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I figli sono il futuro, ma i genitori devono essere il passato e il presente per il loro ben-essere

Da Angelo84

La famiglia è la cosa più importante che un individuo ha, perché non solo ci da un'identità e un senso di appartenenza, ma ci influenza anche per tutto l'arco della nostra esistenza nelle scelte, nel modo di pensare e di agire.
I figli sono il futuro, ma i genitori devono essere il passato e il presente per il loro ben-essere
Insomma in ogni discorso pedagogico che può essere fatto in merito al rapporto tra funzione educativa dei genitori e incontro comunicativo con i propri figli, bisogna ad ogni modo tener presenti tre livelli:
  1.  Il presente, rappresentato dal mondo adulto dei genitori;
  2.  Il passato, quando i genitori erano essi stessi figli;
  3.  Il futuro, questo è rappresentato dai figli stessi, ed è su di loro che bisogna lavorare attraverso un "progetto di vita" funzionale al ben-essere delle nuove generazioni.

Per chi si occupa di pedagogia della famiglia oggi, molti problemi nell’educazione sono causati dalla confusione tra "ruolo" e "funzionalità educativa". Se un padre decide di occuparsi delle cure primarie del proprio bambino, magari con una scelta insolita per il nostro tipo di cultura, come quella di restare a casa al posto della compagna che lavora, in tal caso egli verrebbe definito come un “mammo”.
In realtà questo è un meccanismo più culturale che un vero termine pedagogico. Per quanto concerne la pedagogia e la formazione cognitiva dei giovani, sappiamo che nel corso dell’adolescenza, che oggi si dilunga dai 15 ai 25 anni e va anche  oltre, il padre deve essere guida e sostegno per il figlio, che di questo ha bisogno e non di un rapporto falsamente “paritario”.
Tutti hanno bisogno di qualcuno (un padre, una madre, o anche un fratello) che si prenda cura di loro.
Il protagonismo, tipico dei giovani, che gli spinge a cercare di imporsi nella società, cercando di affermarsi ad ogni costo, altro non è che un naturale processo della vita umana iniziato dall'infanzia. Da bambino lo stimolo è la madre, che attraverso l’amore dimostrato dà al piccolo la “consistenza”, la “percezione di sé”. In età adolescenziale, la modalità si sposta sul gruppo dei pari e le figure socialmente di successo. Ma la “genitorialità”, resta anche in questa fase, dove, Il “processo permanente di cambiamento educativo”, si manifesta nel dare al figlio la “motivazione al compito”, ovvero, compito dei genitori è quello di aiutare i figli a trovare uno scopo e a fare le scelte conseguenti per raggiungerlo, anche se non sono le più facili.
Per fare ciò, diventa necessario costruire un rapporto comunicativo funzionale, un dialogo che sia incontro tra genitori e figli, anche nel conflitto, e che sia costruttivo di un progetto di vita che preveda un sano sviluppo, cognitivo e sociale, del giovane, e che miri al suo ben-essere per la vita.

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