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I Fondi per finanziare le politiche sul lavoro

Creato il 02 marzo 2014 da Propostalavoro @propostalavoro

I Fondi per finanziare le politiche sul lavoroForse non tutti sanno che…  nonostante il mercato del lavoro sia fermo ormai da qualche anno e i governi che si sono succeduti non sono riusciti a proporre interventi seri e incisivi sull’occupazione, l’Italia, in quanto membro dell’Unione Europea, attinge ai fondi comunitari che hanno lo scopo di lanciare interventi di politica attiva nel mercato del lavoro. Eppure, forse a causa di interventi troppo irrisori rispetto alla gravità del problema “occupazione” del nostro paese, non si sente mai parlare di politiche che abbiano inciso in modo decisivo migliorando il mondo del lavoro. Ma vediamo nel dettaglio come funzionano questi fondi. 

Il primo è il Fondo Sociale Europeo (FSE) istituito con il Trattato di Roma nel 1957, fa parte dei fondi strutturali attraverso cui l’Unione europea  supporta le azioni dei singoli Paesi finalizzate a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni europee. Per la Programmazione 2007-2013 l’Italia ha avuto a disposizione quasi 7 miliardi di euro. Il Fondo Sociale Europeo (FSE) è utilizzato per il raggiungimento di due obiettivi fissati a livello comunitario: 

  • Obiettivo Convergenza, per la promozione dell’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro nelle regioni in ritardo di sviluppo. Riguarda tutte le regioni dell’Unione Europea con un prodotto interno lordo (PIL) pro capite inferiore al 75% della media comunitaria. In Italia rientrano in questo obiettivo le Regioni Basilicata (a titolo transitorio), Calabria, Campania, Puglia e Sicilia
  • Obiettivo Competitività regionale e occupazione, per favorire la dinamicità del tessuto economico. ​​​Riguarda tutte le regioni dell’Unione Europea che non ​rientrano nell'obiettivo di convergenza. In Italia rientrano in questo obiettivo le Regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna e le Province autonome di Bolzano e Trento

Come si applicano questi interventi  a livello nazionale e locale? In Italia il FSE finanzia 16 Programmi operativi Regionali (POR) dell’obiettivo 2 Competitività Regionale e Occupazione e 5 Programmi operativi delle Regioni dell’obiettivo 1 Convergenza. Tali programmo si esplicano in interventi per la qualificazione del capitale umano e per un più facile inserimento nel mercato del lavoro (es: corsi di formazione, orientamento al lavoro, interventi per il rafforzamento dei servizi al lavoro, interventi per favorire l’occupazione femminile, interventi per i soggetti svantaggiati, interventi per l’invecchiamento attivo).  

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Autorità capofila del FSE in Italia, è titolare anche del  PON Azioni di Sistema​, obiettivo Convergenza la cui strategia di intervento si articola lungo cinque assi prioritari (adattabilità; occupabilità; capitale umano; transnazionalità e assistenza tecnica) ai quali corrispondono altrettanti obiettivi globali, ognuno associato a sua volta a più obiettivi specifici e il PON Governance e Azioni di Sistema, obiettivo Competitività regionale la cui strategia di intervento si articola lungo sette assi prioritari (adattabilità; occupabilità; pari opportunità; capacità istituzionale; capitale umano; transnazionalità e assistenza tecnica). Entrambi i PON rispondono alla necessità di creare un intervento unitario nelle politiche della formazione, del lavoro e dell’inclusione, in sinergia con le attività dei POR.

Nella programmazione 2014-2020 la quota assegnata all’Italia sarà di 84 miliardi di euro per il FSE contro i 75 dell’attuale programmazione e si propone di attuare i seguenti obiettivi: promuovere l’occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori; promuovere l’inclusione sociale e lottare contro la povertà; investire in istruzione, competenze e apprendimento permanente; migliorare la capacità istituzionale e l’amministrazione pubblica.

Il secondo fondo strutturale è il FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), anch’esso tenta di correggere gli squilibri fra le regioni concentrandosi su aree prioritarie chiave: innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese (PMI); economia a basse emissioni di carbonio. Il FESR riserva inoltre particolare attenzione alle specificità territoriali, la sua azione mira a ridurre i problemi economici, ambientali e sociali che affliggono le aree urbane, investendo principalmente nello sviluppo urbano sostenibile. Tra le organizzazioni che possono beneficiare dei finanziamenti della politica regionale figurano: enti pubblici, alcune organizzazioni del settore privato (in particolare piccole imprese), università, associazioni, ONG e organizzazioni non lucrative. Possono richiedere un finanziamento anche imprese estere con una filiale nella regione interessata dal relativo programma operativo, a patto che rispettino le norme europee in materia di appalti pubblici. Per la programmazione fino al 2020 l'Unione si è prefissata i seguenti obiettivi: crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e dell’esclusione sociale.

Insomma obiettivi di tutto rispetto ma quanto poi questi soldi che vengono stanziati per finanziare i vari progetti siano poi in grado di incidere effettivamente sul tessuto socio-lavorativo del nostro paese è un dato di cui non disponiamo,  o per lo meno bisognerà attendere la valutazione di quanto progettato e realizzato, cosa che avviene tempo dopo la chiusura formale dei progetti.

Fonti:

http://europalavoro.lavoro.gov.it/EuropaLavoro/default.aspx

http://ec.europa.eu/index_it.htm

Alessia Gervasi


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