman Brothers Band) e non ho una risposta. Che occasione sprecata. L'ultimo disco è puro rock roots in stile The Band, con tanto di cover di Willin' (dell'indimenticabile Lowell George). Molto piacevole, ma senza picchi. O meglio, uno solo, nella canzone con Jackson Browne.
Come pure sulle ali della nostalgia vola il disco solista di Chris Hillman (dei Byrds -- e Flying Burrito Brothers), che capita sia stato prodotto da Tom Petty proprio nell'anno in cui ci ha lasciati.
Nell'asciutta perfezione di suono di un Johnny Cash prodotto da Jack Rubin, il disco si chiude proprio con una cover di Wildflowers capace di commuovere anche il più duro dei bikers.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Magazines