I fantasmagorici abiti di scena di Gaetano Castelli

Creato il 23 novembre 2011 da Harimag

Gaetano Castelli è considerato da oltre venti anni il più grande scenografo italiano. Dal 1964 ha disegnato le scene di tutti i maggiori programmi di intrattenimento della televisione italiana, lavorando con i più grandi nomi dello spettacolo nazionale e internazionale ( Luciano Pavarotti, Sophia Loren, Liza Minneli, Tina Turner, Renato Zero, Fiorello e tanti altri). La sua esperienza spazia dai teatri ai cabaret, dalle discoteche alle tournée musicali e alle sfilate di moda. Particolarmente attento alla sintesi tra colore e grafica, ha spesso adottato soluzioni e materiali d’avanguardia per la realizzazione dei suoi lavori.

Da sempre ha avuto, come prima passione, la pittura, una passione che negli ultimi anni è diventata quasi la sua prima attività e che l’ha portato a realizzare mostre personali in tutto il mondo; ultima in ordine di tempo quella a Canton, in Cina, presso l’accademia di belle arti della città. Nel 2005, in occasione della prima mostra romana dedicata ai suoi dipinti, Castelli ha mostrato il suo lato pubblico e spettacolare, dato dalla sua attività di scenografo, e il suo aspetto privato e intimo, rappresentato dalla pittura, la sua passione più profonda, vissuta come un’avventura nell’ignoto.

Le opere di Castelli, quei fantasmagorici abiti di scena appesi ad un’esile asta e posti su manichini da sartoria teatrale, non sono altro che un virtuosistico ed immaginifico omaggio ed elogio della pittura, che come l’araba fenice perennemente risorge dalle proprie ceneri. Esprimono il condensato visionario di infinite epoche pur essendo aderenti anche al nostro tempo. Una pittura colma di coscienza storica della forma, in un percorso che attraversa l’eredità rinascimentale, manierista, barocca, metafisica e perfino iperrealista.

Questi vestiti sfidano ognuno di noi a confrontarsi con la propria apparenza per scoprire cosa c’è dietro. Hanno forse un aspetto malinconico perché evocano la fine di uno spettacolo e di un’avventura, in attesa di esser deposti in qualche baule. Ma possono essere anche l’immagine di un’assenza metafisica, i vessilli di una spiritualità multicolore e sensuale o magari l’emblema di un fastoso theatrum mundi.

L’artista ci invita a riempire con le nostre anime i suoi costumi, seducendoci con colori colmi di una luminescenza interna e simili a baluginanti fuochi d’artificio dalla rigorosa logica compositiva. Anche l’osservatore più distratto non potrà fare a meno di fermarsi e di restare a bocca aperta di fronte a queste fantasmagoriche esplosioni cromatiche. Ma da lì, da quella sorpresa, inizierà una presa di coscienza complessa ed articolata…

Giuliana Vitaliti


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :